La Nuova Sardegna

L’intervista

Il cestista Efevberha: «Ho giocato con Kobe e Spissu, ora vivo ad Alghero e sono lo “Chef” del maialetto»

di Claudio Zoccheddu

	A sinistra Mike con la moglie Eleonora, a destra il cestista sulla spiaggia di Maria Pia ad Alghero (foto di Eleonora Chessa)
A sinistra Mike con la moglie Eleonora, a destra il cestista sulla spiaggia di Maria Pia ad Alghero (foto di Eleonora Chessa)

Dopo una carriera in giro per il mondo, il giocatore ha deciso di fermarsi nella Rivera del Corallo per amore

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Una sera di qualche mese fa si è presentato al palazzetto della Astro Basket, a Cagliari, con i suoi compagni dell’Alghero Basket per una partita di Dr1, l’ex Serie D. Si è scaldato e ha iniziato la sua partita da 62 punti, come si dice in gergo, giocando “in ciabatte”. Il video della partita è finito online e poco dopo quel ragazzo di 1 metro e 96 era diventato l’idolo delle minors, le serie minori del basket che ormai erano ai piedi di Michael James Efevberha, per gli amici Chef Mike, guardia americana con un curriculum lungo un chilometro in cui figurano Kobe Byrant, Kevin Durant, Ron Artest e Dwight Howard. Rimane un mistero: cosa ci fa un californiano di Pomona con la canotta giallorossa dell’Alghero basket? «Sono ad Alghero per lei, mia moglie Eleonora. Ci siamo conosciuti quando giocavo a Lugano. Lei lavorava a Milano e da allora...». Da allora non si sono più lasciati. Eleonora Chessa, fotografa algherese, ha girato il mondo con Mike, dagli Usa a Taiwan passando per posti non proprio esotici, come Vladivostok. Una coppia di globetrotter con tante storie da raccontare, in stile due cuori, un mappamondo, una palla da basket e una macchina fotografica.

Mike, iniziamo dai primi passi.

«Il primo contratto l’ho firmato con una squadra di Santa Monica, in California: 250 dollari ogni weekend».

Poi?

«È arrivata la D-League, la lega professionistica che ora si chiama G-League e ho iniziato a spostarmi. Prima negli States e poi in Nuova Zelanda, dove ho giocato per la mia prima squadra straniera».

Dopo si è aperto il capitolo Lugano. Due anni in Svizzera ma non solo basket...

Mike: «Non solo. È stato allora che ho conosciuto mia moglie»

Eleonora: «Quando ci siamo conosciuti non parlavo inglese. Lavoravo a Milano e due anni dopo ero in Iowa. Nel 2012 ho deciso di mollare tutto e ricordo di aver detto alla mia coinquilina di spedire gli scatoloni a casa ad Alghero. Le avevo anche detto che se non mi fossi trovata bene sarei tornata».

Un bel salto dalla città della moda al profondo Midwest americano?

Eleonora: «Dico solo che alle sette di sera tutti i locali erano già chiusi. Però ricordo che Mike era venuto a prendermi in aeroporto con una di quelle vecchie macchine americane».

Mike: «È vero, era un’auto della squadra che usavo a turno con i miei compagni. Ma quando mi aveva detto che sarebbe venuta avevo risposto di no».

E invece Vladivostok?

Mike: «Che freddo. Per fortuna siamo rimasti solo due mesi».

Eleonora: «Sembrava di essere nel film “La corazzata Potëmkin”, c’erano i pullman in stile primi del novecento. E decine di cani randagi, eravamo circondati.. Però ho fatto il calendario della squadra. Un mestiere per ogni mese, Mike era il muratore».

Comunque meglio la Repubblica Ceca.

Mike: «Dove ho vinto il campionato»

Eleonora: «E in quel periodo siamo venuti ad Alghero per la prima volta»

Com’è che con una carriera così lunga in giro per il mondo non c’è stata una squadra italiana?

Mike: «Mi sono allenato due settimane con la Dinamo Sassari, ai tempi di Sacchetti. Una bella esperienza, sono rimasto in ottimi rapporti».

Eleonora: «A Sacchetti Mike piaceva, ma poi non si è fatto nulla. C’era stato anche un contatto con Capo d’Orlando, ma anche in quel caso non è andata bene».

Non ci sono altri motivi?

Mike: «Mi volevano in Cina. Pagavano bene e sono andato a Chengdu, ai Sichuan Blue Whales ,dove giocava Ron Artest, un’ex superstar dell’Nba»

Eleonora: «In Italia è famoso per le sue stranezze ma è un bravissimo ragazzo».

Potete farci un esempio?

Mike: «Avevo un’infiammazione al ginocchio, mi portava le ciliegie e mi diceva che funzionavano da antinfiammatorio. Mi sono trovato bene con Ron ma devi prenderlo nel modo giusto»

Eleonora: «L’ho incontrato in un bar in California e mi ha offerto una spremuta di ciliegie (ride, ndr). Ma voleva produrre un documentario sulla nostra storia, lo affascinava l’incontro di due culture così diverse. Aveva contattato la 44 blue, una casa di produzione di Netflix. Poi è arrivato il Covid e non se n’è fatto nulla».

