La Nuova Sardegna

Oristano

L’omicidio

Sparò all’amico, il pubblico ministero chiede 12 anni di carcere: «Non fu legittima difesa»

di Michela Cuccu
Sparò all’amico, il pubblico ministero chiede 12 anni di carcere: «Non fu legittima difesa»

La notte del 9 agosto 2024 Andrea Giuntoli uccise con una fucilata Francesco Salis

3 MINUTI DI LETTURA





Santa Giusta Non sono ritenuti sufficienti il buio di via Dante e la sagoma di una roncola a trasformare un omicidio volontario in un tragico errore di valutazione o in una difesa disperata. Per la procura, la reazione di Andrea Giuntoli (46 anni) contro il coetaneo Francesco Salis fu un’azione deliberata, consumata nell’oscurità di una serata intrisa di alcol e rancori. Al processo con rito abbreviato, il pubblico ministero Lorenzo Cosseddu – subentrato al collega Andrea Chelo che aveva istruito il fascicolo – ha tracciato il perimetro che vorrebbe portasse a una condanna di undici anni e cinque mesi. Una richiesta che tiene conto dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito scelto dalla difesa e delle attenuanti.

La vicenda, ricostruita nella requisitoria, per l’accusa non lascia spazio a dubbi sulla materialità del gesto della calda notte del 9 agosto 2024. Tutto ebbe inizio tra i tavolini di un bar, dove Giuntoli e Salis, avevano condiviso bicchieri e, secondo quanto emerso dalle perizie tossicologiche, anche il consumo di sostanze stupefacenti. Poi la scintilla, quel qualcosa che va storto e che trasforma una serata di svago in un duello drammatico: un apprezzamento di troppo per una relazione sgradita che Giuntoli stava avviando con la giovane nipote di Salis. Il disappunto della vittima era stato violento, immediato, un’esplosione di rabbia che aveva portato a un primo diverbio davanti agli avventori del locale. A quel punto, le strade dei due si erano divise, ma il destino – o la volontà di un chiarimento definitivo – le aveva fatte convergere fatalmente poco dopo in via Dante. Giuntoli non era arrivato all’appuntamento a mani nude: nella sua auto era custodito il fucile che usava abitualmente per il tiro al piattello. Quando si era trovato di fronte Salis, che non era solo ma accompagnato da un amico e armato di una roncola – particolare confermato dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza –, l’imputato non aveva cercato la fuga né ha tentato di mediare. Era sceso dal veicolo, aveva imbracciato l’arma e ha fatto fuoco, centrando il rivale al ventre e lasciandolo agonizzante sull’asfalto.

Le indagini dei carabinieri avevano subito smentito le prime versioni fornite dall’indagato, delineando uno scenario in cui la tesi della legittima difesa non trova terreno fertile nella ricostruzione della procura. Per il pubblico ministero, la sproporzione tra un bastone e un fucile da caccia imbracciato con determinazione resta un solco incolmabile. L’udienza è stata ora rinviata dalla giudice Serena Corrias al prossimo 21 aprile. Sarà quella la data del confronto finale: la parola passerà alle parti civili, gli avvocati Fabio Costa e Luciano Rubattu che tutelano i familiari della vittima, e poi alle arringhe difensive che spetteranno agli avvocati Patrizio Rovelli e Marina Caria, che, sin dal momento in cui hanno preso in mano il caso, hanno puntato tutto sull’eccesso colposo, sostenendo che Giuntoli si fosse sentito braccato da due persone armate e che l’uso di droghe pesanti da parte di Salis ne avesse alterato la percezione della realtà, rendendolo una minaccia imprevedibile. Andrea Giuntoli, che dal giorno del delitto abita una cella, attende che la giustizia scriva l’ultima parola sulla notte che ha trasformato un’amicizia in una tragedia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo Piano
Il centro storico

Olbia, chiusure prolungate di locali e negozi: Settimo Nizzi conferma la linea dura, arrivano le sanzioni

Sardegna

Domani apre lo store Ikea a Cagliari: le immagini in anteprima

Le nostre iniziative