Cuoco pestato a morte, altre persone entrarono nella sua casa
Nuovi particolari sull’omicidio di Miguel Angel Paez, un uomo indagato per omissione di soccorso
Olbia Pestato brutalmente e ridotto in fin di vita dai suoi aggressori. L’ex cuoco argentino Miguel Angel Paez, 69 anni, era morto dieci mesi dopo essere stato massacrato di botte nella sua casa, in via Marche. Ma nella piccola abitazione dove l’uomo viveva, sarebbero entrate anche altre persone dopo il pestaggio, oltre ai tre imputati accusati della sua morte, Michael Brundu, Alex Russo e Giuliano Petta, per i quali è in corso il processo per omicidio volontario. È quanto è emerso nell’udienza di oggi 21 luglio, in corte d’Assise, a Sassari, durante l’esame dei testimoni citati dalla pm Noemi Mancini. Sono stati sentiti sei carabinieri che si sono occupati delle indagini e in particolare dell’acquisizione delle immagini delle telecamere della zona e sono stati proiettati in aula alcuni video. Dai filmati è emerso che anche altre persone erano state in via Marche. Una in particolare, già indagata dalla Procura di Tempio per omissione di soccorso, sarebbe entrata in casa la sera del 3 febbraio 2024, dopo l’aggressione, e sarebbe uscita l’indomani mattina, senza dare l’allarme, né chiamare i soccorsi.
Il processo davanti alla Corte presieduta da Massimo Zaniboni proseguirà il 22 settembre con l’esame di altri testi dell’accusa. Michael Brundu, 24 anni, di Tempio, Alex Russo, di 22, e Giuliano Petta, 54 anni, entrambi di Olbia, devono rispondere di omicidio volontario aggravato dall’aver adoperato sevizie e aver agito con crudeltà nei confronti della vittima. Sono accusati di aver provocato la morte di Paez dopo averlo ridotto in fin di vita lasciandolo agonizzante sul letto, dove era stato trovato due giorni dopo dai vicini di casa, grondante di sangue e pieno di lesioni al volto, al torace a alle braccia. Era il 3 febbraio 2024 e da allora non si era più ripreso.
Era morto in ospedale dov’era stato trasportato in condizioni gravissime, il 9 dicembre. Michael Brundu deve rispondere anche di rapina: nei giorni precedenti il pestaggio, il 23 gennaio, in concorso con persone rimaste ignote, avrebbe rubato a Paez 2mila euro minacciandolo e puntandogli una pistola. Qualche giorno dopo, il 27 gennaio, sempre Brundu, insieme a Petta, sarebbero ritornati da lui portandogli via il portafoglio con le carte Postepay e carte acquisti. Entrambi devono rispondere anche di furto. Brundu e Petta, difesi dagli avvocati Adriano Catte ed Eleonora Bianco, si trovano in carcere, Alex Russo, assistito dall’avvocata Cristina Cherchi, è stato rimesso in libertà. (t.s.)
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