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La sentenza

Bimbo con due padri e una madre: la Corte d'Appello riconosce tre genitori, è la prima volta in Italia

Bimbo con due padri e una madre: la Corte d'Appello riconosce tre genitori, è la prima volta in Italia

Il legale: «Riconosciuta la scelta comune di costruire una famiglia»

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Una sentenza, definita da molti storica, ha riconosciuto in Italia la validità di un accordo di genitorialità condivisa tra tre persone. La Corte d'Appello di Bari ha, infatti disposto, la trascrizione dell'atto di nascita di un bambino, nato in Germania quasi cinque anni fa, riconoscendo ufficialmente anche in Italia tre genitori: due padri e una madre. È la prima volta in Italia.

A spiegare la portata della decisione, parlando con l'Adnkronos, è stata l’avvocata Pasqua Manfredi, della rete Lenford, legale dei due uomini sposati e residenti in Germania. Secondo la legale, la sentenza non riguarda in alcun modo la maternità surrogata, ma il riconoscimento di un vero e proprio progetto familiare condiviso.

«La vera novità di questa sentenza – ha spiegato Manfredi all'Adnkronos – è che la Corte d'Appello ha ritenuto legittimo un accordo di genitorialità tra tre persone. Non c’è stato alcun accordo gestazionale o pratica di gravidanza per altri, ma la scelta comune di costruire insieme una famiglia».

La vicenda

Il bambino è nato da un rapporto consensuale tra il padre biologico, sposato da oltre dieci anni con un cittadino italo-tedesco, e una loro amica di lunga data, già madre di altri figli. Alla nascita il piccolo è stato riconosciuto sia dalla madre sia dal padre biologico ed è stato cresciuto fin da subito dalla coppia di uomini. Successivamente, il secondo padre ha avviato in Germania la procedura di adozione del figlio del partner, possibilità prevista dalla legge tedesca anche per le coppie dello stesso sesso. Dopo il riconoscimento legale in Germania, i due padri hanno chiesto la trascrizione dell'adozione anche in Italia, nel Comune pugliese, dove il genitore italo-tedesco risulta iscritto all’Aire.

Il Comune aveva però respinto la richiesta, ipotizzando che dietro l'adozione potesse esserci una maternità surrogata non dichiarata. Per questo motivo la difesa ha presentato ricorso davanti alla Corte d'Appello di Bari, che ha infine accolto la richiesta riconoscendo il modello di genitorialità condivisa.

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