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Cagliari

La denuncia

In spiaggia a Porto Pino insieme alla figlia con grave disabilità: «Non ci sono parcheggi riservati»

di Andrea Massidda
In spiaggia a Porto Pino insieme alla figlia con grave disabilità: «Non ci sono parcheggi riservati»

I genitori: «Per una famiglia avere la possibilità di posteggiare vicino all’accesso non è un privilegio. È una necessità concreta»

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Teulada Doveva essere una spensierata gita al mare, di quelle da trascorrere con tutta la famiglia in una delle spiagge più belle del Sulcis. Ma il buonumore è ben presto scemato dopo un episodio che mamma Diana e papà Enrico, di Pieve di Cadore, hanno deciso di raccontare per chiedere chiarezza sull’accessibilità dei parcheggi per le persone con disabilità.

«Non vogliamo un trattamento di favore – spiega Diana – ma semplicemente che vengano rispettati i diritti di chi ha una disabilità e di chi se ne prende cura». La vicenda, piuttosto imbarazzante, è presto detta. I due genitori e le loro figlie minorenni, una delle quali con una disabilità severa riconosciuta dalla legge 104, raggiungono Porto Pino per trascorrere, appunto, una giornata al mare.

All’ingresso del parcheggio “Caraibi”, in via Corrumanciu, comune di Teulada, mostrano regolarmente il contrassegno riservato alle persone con disabilità, contando su uno stallo riservato vicino all’arenile. Peccato che la risposta dell’addetto sia stata scontrosa quanto impertinente, anche perché nessuno aveva parlato di eventuali agevolazioni economiche: «Qua pagano anche i disabili».

Abbastanza per scatenare la reazione (più che civile) di Enrico: «Non è tanto il fatto che ci sia stato da pagare – precisa –, sappiamo bene che in altre località balneari vengono applicate tariffe e non siamo qui per contestare il costo del parcheggio, anche se lo riteniamo elevato». Il problema, per la famiglia, è stato un altro: «Ci è stato impedito di usufruire di un posto riservato alle persone disabili». Secondo la testimonianza della famiglia, nel parcheggio non sarebbero stati presenti spazi dedicati alle persone con disabilità, nonostante le dimensioni dell’area. «Non ci è stata neppure indicata una soluzione alternativa che ci permettesse di lasciare l’auto in una posizione più agevole e vicina all’ingresso della spiaggia», racconta il padre. Ed è proprio questo l’aspetto che Enrico considera più difficile da accettare. «Per una famiglia che si sposta con una ragazza minorenne con una disabilità severa, avere la possibilità di parcheggiare vicino all’accesso alla spiaggia non è un privilegio. È una necessità concreta». Una necessità che, spiega, riguarda ogni momento della giornata e ogni spostamento. «Quando hai una figlia con una disabilità importante devi organizzare tutto. Anche una distanza maggiore dal parcheggio all’ingresso può diventare un problema. Non stiamo chiedendo di essere messi davanti agli altri, ma di poter utilizzare uno spazio pensato proprio per chi ha queste esigenze».

A pesare, però, sarebbe stato anche il modo in cui la richiesta è stata accolta. «Al di là delle parole, che abbiamo trovato superficiali e poco rispettose, quello che ci ha colpito è stato l’atteggiamento», racconta Enrico. «Ci siamo sentiti trattati come se stessimo chiedendo qualcosa che non ci spettava».

La famiglia ha quindi deciso di rendere pubblica la vicenda per sollevare una questione che va oltre il singolo episodio. «Vorremmo che venisse fatta chiarezza sulla presenza e sull’accessibilità dei parcheggi riservati alle persone con disabilità in quella struttura», dice il padre. «E vorremmo che episodi come questo non venissero considerati normali». L’obiettivo, sottolinea, non è ottenere corsie preferenziali. «Non chiediamo un trattamento di favore. Chiediamo il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie». E soprattutto, conclude, «un po’ più di sensibilità e di rispetto quando ci si trova davanti a una situazione di questo tipo».

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