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Eventi e identità

La grande festa fa da calamita per il turismo, è boom di presenze

di Diego Demurtas

	Foto di Massimo Locci
Foto di Massimo Locci

Gli operatori fanno il bilancio dopo il Redentore

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Nuoro Cultura, natura e lo spettacolo unico della Festa del Redentore. Sono questi i motivi che spingono ogni fine agosto turisti da tutto il mondo, ma anche tanti sardi, a raggiungere la città e magari a soggiornare per qualche giorno. «C’è buona affluenza» afferma Antonella Stochino, che da una vita gestisce l’attività di famiglia, l’Hotel Grillo. Ma non solo stranieri, la settimana del Redentore attira tantissimi isolani, provenienti da ogni parte della Sardegna. «Abbiamo registrato turisti dall’estero, ma noi lavoriamo tanto anche con italiani e con i sardi» conferma. A giungere in città durante il Redentore non sono solo curiosi e visitatori, ma anche addetti ai lavori, come nel caso del Seminario Nuoro Jazz. «Con l’inizio del festival musicale arrivano docenti e studenti. Le nostre camere sono al completo» aggiunge Antonella Stochino.

Ad ammirare il patrimonio culturale ed enogastronimico del territorio in occasione della Festa del Redentore anche rappresentanti del gruppo Hiramatsu, catena giapponese di ristoranti di alta cucina e hotel di lusso. Il sindaco Emiliano Fenu ha accolto nella sala di rappresentanza del Comune la delegazione nipponica: «È motivo di grande orgoglio vedere come le nostre tradizioni, la nostra cultura e il nostro modo di vivere le feste della comunità riescano a suscitare interesse e ammirazione anche a migliaia di chilometri di distanza. L’incontro con i rappresentanti di una realtà così importante e articolata nei settori della ristorazione e dell’ospitalità – ha continuato Fenu – rappresenta un’importante occasione di confronto e apertura internazionale». Gli ospiti nipponici, i quali hanno seguito attentamente tutti i momenti della festa, hanno espresso particolare apprezzamento per la sfilata delle maschere tradizionali, da sempre uno dei momenti più suggestivi.

A raggiungere l’entroterra sono stati anche visitatori americani, come segnala Battistino Menneas, gestore del ristorante Montiblu, in piazza Sebastiano Satta: «Per noi sono state due giornate stupende. Sono arrivate persone da tutte le parti del mondo. Tedeschi, inglesi, spagnoli. Ma non solo europei, abbiamo accolto anche statunitensi» spiega Menneas, sottolineando che la festa del Redentore aiuta «indubbiamente». A generare un notevole flusso di persone, aggiunge Menneas, « anche le varie feste che in questi giorni hanno animato Oliena, Orgosolo e altri paesi della provincia. Qualcuno, poi, «si è fermato in città per il ristoro, partendo anche dal nord Sardegna, ma diretto verso il sud dell’isola. Il Redentore è stato un appuntamento segnato sul calendario che mantiene un certo fascino anche per chi non è molto informato sulla festa».

Il bisogno di tranquillità e la voglia di allontanarsi dal caos frenetico delle città o anche delle spiagge affollatissime, induce alla scelta di cercare respiro sul monte Ortobene in alta stagione. C’è anche chi, infatti, sceglie la Barbagia per il suo fascino naturalistico, in alternativa a una vacanza nelle zone costiere. «Sardi e italiani da tutta la penisola, ma anche stranieri, soprattutto inglesi e francesi, vengono qui a cercare riposo e godersi il verde della riserva naturale che offre la nostra montagna» riferisce Mario Zizi, proprietario del bed and breakfast Casa Solotti: «Alcuni decidono di venire a piedi verso Nuoro, passando per i sentieri tra i boschi. Altri, invece, preferiscono farsi un tuffo nella piscina di Farcana prima di fare un salto alle sfilate. I musei, poi, mantengono un ruolo decisivo nell’orientare la scelta dei visitatori». A confermare una buona affluenza, durante questi primi giorni di festa, anche l’Hotel Sandalia, in via Luigi Einaudi alle porte della città.

Tuttavia, a Nuoro «il Redentore non modifica in maniera significativa l’assetto generale del movimento turistico» dice Luigi Crisponi: «La nostra città ha forza attrattiva come capitale della cultura in Sardegna. I turisti si fermano uno o due giorni al massimo, puntano a vedere i musei e poi si recano in altre zone dell’isola».

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