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La polemica

Dramma della povertà, dalla solidarietà alla bufera social: il paese diviso sul caso della famiglia che ha chiesto aiuto ai carabinieri

di Caterina Cossu
Dramma della povertà, dalla solidarietà alla bufera social: il paese diviso sul caso della famiglia che ha chiesto aiuto ai carabinieri

Il sindaco Oppus: «Il Comune deve fare promozione sociale, non assistenza»

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Inviata a Mandas «La shitstorm passerà, dopotutto sta nelle regole dei social». Umberto Oppus, sindaco di Mandas, sceglie queste parole per commentare quanto sta accadendo attorno alla vicenda della famiglia che nei giorni scorsi aveva chiesto aiuto ai carabinieri dopo aver raccontato di andare avanti da giorni mangiando soltanto pasta, perché i soldi erano finiti. La scelta di portare il caso dentro il dibattito social ha avuto come conseguenza l’esplodere dei commenti al veleno, non solo da parte del paese di appena 1.900 abitanti, dove – come ripetono in molti, sottovoce, tra i tavoli del bar e l’ombra delle panchine del viale principale – «qui tutti sappiamo tutto di tutti».

Nelle ultime ore la vicenda si è trasformata in un terreno di scontro pubblico. Oppus ha scelto Facebook per difendere il lavoro del Comune, dei servizi sociali, della rete di aiuti e della parrocchia, ribadendo che la situazione fosse già conosciuta e seguita dagli uffici. Nei lunghi post pubblicati online, il sindaco ha parlato di legalità, criteri Isee, contributi ottenuti «legalmente» e della necessità di distinguere tra reale bisogno e cattiva gestione delle risorse familiari.

Parole che però hanno finito per alimentare una vera e propria ondata di commenti contro la famiglia, che si è trincerata ora nel rigoroso silenzio, «per tutelare nostro figlio e smettere di venire derisi», l’unica frase che ripetono, senza voler aprire la porta di casa. Sotto ai post, si sono moltiplicati interventi che descrivono la famiglia, oltre ad altri particolari negativi. Lo stesso sindaco, rispondendo pubblicamente a un commento, si lascia andare a frasi che alludono a episodi circostanziati e riconoscibili per i compaesani. La discussione, insomma, da caso sociale, si è rapidamente trasformata in una sorta di processo collettivo online.

Da Mandas intanto emerge il quadro di un paese che fa sì i conti con il suo passato agricolo, ma diverso da quello di un’emergenza diffusa. «Ognuno di noi è abituato ai sacrifici – mormora qualche anziano –, è sempre stato un territorio povero». La povertà però è silenziosa, ma raramente esplode in casi eclatanti, ma convive con redditi bassi, precarietà e un certo isolamento.

L’assessora alle Politiche sociali Giulia Argiolas e il primo cittadino confermano che le situazioni di disagio economico note ai servizi sociali sarebbero «appena una decina» e tutte seguite da tempo. «Non parliamo di casi estremi fuori controllo – spiegano – ma di situazioni monitorate, compresa quella della famiglia che ha chiesto aiuto ai carabinieri».

Anche il giovane parroco don Davide Pau, da tre anni guida della parrocchia di San Giacomo, insiste sul lavoro di rete costruito dalla comunità: «Comune, parrocchia, banco alimentare gestito dalle suore, il gruppo di volontari e il patronato lavorano sempre insieme». Conferma Ignazia Scioni, del patronato Sias: «Se avessero bussato alla nostra porta avremmo aperto, come abbiamo sempre fatto anche con loro. Questa è una comunità altruista: una cosa del genere in 12 anni che sono a Mandas non era mai successa».

Per Oppus, il problema sarebbe soprattutto «culturale» e di «povertà di prossimità», più che di assenza di strumenti assistenziali. Il sindaco preferisce però parlare di «promozione sociale» più che di assistenza, sostenendo che il Comune debba intervenire quando esiste «un impedimento oggettivo», mentre le persone devono essere accompagnate a recuperare l’autonomia.

Resta però il fatto che lo scollamento tra questa famiglia e il resto del tessuto sociale del paese, già esistente, sembra essersi ulteriormente aggravato dopo l’esposizione pubblica del caso. E la sensazione, raccolta tra le vie del centro, è che ora il dialogo sia diventato molto più difficile. «La definirei una commedia degli equivoci – taglia corto Oppus –, dove con il dialogo e la volontà si potrà ricomporre».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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