Arriva in Sardegna, viene arrestata e finisce in carcere: la vacanza di una donna si trasforma in incubo – La vicenda
Partita da Londra, avrebbe voluto festeggiare il suo compleanno nell’isola con il fidanzato
Sassari Era arrivata in Sardegna per trascorrere tre giorni di vacanza e festeggiare il compleanno insieme al fidanzato. Una breve parentesi di serenità che si è trasformata in un incubo. Nessuna nuotata nel mare azzurro dell’isola, né un aperitivo davanti al tramonto: le giornate, e le nottate, le ha passate dentro una cella del carcere di Bancali, con il terrore di essere rimandata in Iran, il Paese da cui è fuggita anni fa e nel quale non vuole più tornare.
La protagonista della vicenda è una donna iraniana di 33 anni, residente in Inghilterra, dove le è stato riconosciuto lo status di rifugiata. Era atterrata all’aeroporto di Olbia con un volo low cost proveniente da Londra, con il titolo di viaggio rilasciato ai rifugiati in applicazione della Convenzione di Ginevra. Ai controlli di frontiera, però, è emersa una segnalazione dell’Interpol legata a un mandato di cattura emesso dalle autorità iraniane per una presunta condanna a un anno di carcere per truffa, risalente al 2024.
La 33enne è letteralmente caduta dalle nuvole: «Ma quale truffa? Io non sono mai stata processata» ha subito spiegato, convinta si trattasse di un grosso equivoco. Un momento reso ancora più difficile dal fatto che la giovane non parlava italiano e non aveva mai viaggiato fuori dall’Inghilterra – dove studia all’Università e ha un lavoro part time come cameriera – da quando aveva ottenuto la protezione internazionale.
Ma la polizia di frontiera, dopo gli accertamenti, ha dato esecuzione all’arresto e la donna è stata trasferita nel carcere di Bancali, dove ha trascorso tre notti prima di comparire davanti alla corte d’appello di Sassari. In udienza ha rifiutato l’estradizione perché tornare in Iran – ha spiegato ai giudici – avrebbe significato mettere a rischio la propria vita.
A difenderla in tutta questa intricata vicenda è stato l’avvocato sassarese Maria Grazia Sanna, nominata d’ufficio. Un incarico che ben presto è diventato qualcosa di più di una semplice assistenza legale. L’avvocato ha seguito la vicenda con grande determinazione, costruendo una difesa fondata non solo sugli aspetti processuali ma soprattutto sulla tutela dei diritti fondamentali della sua assistita.
Nelle memorie depositate ha richiamato l’articolo 705 del codice di procedura penale, che vieta l’estradizione quando esiste il concreto rischio che la persona sia sottoposta ad atti persecutori (ancor più considerato che la studentessa è di religione cristiana) o a trattamenti contrari ai diritti umani. Ha inoltre allegato gli ultimi rapporti di Amnesty International sulle carceri iraniane, documentando le violazioni sistematiche dei diritti umani, le persecuzioni nei confronti della minoranza cristiana e le sanzioni adottate dall’Unione europea contro il regime di Teheran. Elementi rafforzati anche dall’attuale scenario internazionale.
La Corte a quel punto ha disposto la scarcerazione della donna, sostituendo il carcere con l’obbligo di presentazione alla questura di Sassari e il divieto di espatrio, trattenendo il documento di viaggio in attesa delle determinazioni del ministero della Giustizia.
Fuori dal carcere, però, è iniziata un’altra prova. L’albergo prenotato per la vacanza non era più disponibile, il fidanzato era dovuto rientrare in Inghilterra e la giovane aveva poche risorse economiche. Era sola, in un Paese di cui non conosceva la lingua e senza sapere quanto sarebbe durata l’attesa: in casi analoghi, infatti, la procedura di estradizione può protrarsi per settimane o anche mesi.
Anche in quel momento l’avvocato Sanna non l’ha lasciata sola. Si è attivata per trovare una sistemazione temporanea e, grazie alla disponibilità di un imprenditore sassarese, la giovane ha potuto soggiornare gratuitamente in un bed&breakfast in attesa degli sviluppi della vicenda.
Nel frattempo la difesa ha presentato un’istanza di revoca delle misure cautelari, sostenendo che mantenerle fosse «illogico in presenza di una evidente causa ostativa all’estradizione». Una tesi che è stata poi condivisa anche dal ministero della Giustizia, il quale ha disposto l’immediata revoca delle prescrizioni recependo le argomentazioni della difesa.
Quando le è stato restituito il documento di viaggio, la 33enne ha finalmente potuto prendere l’aereo diretto a Londra. Prima della partenza ha abbracciato commossa il suo avvocato. Un gesto semplice, ma che racchiude i cinque giorni più difficili della sua vita: la paura di perdere la libertà conquistata lasciando l’Iran e la gratitudine verso chi si è battuto perché potesse tornare nel Paese che oggi considera casa.
Resta ora da attendere l’epilogo del procedimento di estradizione, dopo gli adempimenti previsti dal ministero della Giustizia.
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