La Nuova Sardegna

Olbia

Chiesa e storia

Straordinario ritrovamento a Tempio: ecco i timbri vescovili di due secoli fa – La storia

di Mirko Muzzu
 Straordinario ritrovamento a Tempio: ecco i timbri vescovili di due secoli fa – La storia

Appartengono a monsignor Diego Capece: sotto il suo episcopato la sede della cattedrale fu trasferita da Olbia

3 MINUTI DI LETTURA





Tempio Due pezzi unici che, dopo una lunga assenza, forse durata quasi due secoli, rientrano a Tempio: sono stati riconsegnati nella mattina di oggi, 28 marzo, al vescovo di Tempio Roberto Fornaciari dal luogotenente Mauro Lai, del Nucleo Sardegna del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Sono i due sigilli di monsignor Diego Capece, sotto il cui episcopato, nel 1839, la sede della cattedrale fu trasferita dalla Basilica di San Simplicio di Civita, l’odierna Olbia, a Tempio, nell’attuale cattedrale di San Pietro Apostolo, oggetto di una profonda ristrutturazione e arricchimento.

Due dischi in bronzo, di pochi centimetri di diametro, sui quali è inciso il negativo dello stemma episcopale – una fenice che risorge dalle proprie ceneri – utilizzati per imprimere la ceralacca e sancire l’ufficialità dei documenti. Lo stesso stemma compare in diversi punti della cattedrale: sulla bussola, sulla colonna del pulpito e sull’altare della cappella di San Diego. Alla riconsegna erano presenti anche Rita Salis, per la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, Maria Passeroni per la Soprintendenza per le province di Cagliari e Oristano, competente sul luogo del ritrovamento, e Maura Picciau per la Soprintendenza archivistica della Sardegna, sotto la cui competenza rientrano anche i sigilli in quanto strumenti ufficiali delle cancellerie, che hanno illustrato l’importanza storica, documentale e artistica dei manufatti.

I due sigilli segnano un passaggio storico: lo spostamento della sede vescovile da Olbia a Tempio. Il primo, presumibilmente risalente all’insediamento di Capece, riporta ancora l’antico nome della diocesi di Ampurias e Civita; il secondo, immediatamente successivo al trasferimento, reca invece la nuova denominazione di diocesi di Ampurias e Tempio, nome che sopravvive ancora oggi nella diocesi di Tempio-Ampurias. Particolare rilevante è la mancata “biffatura”, ovvero l’incisione che annulla la validità del sigillo alla morte del vescovo titolare, pratica analoga a quella ancora oggi utilizzata per l’anello papale. Diego Capece morì il 7 settembre 1855: da allora i sigilli furono inutilizzati e scomparvero, senza che se ne conoscesse più la sorte.

Presenti anche il capitano dei carabinieri Marco Dantonia, i militari impegnati nelle operazioni di recupero e il parroco del vicariato urbano di Tempio Pausania, don Efisio Coni. Il luogotenente Lai ha ricostruito le fasi del ritrovamento: «Un cittadino li ha portati presso un antiquario di Cagliari. Un oggetto ereditato, che ricorda di aver sempre visto nella casa di famiglia. Grazie a un lungo lavoro, il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale ha instaurato un rapporto di fiducia con gli antiquari del territorio, che ha consentito di essere immediatamente avvisati della presenza di due manufatti che non potevano finire nel mercato privato. Non risultando nel database dei beni culturali trafugati, abbiamo coinvolto le soprintendenze e l’ufficio beni culturali della diocesi per una valutazione». Oggi, dopo molti anni – forse due secoli – i sigilli di Capece tornano a casa, nuovamente nella disponibilità dell’ente produttore, la diocesi di Tempio-Ampurias.

Primo Piano
L’inchiesta

Bufera in Gallura: indagate 20 persone per peculato, tra loro anche un ex sindaco – Che cosa sappiamo

di Luca Urgu
Le nostre iniziative