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Su Filindeu, la pasta più rara del mondo finisce sul New York Times

Su Filindeu, la pasta più rara del mondo finisce sul New York Times

Il quotidiano americano dedica un articolo all’antica preparazione di Nuoro, tramandata da poche custodi

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Nuoro Il New York Times dedica un articolo a Su Filindeu, la pasta sarda conosciuta come “i fili di Dio” e considerata tra le più rare al mondo. Una tradizione antichissima, legata alla Sardegna interna e in particolare a Nuoro, che il quotidiano americano racconta come un patrimonio fragile, prezioso e difficile da tramandare.

Secondo il New York Times, Su Filindeu è una delle oltre 350 forme di pasta riconosciute in Italia, ma anche una delle più elusive. La sua preparazione richiede una tecnica manuale complessa: da una sola palla di impasto si ottengono 256 fili sottilissimi, tirati a mano e disposti su un telaio circolare, chiamato fundo, secondo un disegno triangolare che richiama la Trinità.

Tra le custodi di questa tradizione c’è Paola Abraini, che ha imparato la lavorazione dalla suocera quando aveva 16 anni. Nell’articolo racconta che perdere Su Filindeu significherebbe perdere una parte dell’identità sarda. Per anni è stata tra le pochissime persone ancora in grado di realizzarlo, ma il suo lavoro di insegnamento ha contribuito a salvare questa pratica dal rischio di scomparsa.

La difficoltà non sta solo nella ricetta, ma nel gesto. Il New York Times sottolinea che Su Filindeu non si impara leggendo istruzioni: servono esperienza, sensibilità delle mani, ripetizione e capacità di adattarsi a variabili come acqua, sale, clima e consistenza dell’impasto. Una complessità che ha reso complicato il passaggio alle nuove generazioni.

Il racconto del quotidiano americano, firmato da Matt Goulding, lega la pasta anche al paesaggio e alla cultura di Nuoro, nel cuore montuoso della Sardegna. Una terra segnata dall’isolamento, dalla forza delle tradizioni e da una profonda identità, la stessa che Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926, definì una delle più colte e combattive dell’isola.

Su Filindeu diventa così non solo un cibo raro, ma un simbolo: una trama sottile di memoria, fede e manualità che resiste al tempo.

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