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Sanità

Pediatri, monta la protesta: «La riforma mette in croce la Barbagia»

di Valeria Gianoglio
Pediatri, monta la protesta: «La riforma mette in croce la Barbagia»

La sindacalista della Fimp, Anna Mulas: «Il decreto aumenta il numero di pazienti e diminuisce la qualità del servizio»

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Nuoro Da un lato, la buona notizia: diversi pediatri, tra Nuoro e provincia, hanno presentato la loro candidatura per coprire altrettante zone del territorio che da tempo attendevano un medico specialista per la fascia più piccola della popolazione. Anche se, per sapere se poi, effettivamente, accetteranno l’incarico, bisognerà attendere i tempi tecnici, dopo la recente approvazione delle graduatorie definitive. Dall’altro, una novità decisamente meno positiva – così dicono i sindacati – per l’intera categoria: il decreto Schillaci, che anche, e soprattutto in Barbagia, sta mobilitando tanti professionisti del settore. E sta accendendo la protesta. «Non possiamo accettarlo – spiega la sezione nuorese della federazione italiana medici pediatri – anche perché porta gli assistiti in età pediatrica da mille a 1500 bambini per ogni pediatra e nel nostro territorio in particolare non si può davvero gestire».

È una primavera tra luci e ombre, dunque, quella che è entrata nel vivo, per i pediatri di Nuoro e provincia. Da un lato c’è lo spiraglio appena aperto dopo la pubblicazione, da parte dell’Asl, delle graduatorie definitive dei pediatri che si sono candidati per entrare in servizio nelle sedi finora rimaste scoperte come Mamoiada, Orgosolo, Macomer, Galtellì, Ovodda, Sorgono, Aritzo, Atzara e Meana Sardo. Per sapere se, dopo essersi fatti avanti, accetteranno anche l’incarico, tuttavia, bisognerà aspettare il prossimo 8 giugno quando a Cagliari sono state fissate le convocazioni dei professionisti rientrati in graduatoria. E solo allora, ognuno di loro, confermerà se accettare il lavoro e la sede. A incidere su questa scelta, tuttavia, si potrebbe mettere di traverso proprio il recente decreto legge contro il quale la stragrande maggioranza dei pediatri sta protestando negli ultimi giorni. Perché, di fatto, introducendo condizioni di lavoro più pesanti e meno favorevoli agli stessi piccoli pazienti, potrebbe convincere molti potenziali pediatri a non accettare più l’incarico per il quale si erano candidati.

«Come federazione italiana medici pediatri – spiega la responsabile provinciale del sindacato, Anna Mulas – riteniamo che la bozza del decreto-legge riordino dell'assistenza primaria territoriale e quindi della pediatria di famiglia sia non un riordino ma un totale “disordino” dell'assistenza territoriale che porterà ad un “pediatra senza volto e senza anima”, allo smantellamento silenzioso della sicurezza sanitaria delle famiglie italiane e ad una privatizzazione del sistema sanitario nazionale, spianando la strada all'avanzata dei privati e continuando ad indebolire la sanità pubblica». Ma la bozza del decreto, aggiunge la pediatra e sindacalista, nasconde un altro aspetto “intollerabile”: «È la modalità con cui si impone una nuova visione della pediatria di famiglia con un doppio canale che prevede anche la dipendenza. Un modello che porterebbe il pediatra nella Casa di Comunità per almeno sei ore alla settimana, un totale di almeno 24 ore mensili sottratte ai propri pazienti e passate in Casa di Comunità a garantire una presenza a turno durante la giornata a fare non si sa bene cosa e perché. Nelle grandi Case di Comunità il bambino diventa un numero di pratica, nello studio del suo pediatra il bambino e la sua famiglia hanno un nome e una storia». Con il recente decreto, insomma, che porta gli assistiti in età pediatrica da mille a 1500 per ogni medico, «si avrebbero visite più rapide, meno prevenzione, perdita del legame. La salute del bambino non è un calcolo matematico: è tempo, ascolto e fiducia. Il rischio concreto è che il doppio canale (convenzionamento e dipendenza) sia l’anticamera della privatizzazione del servizio sanitario nazionale, con bambini di serie A e di serie B. Sostituire la contattabilità e la presenza costante del pediatra con una turnazione impersonale di professionisti all'interno di una struttura “burocratica” (la Casa della Comunità) significa compiere un passo indietro epocale».

E per di più, sottolinea la sindacalista Fimp, tra Nuoro e provincia l’applicazione del decreto avrebbe un impatto devastante. «Ancora di più, – spiega Anna Mulas – in Barbagia e nelle aree interne e montane della Sardegna già prive da anni del loro pediatra di famiglia le criticità tecniche e logistiche della bozza del decreto Schillaci si trasformano in un’oggettiva impossibilità di applicazione clinica. Estendere il numero dei pazienti a 1500 e l'età di pertinenza ai 18 anni è un insormontabile problema: mentre in città 1500 pazienti significano qualche centinaio di metri di raggio, in Barbagia per raggiungere tale numero il pediatra deve coprire una miriade di paesi. Se poi il pediatra deve garantire un numero di minimo sdi ei ore settimanali in una delle poche Case di Comunità, le sedi periferiche si vedono ancora più svuotate della presenza del pediatra, se mai l’avessero, portando a bambini di serie C, non soltanto di serie A e di serie B». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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