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Bimbo azzannato da due Amstaff, il veterinario: «Ma il problema non è la razza»

di Mirko Muzzu
Bimbo azzannato da due Amstaff, il veterinario: «Ma il problema non è la razza»

Il presidente dell’Ordine provinciale dopo il caso in un paese della Gallura

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Tempio Si accende il dibattito sulla gestione dei cani dopo l’aggressione al bambino di 9 anni, azzannato da due Amstaff in un centro della Gallura. Tanti i commenti sui social, tra rabbia e preoccupazione, che hanno spinto Andrea Sarria, presidente dell’Ordine dei medici veterinari di Sassari, a intervenire per fare chiarezza su alcuni aspetti. Il piccolo è stato azzannato da due cani, forse di proprietà di un vicino o di un parente. Il pronto intervento di alcuni testimoni è riuscito ad allontanare gli animali, ma il bambino aveva già riportato diverse ferite a braccia, gambe e volto. Trasferito d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, è fuori pericolo ma ha subito un intervento ricostruttivo a una palpebra.

I commenti sui social hanno alimentato dubbi e sospetti contro gli Amstaff, indicati come razza pericolosa. Ed è proprio su questo punto che interviene Sarria: «Esprimo innanzitutto la mia vicinanza al bambino e alla sua famiglia. Non bisogna puntare il dito contro razze specifiche che di per sé non sono pericolose. D’altronde ci sono cosiddetti meticci che fanno danni anche più grossi di diverse razze giudicate aggressive dalle persone. Il punto centrale è invece la conoscenza delle caratteristiche di ciascun cane e la loro gestione. Per questo – sottolinea – è fondamentale informare e comunicare. La normativa di riferimento in Italia è l’ordinanza ministeriale del 2013 del ministro Martini, rinnovata anche nel 2025 e che scadrà il 4 settembre prossimo, che parla di cani morsicatori».

Un provvedimento che aveva superato la “blacklist” delle razze canine pericolose introdotta dal precedente ministro Serchia. Sarria illustra quindi la prassi prevista in questi casi: il sindaco adotta un’ordinanza, come consigliato dall’Ordine dei veterinari, che prevede la verifica della proprietà e della microchippatura, con una sanzione in caso di mancata registrazione; l’obbligo di un corso di rieducazione con un veterinario comportamentalista o un educatore cinofilo, rivolto sia ai cani sia al proprietario; infine, il divieto di uscita dal recinto senza guinzaglio e museruola.

«Se il proprietario non dovesse superare il corso e ottenere il patentino – spiega ancora il presidente dell’Ordine – i cani verrebbero sequestrati, mentre se gli animali non dovessero rispondere alla rieducazione si dovrebbero prendere soluzioni ben più drammatiche. Quello che ci tengo a ribadire – conclude – è che la pericolosità non è determinata dalla razza, ma dalla gestione del cane e che non si può attendere che succedano fatti come questo o più gravi per agire. È necessario lavorare sulla prevenzione, conoscendo le caratteristiche dei cani e lavorando per educarli al meglio».

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