La Nuova Sardegna

Olbia

La marineria popolare

Olbia, dopo lo sgombero arriva la svolta: nuovi approdi per le barche della Sacra Famiglia

di Dario Budroni

	Lo sgombero a novembre dell'area dell'ex ponte di ferro
Lo sgombero a novembre dell'area dell'ex ponte di ferro

Individuate due nuove aree all’interno del golfo interno

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Olbia Montate su un carrello e portate via. Le barche sono sparite da Mogadiscio alcuni mesi fa – tra le proteste di piccoli pescatori e appassionati di mare – ma presto potrebbero tornare a solcare le acque placide del golfo olbiese. Alla fine, per la marineria popolare alle spalle della chiesa della Sacra Famiglia, una soluzione è stata trovata: una parte delle piccole imbarcazioni troverà casa all’interno della Marina di Tilibbas, in via dei Lidi, mentre un’altra parte lungo viale Isola Bianca, dalle parti del circolo Acli dei diportisti olbiesi. Tutto è ancora da definire nei dettagli, ma la conferma arriva direttamente dal sindaco Settimo Nizzi: «Sì, per le barche è stata trovata una soluzione. E questo grazie al lavoro svolto insieme all’ Autorità di sistema portuale e alla Capitaneria». È ancora presto per stabilire tempi, modalità e costi che dovranno affrontare i piccoli proprietari. Quel che è certo, comunque, è che all’interno del golfo sono state individuate due nuove aree con l’obiettivo di assicurare un futuro alla tradizione marinaresca che si era sviluppata nel corso dei decenni nel quartiere della Sacra Famiglia, tra l’ ex ponte di ferro e la spiaggia di Mogadiscio. Un breve tratto di costa che, però, è da tempo interessato da un importante progetto di riqualificazione voluto dal Comune, che a sua volta, per dare gambe alla rigenerazione, aveva chiesto alla Port Authority lo stop alle concessioni (per chi le aveva) e alla Capitaneria di porto lo sgombero e la pulizia totale dell’area.

La storia

Il caso della marineria popolare della Sacra Famiglia tiene banco da oltre due anni. È qui che affonda le radici uno dei pilastri del Progetto Iti: la realizzazione di un grande parco sul mare con aree verdi, camminamenti e piste ciclabili. I lavori – mai stati veloci – sono interrotti da alcuni mesi, ma dovrebbero ripartire a giugno con l’avvio del secondo lotto del cantiere. In ogni caso, tra gli obiettivi del Comune c’è quello di liberare la linea di costa e per questo il sindaco Nizzi aveva chiesto all’Authority di non rinnovare più la concessione alla Marina della Sacra Famiglia, nata oltre dieci anni fa per raggruppare 140 soci, tutti proprietari di piccole imbarcazioni. Dopo una lunga serie di proteste e di ricorsi, e alla fine una sconfitta davanti al Tar, i soci della marina popolare si sono trovati costretti a portare via le barche e a smontare i loro quattro pontili. Discorso diverso per il resto della linea di costa, dalle parti delle case popolari, dove resistevano ancora diversi pontili abusivi e piccole imbarcazioni anche da pesca ormeggiate senza autorizzazione. In questo caso era scattata la rimozione forzata da parte della Capitaneria, con il supporto degli operatori De Vizia, degli agenti della polizia locale e della ditta Ecoservice. Così, lo scorso novembre, il mare era stato liberato da diverse tonnellate di rifiuti, tra cui pontili sgangherati, ormeggi abusivi e numerose barchette anche semi-affondate e apparentemente senza proprietario. Una operazione che aveva naturalmente scatenato polemiche e forti proteste. Nel mirino il Comune, accusato di voler mettere la parola fine alla tradizione marinaresca di Olbia e di non aver subito individuato un luogo alternativo per l’ormeggio. Il sindaco Nizzi, dal canto suo, aveva invece sottolineato l’importanza della riqualificazione dell’area, partendo proprio dall’eliminazione dei vecchi pontili e delle imbarcazioni per decenni ormeggiate in maniera abusiva.

La soluzione

Già lo scorso autunno il sindaco aveva spiegato di essersi messo al lavoro per trovare una soluzione, intravedendo, per il futuro della zona, l’utilizzo di sole imbarcazioni a basso impatto ambientale. Nel frattempo, però, il Comune ha dialogato sia con l’Autorità portuale, presieduta da Domenico Bagalà, che con la Capitaneria, al comando di Gianluca D’Agostino, con l’obiettivo di trovare nuovi spazi da dedicare ai piccoli proprietari della Sacra Famiglia. Così sono state individuate due aree: una a Tilibbas e un’altra lungo viale Isola Bianca. Nelle scorse settimane il tema è stato affrontato nel corso di una assemblea dei soci della Marina di Tilibbas. Anche questa una realtà popolare e ben radicata nel quartiere che presto potrebbe allargarsi un altro po’ per far posto a una parte dei “colleghi” della Sacra Famiglia improvvisamente rimasti senza mare.

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