Prezioso dipinto del 1350 scambiato per una “crosta” del 1850: il ministero perde la causa e l’opera resta in Svizzera
Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla società di Lugano che aveva acquistato la “Madonna con Bambino”
Roma Il dipinto era stato considerato un’opera ottocentesca di modesto interesse. In realtà, dopo il restauro, è emerso che quella “Madonna con Bambino” non risaliva al 1850 ma al 1350. Cinque secoli di differenza che hanno cambiato radicalmente il valore e la storia dell’opera, ormai uscita dall’Italia e finita in Svizzera, nella disponibilità di una società privata di Lugano.
Il caso è arrivato fino al Consiglio di Stato, che nei giorni scorsi ha dato ragione alla società svizzera e torto al ministero della Cultura. L’opera resterà quindi all’estero e potrà essere venduta. Secondo i giudici, il ministero si è mosso troppo tardi per annullare in autotutela l’attestato di libera circolazione rilasciato nell’agosto del 2020.
Il dipinto è attribuito al Maestro del 1302, pittore anonimo attivo in Emilia nella prima metà del XIV secolo e noto anche come Maestro del Battistero di Parma. Non va confuso con Benedetto Antelami, lo scultore e architetto vissuto tra il 1150 e il 1230 circa, legato alla progettazione e alla decorazione del Battistero parmense. Al Maestro del 1302 è attribuito, tra l’altro, l’affresco votivo della “Madonna col Bambino con il vescovo donatore Gerardo Bianchi”, conservato proprio nel Battistero di Parma.
La vicenda, raccontata dal Corriere della Sera, comincia nel marzo del 2020, quando una società svizzera presenta richiesta di attestato di libera circolazione per un dipinto raffigurante una “Madonna col Bambino”. L’opera viene indicata come appartenente a “Scuola italiana - Stile bizantino”, datata al XIX secolo e valutata 38mila euro. Sul retro era presente un’iscrizione letta come “Dipinta da Alfonso Martorelli Fiori Bologna anno 1850”.
La Commissione dell’Ufficio esportazione esamina il quadro e, con verbale del 3 luglio 2020, propone il rilascio dell’attestato. Anche la Direzione generale esprime parere favorevole e il documento viene rilasciato il 10 agosto 2020. Nella valutazione del ministero si leggeva che si trattava di “un’opera di qualche interesse in rapporto alla devozione locale a questa venerata immagine”, ma “dal punto di vista della qualità” di “un lavoro modesto” che poteva ottenere l’attestato di libera circolazione.
Una volta trasferito all’estero, il dipinto viene restaurato nell’ottobre del 2022. È in quel momento che emerge l’errore: l’iscrizione sul retro non riportava l’anno 1850, ma il 1350. Christie's inserisce quindi l’opera nel catalogo dell’asta “Old Masters Evening Sale” come attribuita al “Maestro del Battistero di Parma”, con una stima tra 400mila e 500mila sterline. Una valutazione ben diversa dai 38mila euro indicati nella richiesta iniziale.
A quel punto il ministero della Cultura interviene. Il 16 marzo 2023, oltre due anni e mezzo dopo il rilascio dell’attestato, decide di annullarlo in autotutela, contestando alla società “false e non veritiere indicazioni”. La società impugna però il provvedimento davanti al Tar del Lazio, che le dà ragione. Ora la decisione definitiva del Consiglio di Stato conferma quella linea.
Il nodo decisivo riguarda i tempi. La sentenza tiene conto anche della pronuncia della Corte costituzionale che ha fissato in dodici mesi il termine entro il quale può essere revocato in autotutela un attestato di libera circolazione di un’opera d’arte. Nel caso della “Madonna con Bambino”, il ministero è intervenuto quando quel limite era ormai superato.
Non è il primo caso di questo tipo. A gennaio i giudici di Palazzo Spada si erano già pronunciati su un dipinto di Giorgio Vasari non riconosciuto dal ministero, stabilendo anche in quel caso che l’autotutela era stata esercitata troppo tardi. Una dinamica che apre un interrogativo più ampio sulla capacità degli uffici competenti di individuare correttamente il valore storico e artistico delle opere prima che lascino definitivamente il Paese.
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