Corruzione e dati ambientali alterati, bufera sull’Arpas: 26 indagati tra cui l’ex governatore Solinas e il deputato FdI Lampis
Le contestazioni formulate dalla procura comprendono anche l’ipotesi di falso ideologico, corruzione, traffico di influenze illecite e truffa ai danni della pubblica amministrazione
Un'inchiesta che parte dalle centraline ambientali e arriva fino ai vertici della politica regionale. È uno scenario complesso e dai contorni ancora tutti da accertare quello delineato dalla procura di Cagliari, che ha notificato la chiusura delle indagini a 26 persone nell'ambito di un'inchiesta su presunte irregolarità legate all'attività dell'Arpas, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Sardegna.
Secondo quanto emerso dall'attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore Andrea Vacca e condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, al centro dell'indagine ci sarebbe un presunto sistema di relazioni tra funzionari pubblici, tecnici e imprenditori che avrebbe influenzato procedure amministrative, controlli ambientali, incarichi e concorsi pubblici.
Tra gli indagati figurano anche nomi di primo piano della politica sarda, tra cui l'ex presidente della Regione Christian Solinas e il deputato di Fratelli d'Italia ed ex assessore regionale all'Ambiente Gianni Lampis. Coinvolti inoltre dirigenti pubblici, professionisti, imprenditori e due sindaci del territorio.
Le contestazioni formulate dalla procura comprendono, a vario titolo, ipotesi di falso ideologico, corruzione, traffico di influenze illecite e truffa ai danni della pubblica amministrazione. Si tratta di accuse che dovranno ora essere valutate nelle successive fasi del procedimento e rispetto alle quali tutti gli indagati potranno far valere le proprie ragioni difensive.
Uno dei filoni più delicati dell'inchiesta riguarda il polo industriale del Sulcis e, in particolare, gli impianti di Eurallumina. Gli investigatori ipotizzano che tra il 2021 e il 2022 siano stati alterati o rappresentati in maniera non veritiera alcuni dati e analisi relativi all'impatto ambientale degli impianti. Secondo l'accusa, tali condotte avrebbero contribuito a minimizzare o occultare possibili criticità legate all'inquinamento.
L'indagine non si limita però all'aspetto ambientale. Gli accertamenti si sono estesi anche a procedure di selezione del personale e conferimento di incarichi all'interno dell'apparato pubblico regionale, con l'obiettivo di verificare eventuali anomalie nella gestione di nomine e concorsi.
La chiusura delle indagini rappresenta un passaggio importante ma non definitivo. Spetterà ora alla procura decidere se chiedere il rinvio a giudizio degli indagati, mentre le difese avranno la possibilità di depositare memorie, produrre documentazione e chiedere ulteriori approfondimenti prima delle decisioni finali dell'autorità giudiziaria.
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