La Nuova Sardegna

Gli arresti

Assalto al Bancomat, bottino di 81mila euro: in manette il gruppo criminale – Tutti i nomi

di Alessandro Mele
Assalto al Bancomat, bottino di 81mila euro: in manette il gruppo criminale – Tutti i nomi

Vasta operazione anticrimine di carabinieri, squadrone dei Cacciatori di Sardegna, squadriglie del comando provinciale di Nuoro e militari delle compagnie di Nuoro, Siniscola, Tempio e Ozieri

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Bitti Sono Diego Orunesu e Salvatore Saba di Bitti, Andrea Secchi di Ozieri ma residente in paese; e un quarto soggetto del quale l’identità viene tenuta al momento riservata, i quattro uomini arrestati la notte scorsa dai carabinieri con l’accusa di essere gli autori dell’assalto al bancomat dell’ufficio postale avvenuto a Bitti il 2 settembre dello scorso anno.

Le indagini

I carabinieri della compagnia di Bitti, insieme allo squadrone dei Cacciatori di Sardegna, ai reparti squadriglie del comando provinciale di Nuoro e ai militari delle compagnie di Nuoro, Siniscola, Tempio e Ozieri, hanno eseguito una vasta operazione anticrimine tra Bitti, Calangianus e Buddusò. L’operazione ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Nuoro, Mauro Pusceddu, su richiesta della Procura, nei confronti dei quattro oggi chiamati a rispondere dei reati di rapina aggravata, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi.

Le indagini hanno anche consentito di ricostruire l’assalto all’ufficio postale. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe pianificato il colpo nei dettagli, rubando un escavatore e un furgone utilizzati per strappare lo sportello Atm dalle mura dell’edificio. Dopo aver caricato il bancomat sul furgone, i malviventi avrebbero però avuto un incidente durante la fuga. A quel punto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero utilizzato un trattore messo a disposizione da un complice per recuperare nuovamente l’Atm e allontanarsi.

Il bottino della rapina

Il bottino della rapina sarebbe stato di circa 81mila euro. Contestualmente agli arresti, i carabinieri hanno eseguito perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di altri due soggetti ritenuti collegati agli indagati. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati esplosivo, metri di miccia, detonatori, un mitragliatore, diversi fucili e munizioni detenuti illegalmente, oltre a sostanze stupefacenti, contanti e oggetti ritenuti il bottino di alcuni furti.

Secondo gli investigatori, il materiale sequestrato confermerebbe un contesto criminale che spazia dai reati contro il patrimonio allo spaccio di droga. Gli inquirenti, inoltre, secondo quanto emerso dalle indagini portate avanti anche grazie all’aiuto delle intercettazioni ambientali, non escludono il fatto che il gruppo criminale stesse preparandosi a compiere altri reati, anche diversi dalle rapine e dallo spaccio, nel circondario di Nuoro ma anche in altre province dell’isola. Al termine delle formalità di rito, i quattro arrestati sono stati trasferiti tutti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

L’operazione

L’operazione portata avanti dai carabinieri la scorsa notte è stata la conclusione di una vera e propria caccia all’uomo portata avanti per mesi e senza sosta. Il colpo fulmineo, della durata di pochi minuti, aveva permesso ai banditi di darsi alla fuga con il bottino, facendo perdere le proprie tracce tra i viottoli del paese. Secondo gli inquirenti, si era trattato di un piano studiato nei minimi dettagli e che aveva messo in luce la loro grande abilità nell’uso dell’escavatore, visto che, alle 4 del mattino, avevano sventrato il muro dell’edificio con una precisione quasi chirurgica. I banditi avevano il volto coperto e probabilmente sapevano della presenza del sistema di videosorveglianza dell’ufficio che si affaccia sulla via principale del paese, a pochi passi dalla chiesa di San Giorgio. Quelle stesse immagini, soprattutto in una prima fase delle indagini, sono state particolarmente utili ai carabinieri per ricostruire tutte le fasi della rapina e per andare sulle tracce delle prove indiziarie. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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