La Nuova Sardegna

La missione spaziale

Riparte il viaggio verso la Luna, tra i primi astronauti in orbita anche un sardo – Ecco chi è e la sua storia

di Claudio Zoccheddu

	L'astronauta Walter Schirra, originario di Ghilarza
L'astronauta Walter Schirra, originario di Ghilarza

Originario di Ghilarza, è stato l'unico a partecipare a tutti i programmi spaziali americani

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Domani, mercoledì primo aprile, la missione Artemis II riporterà quattro astronauti sull’orbita lunare. Resteranno nello spazio per 10 giorni, riaprendo la strada verso la Luna che era stata abbandonata il 19 dicembre del 1972, il giorno del rientro sulla terra della missione Apollo 17.

Quello che non tutti sanno, però, è che ad aprire la strada verso il nostro satellite c’era anche un astronauta di origine sarda, l’unico a partecipare ai tre programmi spaziali americani: Mercury, Gemini e Apollo. Il comandante Wally Schirra fu uno dei primi space cowboys americani che probabilmente non sapeva che le sue origini erano sarde. Perché quel “Scirra” altro non era che la lettura americana di un cognome che di americano non ha nulla. La fonetica corretta è più dura, più italiana, più sarda.

La famiglia Schirra, infatti, dovrebbe essere partita per il Canton Ticino, da cui emigrò in America, da una cittadina della Sardegna, Ghilarza. Ne erano convinti i giornalisti del Corriere di Napoli che, il 4 ottobre del 1962 dedicarono la pagina 5 del giornale proprio all’astronauta originario di Ghilarza. Non ci fu molto clamore dopo lo scoop partenopeo e Walter Schirra rimase per tutti Wally Scirra, compreso il sardo Tito Stagno che, commentando la missione nei telegiornali dell’epoca, leggeva il cognome del pioniere dello spazio alla stessa maniera dei suoi colleghi americani.

L’unica fonte è proprio il Corriere di Napoli. Per tutti gli altri Wally era

il nipote di un ticinese che per qualche motivo aveva un cognome sardo.
A complicare le ricostruzioni c’è anche una questione temporale perché gli Schirra avrebbero lasciato Ghilarza prima del 1864, l’anno in cui il Regno d’Italia istituì la prima anagrafe, peraltro facoltativa (sarebbe diventata obbligatoria solo 7 anni dopo, nel 1871). 

Walter Schirra è stato il comandante della prima missione Apollo, quella che doveva testare la sopravvivenza umana per il periodo necessario per raggiungere la Luna e che, di fatto, dimostrò che l’uomo avrebbe potuto conquistare il satellite terreste. Il suo esordio nello spazio, nono uomo a farlo, è datato 3 ottobre 1962 a bordo della missione Mercury-Atlas 8. Dopo i successi ottenuti con Mercury-Atlas 8 e con Gemini 6, in cui venne effettuata la prima manovra di “incontro” tra due componenti di una navicella spaziale, Schirra ottenne il comando della prima missione del programma Apollo. Wally e il suo equipaggio vennero lanciati verso lo spazio l’11 ottobre del 1968 e rimasero per 11 giorni in orbita attorno alla Terra. La missione fu un successo tecnico ma non fu utile solo per testare la meccanica del primo viaggio spaziale fuori dall’orbita terrestre. Durante il volo, infatti, una serie di complicazioni fisiche convinse la Nasa a dedicare agli astronauti anche un supporto psicologico. Schirra, infatti, fu il primo uomo a litigare con la Terra dallo spazio e a mandare a quel paese gli ingegneri di Cape Canaveral.


Durante la missione Apollo 7, la prima navicella spaziale con a bordo una telecamera che trasmise le immagini dallo spazio, Schirra litigò con il controllo missione. Ragionando per luoghi comuni, mise in campo tutta la sua testardaggine made in Sardinia. Il capitano prese il raffreddore durante il primo giorno di missione. Solo un inconveniente, ragionando in termini terrestri. Nello spazio, però, la gravità non aiuta il deflusso del muco e gli astronauti furono costretti a decongestionarsi con robuste soffiate. Una pratica che non avrebbero mai potuto eseguire durante il ritorno sulla Terra, quando avrebbero dovuto indossare casco e guanti. In contrasto con quanto ordinato da Cape Canaveral, che acconsentì solo in un secondo momento, Schirra e il suo equipaggio decisero di rientrare nell’orbita terrestre senza indossare casco e guanti. La paura che lo sbalzo di pressione causato dal rientro nell’atmosfera potesse sfondargli i timpani ostruiti del muco superava anche il rischio della perdita della pressione interna alla navetta, che avrebbe causato la morte dei tre astronauti. Non accadde nulla e l’ultima missione dell’astronauta di origine sarda spianò la strada alla conquista della Luna. 

Walter Schirra è morto da eroe americano il 3 maggio del 2007.

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