Professione tarta-dog, Kira “a caccia” di uova di Caretta caretta per tutelare la specie – Il progetto
Con lei la sua conduttrice Paola Uccello in missione per l’Area marina protetta di Tavolara
Si muove sicura e macina chilometri testa bassa. La sua arma speciale è il fiuto. Sa bene cosa deve cercare sotto la sabbia. E infatti a un certo punto accelera, corre. E poi di colpo si siede: è il segnale, ha trovato qualcosa. Lei è Kira, professione “tarta dog”, un lagotto romagnolo, addestrato per scovare le uova di tartaruga Caretta caretta deposte sugli arenili. La missione è tutelarle e proteggere i futuri tartarughini. Il progetto è dell’Area marina protetta di Tavolara-Capo Coda Cavallo diretta da Leonardo Lutzoni e lei è la prima cagnolina addestrata con questo scopo in questo territorio.
Il progetto Tarta dog
Si tratta di una pratica – molto diffusa nel resto d’Italia e all’estero – che permette di identificare rapidamente i nidi delle tartarughe e di mettere in sicurezza l’area circostante. L’obiettivo è proteggere le uova da minacce che potrebbero impedirne la schiusa, come danni accidentali, predazione da parte di animali selvatici o randagi, fino alla distruzione causata da eventi meteo-marini estremi. A raccontare meglio di cosa si tratta, però, è Paola Uccello, naturalista socia della cooperativa Axinella di Olbia, collaboratrice dell’Amp di Tavolara, educatrice cinofila e conduttrice di Kira. «L’idea di portare in Sardegna Tarta dog è nata nel 2023 – racconta Uccello, che si è formata come educatrice cinofila nella scuola “Mi fido di te” di Olbia –. L’occasione è stata la deposizione di tre nidi nella spiaggia di Lu Impostu, nel Comune di San Teodoro. Uno dei tre fu segnalato da un uomo che lo aveva notato, mentre gli altri due non sono stati scoperti appena deposti, ma solo dopo, quando i tartarughini sono stati visti spuntare fuori dalla spiaggia per andare verso il mare». Insomma da lì è partito tutto e Kira è approdata sull’isola.
L’addestramento di Kira
«Nel 2024 – racconta – ho quindi iniziato ad addestrare Kira. Allora aveva circa un anno. E l’ho fatto insegnandole a riconoscere le uova secche proprio del nido di Lu Impostu». Un primo condizionamento, dunque, per poi passare allo step successivo, nascondendo dei campioni sotto la sabbia, e ai monitoraggi delle spiagge. «Siamo partiti da Marinella fino ad arrivare a Capo Comino – spiega la naturalista –, località su cui l’Area marina protetta di Tavolara ha competenza perché fanno tutte parte della rete regionale di conservazione della fauna marina». Una rete istituita nel 2005 per far fronte al calo numerico di tartarughe e mammiferi marini, soprattutto delfini, registrato nel Mar Mediterraneo. Ma quindi Kira quando interviene? Facciamo un passo indietro: la tartaruga deve ancora deporre le sue uova.
La deposizione
«La tartaruga – spiega ancora Paola Uccello – passa tutta la sua vita in mare. Si avvicina sulla terra ferma, sulla spiaggia, solo per la deposizione che avviene tra maggio e settembre. E questo è anche il periodo in cui le nostre spiagge sono maggiormente frequentate». Il che significa un aumento delle minacce sia per le uova – deposte in buche profonde anche fino a 60 centimetri – che per i piccoli di tartaruga che poi usciranno. «L’urgenza – continua – è proprio quella di proteggere i nidi dal calpestio, dagli ombrelloni e dal passaggio di mezzi meccanici per la pulizia». Il problema però è che spesso la tartaruga non lascia traccia. «Questo di fatto ci impedisce di proteggere il nido. Perciò è fondamentale il fiuto del cane, che è molto spiccato. Si pensi che noi umani abbiamo 2,5 milioni di ricettori olfattivi, mentre il cane può arrivare fino a 300 milioni in base alla razza». «Lei poi – continua – è molto portata. La sua razza è stata selezionata dall’uomo per cercare i tartufi, perciò è molto abile nella ricerca sotto terra. E poi la vedo che si diverte, è felice». Insomma, Kira ha trovato il lavoro dei sogni. E una volta trovato il nido? Il passaggio successivo è recintarlo.
La schiusa
«Dobbiamo aspettare la schiusa – conclude –, che avviene a partire dai 45 giorni in poi dopo la deposizione. Il nido viene monitorato, si apre la recinzione e si dà ai tartarughini la possibilità di arrivare al mare». E così di notte, all’alba o al tramonto, e cioè quando ci sono meno predatori naturali, i nuovi nati raggiungono l’acqua. La missione di Kira è compiuta.
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