La Nuova Sardegna

La sentenza

La gogna mediatica, il suicidio: in 4 prosciolti dal gup. Insulti social, nessun nesso con la morte: c’è il rinvio a giudizio per diffamazione

di Ilenia Mura
La gogna mediatica, il suicidio: in 4 prosciolti dal gup. Insulti social, nessun nesso con la morte: c’è il rinvio a giudizio per diffamazione

Per gli avvocati della famiglia della vittima: «Il rinvio a giudizio esclude la colpa del ragazzo»

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Cagliari «Non luogo a procedere», il processo non ci sarà. Dopo l’incriminazione per morte come conseguenza di altro reato, i quattro imputati accusati di aver indotto un 28enne al suicidio, oggi 20 febbraio sono stati tutti prosciolti da quella pesante accusa. Per il gup Giorgio Altieri non esiste alcun collegamento tra le presunte diffamazioni sui social e la morte dell’uomo che si tolse la vita, dopo essere stato al centro di un’assurda gogna mediatica sui social. Per tre di loro il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio con l’imputazione di diffamazione su Facebook.

Enrico De Toni e Carmen Deiana, avvocati della famiglia della vittima, che si è costituita: «Attendiamo le motivazioni della sentenza da parte del giudice. Il rinvio a giudizio esclude la colpa del ragazzo».  

Il caso risale a tre anni fa: 28 anni, morì suicida nel gennaio del 2023 dopo essere stato schiacciato da un processo sommario fatto di insulti, gravi invettive e minacce sui social da oltre una decina di compaesani. Bastò un post su una pagina del paese: sui social si scatenò la caccia al presunto pedofilo di cui si indicò anche la targa dell’auto. 

Un caso di cui si occupò anche Roberto Saviano che parlò di «gogna» che «non è giustizia». Ma «è violenza che si traveste da moralità», scrisse. «Non cerca la verità. Cerca vittime».

Conosciuto da tutti per essere un ragazzo timido, «di quelli che si coprono la bocca quando sorridono, come se anche la gioia dovesse chiedere permesso» scriveva Saviano, «si svegliava all’alba per lavorare nei mercati. Viveva nel sud della Sardegna. All’inizio di gennaio 2023, un giorno come tanti, all’improvviso il telefono inizia a vibrare. Notifiche. Insulti. Accuse».

All’ondata di fango che lo travolse non riuscì a sopravvivere: «Scusami, ti voglio un mondo di bene», le parole del biglietto lasciato alla mamma prima di uccidersi. Scattarono le denunce, la vicenda approdò nelle aule giudiziarie. Ci furono due richieste di archiviazione del pm Enrico Lussu, respinte dalla giudice per le indagini preliminari Elisabetta Patrito che prese gli atti, li studiò decidendo in base alle risultanze. Fece seguito una richiesta di imputazione coatta del gip Luca Melis per morte come conseguenza di altro reato. Infine dopo tre anni, oggi 20 febbraio 2026, il proscioglimento degli imputati da parte del giudice Altieri che questa mattina ha pronunciato la sentenza di «non luogo a procedere» nei confronti dei 4 accusati di aver provocato, con i loro post, il suicidio del giovane. 

In seguito al suicidio del 28enne accusato sui social di pedofilia dai compaesani, la famiglia del ragazzo si è costituita con i legali Carmen Deiana e Enrico De Toni. Oggi, per la prima pesante accusa, sono stati tutti prosciolti.

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