Le unioni civili compiono dieci anni, Giovanni Fancello e Stefano Resmini: «Noi la prima coppia nell’isola, era importante metterci la faccia»
A Sassari la prima cerimonia in Comune, i protagonisti: «Un bel giorno con le persone più care»
Sassari «Quella sera non eravamo assieme, ci siamo sentiti: “Hai visto che è stata approvata la legge Cirinnà?” e all’unisono abbiamo detto “Allora ci uniamo”». Giovanni Fancello e Stefano Resmini si sono uniti civilmente ad agosto 2016, sono stati i primi in Sardegna a farlo. E per una pura coincidenza («ma le coincidenze te le devi cercare») alle nozze ha partecipato anche l’ex senatrice Pd Monica Cirinnà che si era battuta per la legge promulgata dieci anni fa e che ha istituito le Unioni civili in Italia per le coppie dello stesso sesso.
Essere coppia
In qualche modo Giovanni, giornalista gastronomico di Thiesi, e Stefano, originario di Bergamo, sassarese acquisito, hanno fatto un piccolo grande passo per la storia del nostro Paese. «Non abbiamo pensato a quello, a fare chissà quale grande rivoluzione. No. Ma è stato importante metterci la faccia». Coppia da sempre. «Stiamo insieme da 44 anni. Questi primi dieci anni di unione? Sono trascorsi tranquillamente, ma a volte ci dimentichiamo anche di festeggiare l’anniversario», ridono. Come a dire che sì, è stato un bel giorno, ma la loro relazione era già qualcosa di fortissimo. La firma in Comune ha aggiunto diritti che fino a quel momento mancavano, per esempio, in quei mesi prima del fatidico “sì”, si trovavano a pensare: «Metti che a uno dei due succede qualcosa e l’altro non può fare nulla». In trentaquattro anni avrebbero volentieri messo nero su bianco la loro relazione, ma per lo Stato italiano non c’era possibilità per riconoscerli come coppia in nessuna forma. Solo perché omosessuali. «La cosa incredibile è che quando lo abbiamo comunicato ai nostri nipoti, pur non essendosi sentiti prima tra di loro, ci hanno dato la stessa risposta: «Adesso possiamo chiamare entrambi “zio”», racconta Stefano.
Dieci anni fa
In questi dieci anni qualche sindaco ha fatto mille passi indietro invece di farne uno avanti, «all’inizio mi ricordo che in Lombardia i sindaci leghisti e pro Salvini mandavano la gente a unirsi negli scantinati, vietavano l’uso delle sale consiliari», racconta Giovanni. Nel loro caso invece l’allora primo cittadino di Sassari, Nicola Sanna, ha voluto esserci a tutti i costi. «Erano presenti amici e persone care, volevamo fare un aperitivo, e ci è stata data anche la possibilità di accedere al cortile del palazzo municipale». Nel 2016 ogni unione civile faceva notizia, oggi – per fortuna – non è più considerato qualcosa di eclatante. «Guardammo i commenti sotto al post della Nuova solo due anni dopo, e menomale...», oggi, raccontandolo, Giovanni Fancello e Stefano Resmini sorridono.
La situazione
Zero ipocrisie: «È chiaro che avremmo voluto un matrimonio egualitario», commenta Stefano. La libertà di scelta ora esiste, ma solo in parte. Le persone omosessuali possono unirsi civilmente, ma non possono sposarsi. E la porta del riconoscimento dei diritti è stata aperta, ma un percorso completo va ancora compiuto. «Alla fine, diciamolo, ancora oggi quando si parla di omosessualità sembra importare sempre più l’aspetto del rapporto a letto e non della relazione», sostiene Stefano. Come dargli torto, purtroppo.
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