JPMorgan, Jamie Dimon scuote Wall Street: «Siamo come prima del 2008», allarme su bolla e credito privato
Il numero uno della banca americana invita alla cautela nonostante utili solidi e stime in crescita: «I prezzi elevati aumentano il rischio»
Milano Il sistema finanziario globale mostra dinamiche che ricordano da vicino gli anni precedenti alla grande crisi del 2008. A sostenerlo è Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, intervenuto all’annuale incontro con gli investitori a New York.
Secondo il manager, il contesto attuale appare simile a quello del triennio 2005-2007: mercati in forte crescita, ampia disponibilità di liquidità e operatori disposti ad assumere livelli elevati di leva finanziaria. «Abbiamo già visto questo scenario», ha affermato, sottolineando come l’attuale fase di prezzi elevati e volumi sostenuti possa generare un eccesso di fiducia.
Pur in un quadro in cui diversi economisti guardano con favore alle politiche fiscali e di deregulation promosse dall’amministrazione Trump, ritenute in grado di sostenere la crescita nel corso dell’anno, Dimon ha spiegato di preferire un approccio prudente. Quando le aspettative sono molto alte, ha osservato, occorre chiedersi quali fattori potrebbero incrinare l’equilibrio.
Il numero uno di JPMorgan ha messo in guardia dal rischio che gli investitori si stiano abituando a considerare strutturali le attuali valutazioni di mercato. «Non mi rassicura il fatto che i prezzi degli asset siano così alti», ha detto, aggiungendo di sentirsi «molto in ansia» rispetto alla possibilità che il ciclo economico possa invertire bruscamente la rotta. A suo avviso, un cambio di fase è inevitabile, anche se è impossibile prevedere quale concatenazione di eventi lo innescherà.
Le tensioni si avvertono in particolare nel comparto del credito privato. Le recenti difficoltà emerse dopo che Blue Owl ha annunciato la vendita di alcune attività per far fronte alle richieste di rimborso da parte degli investitori hanno riacceso i timori sulla solidità del settore. L’episodio ha pesato sui titoli di grandi gestori alternativi come KKR e Blackstone, alimentando il dibattito sull’eventuale avvio di una fase di contrazione più ampia.
Dimon ha ricordato che in ogni ciclo del credito emerge un elemento inatteso. Nel 2008 e nel 2009, ha osservato, pochi avrebbero previsto che tra i settori più colpiti ci sarebbero state utility e compagnie telefoniche; questa volta, ha suggerito, potrebbe toccare al comparto software, anche alla luce dell’impatto crescente dell’intelligenza artificiale. Le nuove tecnologie sviluppate da società come Anthropic e OpenAI hanno già contribuito a generare volatilità sui mercati, pur con l’indice S&P 500 ancora vicino ai massimi storici.
Nel frattempo, JPMorgan continua a registrare risultati solidi. Dopo un 2024 particolarmente positivo per le grandi banche di Wall Street, l’istituto ha indicato per l’anno in corso un margine di interesse netto atteso a 104,5 miliardi di dollari, 1,5 miliardi in più rispetto alle previsioni diffuse il mese scorso. Sul fronte dei costi, la banca prevede di destinare 19,8 miliardi di dollari annui alla tecnologia.
Il titolo JPMorgan aveva risentito, alla fine dello scorso anno, dell’aggiornamento delle stime sulle spese per il 2026, riviste al rialzo di 9 miliardi di dollari. Quanto alla sua permanenza alla guida del gruppo, Dimon ha ribadito l’intenzione di restare amministratore delegato «per alcuni anni», senza ulteriori dettagli.
Interpellato sul posizionamento competitivo della banca in un contesto segnato dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale, il manager ha espresso fiducia. JPMorgan, ha detto, ha da tempo scelto di investire nella tecnologia per migliorare i servizi alla clientela e ritiene di poter essere tra i vincitori di questa trasformazione, pur senza la necessità di primeggiare in ogni segmento dei mercati finanziari.
