La Nuova Sardegna

Il social network

Facebook tra bufale e la svolta a pagamento

di Matteo Porru
Facebook tra bufale e la svolta a pagamento

16 novembre 2023
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Il cielo sopra Facebook negli ultimi tempi è parecchio turbolento. Il social network per antonomasia va contro la gratuità della piattaforma web, difesa a oltranza negli anni, e propone un abbonamento per eliminare la pubblicità.

Un costo minimo, opzionale, ma grazie al quale torna virale una bufala di sempre, la “catena di Sant’Antonio”. Una catena in cui gli utenti dichiarano di non autorizzare il social di Mark Zuckerberg all’utilizzo di foto, contenuti e molto altro. È così assurdo che sembra reale. E infatti lo è. Ma ciò che incuriosisce, o per lo meno dà da pensare, è la velocità con cui un contenuto palesemente falso (pubblicato, tra l’altro, sulla piattaforma che accusa) possa diventare così diffuso in un lasso di tempo così contenuto. Il primo motivo è un dato di fatto: non leggiamo in maniera attenta, e nemmeno verifichiamo le fonti, ma pretendiamo di prendere una posizione a prescindere dalle informazioni che abbiamo.

È il meccanismo che alimenta le fake news o gli sciacallaggi: un fenomeno violentissimo, molto rapido e soprattutto difficile da interrompere in tempi brevi. Il secondo, forse il più tragico, è che i social, se usati in maniera sbagliata, rendono qualunque concetto o discorso un atto banale e, quindi, pericoloso.

Di riflesso, questa condizione entra nella nostra mente, oltre che nel telefono. Si riduce l’assenso a un like o a un commento, e il dissenso a una reazione. Ecco la banalità del social, e forse pure del sociale, che nasce dall’accondiscendenza e dalla superficialità, dal livore e dall’insoddisfazione: tutti elementi ingombranti e compressi, quasi a forza, in una tastiera. Se i social network venissero usati con cura o con attenzione, sarebbero delle realtà nobili, e le realtà nobili che già esistono lo confermano.

C’è un modo (come sempre, nei social come nel sociale) per interagire con verità. Il problema è trovarlo, è saperlo riconoscere; è che, per farlo, occorre quella concentrazione che è un po’ passata di moda e che forse, un bel giorno, tornerà.

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