Invece Dwight Howard?

Mike: «Un altro super atleta, ha giocato con me a Taiwan ma era a fine carriera. A lui e a Ron, però, chiedevo soprattutto notizie del mio mito: Kobe».

A proposito, ci ha giocato contro?

Mike: «Si, in Drew League»

Cioè?

Mike: «È una lega che si gioca d’estate, in California. Nel 2011 c’era stato il lockout Nba (un blocco delle attività imposto dai proprietari delle squadre, ndr), tutti i giocatori più forti non potevano allenarsi con i loro team e avevano iniziato a giocare in Drew League. Un giorno ricordo di essere arrivato al palazzetto e di averci trovato migliaia di persone. Poi, una volta sul campo l’ho visto. Stavo per giocare contro Kobe, il mio mito. Ho studiato le sue mosse, il suo modo di usare i piedi... Quando giocavo a Taiwan mi chiamavano Taiwan Kobe. Non potevo credere di averlo davanti a me».

È anche amico del rapper The Game?

Mike: «Sì. La squadra in cui giocavo in Drew League era sua»

Eleonora: «Prima che iniziasse il torneo stavamo cercando un alloggio e The Game ci ha ospitato a casa sua. Quando organizzava le feste, cucinavo io. L’ambiente era quello che si vede nei video rap, solo che si mangiava sardo. È stato interessante anche professionalmente perché ho fatto le foto per il torneo».

A proposito di mangiare, da dove arriva il soprannome Chef?

Mike: «Da quando giocavo in Libano. Cucinavo le ricette di Eleonora, compreso il maialetto. Poi facevo i video e tutti mi chiamavano Chef. In realtà ho ancora qualche dubbio e temo che gli specialisti, quelli veri, possano non apprezzare i miei metodi sul maialetto».

Eleonora: «Non è vero, ormai lo sa fare molto bene. Ci mette anche il mirto. Una volta lo abbiamo cucinato anche a Taiwan da un nostro amico di Osilo che ha un ristorante ed è stata una bella festa. Prima di “Chef”, però, era “Money Mike”».

Cioè?

Mike: «Mi chiamava così The Game. Il suo era il “Money Team” e siccome mi aveva voluto in squadra, mi chiamava Money Mike».

Cambiando argomento, lei ha giocato anche per la nazionale nigeriana.

Mike: «Si, mio padre è nigeriano. Un’altra bellissima esperienza. Ricordo che quando mi sono presentato per la selezione solo dagli Usa eravamo 30-35. È stato un onore essere scelto».

Ci dice invece un episodio che le è capitato in giro per il mondo?

Mike: «In Libia, proprio con la nazionale. In campo un avversario mi aveva spaccato un sopracciglio e per mettere i punti si doveva andare in ospedale. Solo che mi hanno ricucito senza anestesia. Il dolore più grande della mia vita. Ma non è stata la cosa peggiore...».

Ci racconti.

Mike: «Una volta fuori dall’ospedale è arrivata una macchina delle polizia. Dentro c’era un ragazzo a cui avevano tagliato quattro dita»

Eleonora: «... Aveva rubato»

Terribile. Avrà anche qualche bel ricordo, o qualche legame particolare, magari con un sardo?

Mike: «Certo, dico Marco Spissu. Con lui ho fatto diversi allenamenti mirati soprattutto prima che partisse per i mondiali nelle Filippine. Ci siamo sentiti da poco, quando ha segnato la tripla che ha salvato il Saragoza. Gli ho scritto che qua tutti parlavano di lui».

Si sente a casa nell’isola?

Mike: «Mi piace molto Alghero, è un bel posto e si vive bene... In estate».

Eleonora: «L’inverno ad Alghero lo ha scoperto quest’anno. Non è stato amore a prima vista. Però in Sardegna stiamo bene, a parte i trasporti. Per andare a Cagliari in treno ci vuole una vita».

E a volte anche un paio di pullman. Magari va meglio con il basket sardo.

Mike: «Quest’anno ho dato una mano all’Alghero per evitare che retrocedesse. Però dico un’altra cosa: lavorando con i ragazzi sardi, allenandoli uno a uno con esercizi specifici, dico che in Sardegna ci sono tanti altri Marco Spissu... Bisogna solo formarli».

E adesso, come e dove vedete il vostro futuro?

Mike: «Adesso partirò per Singapore dove giocherò un torneo Fiba tre contro tre. Poi per il futuro vedremo cosa fare. Ho visto tanti posti del mondo ma dico che i miei preferiti sono la Sardegna e Taiwan. Sceglieremo tra questi due».

Eleonora: «Staremo in Sardegna. Abbiamo una bambina di dieci anni, ha i suoi amici, ama la spiaggia, adora il Sup. Staremo ad Alghero».

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