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Olbia

La storia

In Giappone il lungo cammino dell’olbiese Danilo Usai: «A 3 anni avevo la leucemia, ora aiuto la ricerca»

di Lorenzo Musu

	Danilo Usai e una statua del monaco Kobo Daishi
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Danilo Usai e una statua del monaco Kobo Daishi

Il 37enne sull’isola di Shikoku per un trekking di 1200 chilometri. A chi lo segue chiede una donazione: «Sono vivo e voglio dare qualcosa in cambio»

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Olbia «A 3 anni avevo la leucemia, sono guarito e ora faccio questo cammino per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro. Sento che qualcosa è già cambiata nel mio modo di vivere, di vedere le cose». Danilo Usai, 37enne di Olbia, fa il giardiniere e vive a Berchidda. Il 21 ottobre è partito verso l’isola di Shikoku, in Giappone, dove tutt’ora si trova ad affrontare il cammino degli 88 templi. Da sempre amante del trekking, si è voluto dedicare a qualcosa di diverso con un obiettivo: «Negli ultimi tre anni ho perso dei cari a causa del cancro. Attraverso questo cammino, la piattaforma crowdfunding “Rete del dono” e l’Airc cerco di dare un aiuto alla ricerca, la stessa ricerca che mi ha salvato da bambino».

Gli 88 templi

Curiosità, passione e impegno per la causa l’hanno portato dall’altra parte del mondo, un angolo di terra conosciuto solo due anni fa. Danilo Usai cammina e chiede, a chi lo segue da lontano, di sottoscrivere una donazione per la ricerca. «Scoprii Shikoku nel 2024 – racconta – dopo che degli amici hanno invitato me e la mia ragazza in Giappone. L’ho subito visto come un cammino speculare a quello di Santiago di Compostela, ne sono rimasto affascinato». Un viaggio di tradizione buddista risalente a 1200 anni fa, strutturato lungo la circonferenza dell’isola per un totale di 1200 chilometri. Quasi due mesi di pellegrinaggio. Il percorso si conclude una volta raggiunti gli 88 templi. Ad ogni singolo arrivo i pellegrini ricevono un simbolo, una piccola opera d’arte, nel proprio “No Kyocho”, il libro dei timbri. Al raggiungimento dell’ultimo tempio viene consegnato un attestato. «L’importanza di questo quadernino è spirituale – spiega il 37enne –. Non sono buddista ma ho voluto abbracciare la tradizione fino in fondo. Porto con me un cappello di paglia conico, un sudario e un bastone che rappresenta Kobo Daishi, il monaco che si dice abbia percorso ognuno dei templi per meditare e diffuso il buddismo in Giappone». Un viaggio pieno di significato e di sfide, che siano lunghe salite, solitudine, problemi organizzativi o di lingua. «Sono partito con due notti prenotate, ne aggiungo una alla volta perché calcolo al momento. Possono capitare imprevisti». E si sa, sono sempre dietro l’angolo. Il 3 novembre Danilo stava per raggiungere il tempio numero 27 quando il suo piede destro ha iniziato a cedere. «Sentivo dolore e mi sono dovuto fermare in una clinica – racconta Usai –. Pensavo fosse una tendinite, era un’infezione batterica dovuta forse al morso di un ragno».

Doni e speranze

Dopo aver ricevuto le cure mediche, Danilo è tornato in marcia. Non sarebbe però stato possibile senza l’aiuto dei giapponesi. «Stare a contatto con il popolo locale è senza dubbio la parte più bella dell’esperienza – sostiene l’olbiese –. C’è una cultura del dono chiamata “Osettai”, per cui ogni pellegrino riceve dei doni in onore di Kobo Daishi. Non puoi rifiutarli, per loro è un’offesa. Il giorno del mio infortunio un ragazzo si è fermato due volte per aiutarmi. Alla seconda richiesta ho ceduto e mi ha dato una mano a trovare un alloggio». Ora il viaggio di Danilo riprende e con lui le speranze di arrivare fino in fondo al percorso. Ha già raccolto circa 4mila euro, oltre ottanta i donatori, traguardo «arrivato in maniera inaspettata» e per cui si dice «entusiasta». Per il giovane gallurese Shikoku non rappresenta una sfida personale, ma collettiva: «Ho sempre voluto dare uno scopo ad un viaggio così importante. Le donazioni ricevute per la ricerca contro il cancro mi fanno sentire bene – conclude Danilo – e spero ne arrivino ancora. Oggi sono vivo, voglio dare qualcosa in cambio».

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