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Il lutto

Addio a Salvatore Canneddu, uno dei fondatori del Circolo “Su nuraghe” di Biella


	Salvatore Canneddu in una foto recente e nel suo ovile a Mamoiada prima della partenza per Biella
Salvatore Canneddu in una foto recente e nel suo ovile a Mamoiada prima della partenza per Biella

Da pastore a operaio nell’Ospedale degli infermi, era arrivato in Piemonte nel 1963

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Biella «Nelle sue mani sarà deposto un rametto di mirto in fiore, ultimo delicato omaggio ai profumi della sua Isola: segno silenzioso di una Sardegna mai dimenticata, rimasta viva nel cuore fino all’ultimo respiro». Parole tanto poetiche quanto commoventi, quelle che usa Battista Saiu, presidente del Circolo “Su nuraghe” di Biella, per dare l’addio a Salvatore Canneddu, patriarca degli emigrati sardi in Piemonte, uno dei fondatori del sodalizio culturale nella città ai piedi delle Alpi. Morto ieri pomeriggio, venerdì 29 maggio 2025, Canneddu aveva 91 anni, il prossimo agosto ne avrebbe compiuto 92.

«Seppe custodire lontano dall’Isola i valori della Sardegna più autentica: lavoro, accoglienza, fede e memoria» sottolinea Saiu.

Originario di Mamoiada, uomo schivo e laborioso, Salvatore Canneddu apparteneva «a quella generazione di emigrati sardi che lasciò l’Isola portando con sé dignità, sacrificio e memoria delle proprie radici». «Era giunto nel Biellese nel settembre del 1963 – racconta il presidente del circolo sardo –, quando la necessità di garantire un futuro alla famiglia lo aveva costretto ad abbandonare la sua terra e le greggi allevate tra i silenzi della Barbagia. Da pastore divenne operaio nelle lavanderie dell’allora Ospedale degli Infermi di Biella, affrontando con umiltà e determinazione un mestiere duro e invisibile, ma essenziale. Negli anni in cui la lavanderia del nosocomio utilizzava ancora l’acqua della roggia che scorre sotto l’antico ospedale cittadino, Salvatore seppe distinguersi per precisione, serietà e instancabile dedizione, fino a diventarne responsabile».

Dal pascolo alle corsie ospedaliere, la sua è stata una vita segnata dal lavoro e dalla cura verso gli altri. «Una vita trascorsa all’insegna della grande disponibilità», così lo ricorda don Roberto Lunardi, cappellano dell’Ospedale di Biella, sottolineandone la particolare sensibilità verso chi soffriva, verso gli ammalati e le persone in difficoltà. Un’umanità autentica, maturata nella durezza della vita pastorale e trasformata in attenzione concreta verso il prossimo.

«Quella stessa sensibilità trovò terreno fertile nel Circolo culturale sardo “Su nuraghe” di Biella, del quale Salvatore Canneddu fu tra i padri fondatori – va avanti ancora Battista Saiu –. Nel sodalizio barbaricino-biellese era conosciuto e stimato per la bontà d’animo, il sorriso discreto e la raffinata cucina agro-pastorale di cui era profondo conoscitore. Custode fedele delle antiche tradizioni culinarie isolane, sapeva trasformare i sapori della Sardegna in memoria condivisa, facendo rivivere attraverso i piatti i profumi delle feste paesane, dei fuochi accesi nei cortili e delle lunghe veglie comunitarie. Profondamente credente, uomo di fede semplice e sincera, Salvatore ha attraversato la vita con passo mite, senza mai dimenticare Mamoiada, i monti della Barbagia e quella Sardegna custodita nel cuore anche dopo oltre sessant’anni trascorsi lontano dall’Isola».

Il funerale sarà officiato lunedì 1° giugno 2026, alle ore 15, nella Cattedrale di Biella da don Roberto Lunardi insieme al parroco del Duomo don Paolo Boffa Sandalina. Sempre in Cattedrale, il Santo Rosario sarà recitato domenica 31 maggio alle ore 17:15. «Al termine delle esequie, Salvatore riposerà nel cimitero di Chiavazza – chiude Saiu –. Lascia nel dolore la moglie Tonina, il figlio Giampiero con la moglie Luisa e l’adorata Vanessa; la nipote Franca con il marito Giovanni, Loreta con Alessio e i piccoli Samuele e Filippo; il fratello Agostino, le cognate Angela e Alberto, insieme ai nipoti, agli amici e ai parenti tutti».

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