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Trasparenza

Stipendi chiari prima del colloquio, ecco come cambia il mondo del lavoro: la direttiva europea entra in vigore domenica

Stipendi chiari prima del colloquio, ecco come cambia il mondo del lavoro: la direttiva europea entra in vigore domenica

Dal 7 giugno le aziende dovranno indicare le fasce retributive, non potranno chiedere ai candidati quanto guadagnavano prima

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Roma Dal colloquio “al buio” alla fascia salariale dichiarata in partenza. La direttiva europea sulla trasparenza salariale, in vigore da domenica 7 giugno, promette di cambiare in profondità il rapporto tra aziende e candidati, con un obiettivo preciso: garantire la parità retributiva tra uomini e donne per lavori di pari valore.

Il tema è tecnico, ma gli effetti saranno molto concreti. Le imprese dovranno rendere più trasparenti le retribuzioni già nella fase di selezione, indicando ai candidati la fascia salariale prevista per il ruolo prima del primo colloquio. L’informazione potrà essere inserita direttamente nell’annuncio oppure comunicata in un momento successivo, ma comunque prima dell’incontro.

Non solo. Le aziende non potranno più chiedere ai candidati quanto guadagnano o quanto hanno guadagnato in passato. Il divieto serve a evitare che stipendi iniziali bassi continuino a pesare su tutta la carriera, alimentando differenze retributive difficili da correggere. Gli annunci di lavoro e i titoli delle posizioni dovranno inoltre essere formulati in modo neutro rispetto al genere, con criteri oggettivi e privi di discriminazioni.

Secondo Michael Page, società internazionale specializzata nella ricerca e selezione del personale, come riporta il quotidiano Il Corriere, la novità imporrà una revisione profonda dei processi interni. Nell’ebook “Recruiting nell’era della trasparenza salariale” viene sottolineato che solo il 24% dei datori di lavoro europei si considera già pronto a rispettare i nuovi requisiti.

Il cuore del cambiamento è la cosiddetta job evaluation: un sistema strutturato per valutare ogni ruolo in base a competenze, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro. Non si tratta solo di organizzazione aziendale, ma di un passaggio decisivo anche sul piano legale, perché servirà a giustificare eventuali differenze di stipendio ed evitare contestazioni per discriminazione.

I ruoli dovranno essere raggruppati in cluster, cioè livelli di valore equivalente per l’azienda, sui quali costruire fasce salariali coerenti con l’equità interna e con i dati di mercato. In questo modo la retribuzione non sarà più il risultato esclusivo della trattativa individuale, ma dovrà poggiare su criteri più verificabili.

Per Tomaso Mainini, amministratore delegato di Michael Page, la pubblicazione delle fasce salariali produrrà un “effetto convergenza”: le retribuzioni per ruoli simili tenderanno ad avvicinarsi alle medie di mercato. Proprio per questo, secondo Mainini, lo stipendio non potrà più essere l’unico elemento usato dalle aziende per attrarre candidati. Peseranno sempre di più fattori come flessibilità, percorsi di crescita chiari, cultura aziendale e reale qualità dell’ambiente di lavoro.

La direttiva, quindi, riduce l’asimmetria informativa tra azienda e candidato. Finora, spesso, chi aveva più forza negoziale riusciva a ottenere condizioni migliori. Con le nuove regole, il colloquio partirà da informazioni più complete: il candidato conoscerà la fascia prevista e l’azienda dovrà spiegare il valore attribuito al ruolo.

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