Patente B, nel 2025 record di bocciature: quasi quattro su dieci non passano la teoria
Crescono le prove d’esame ma i giovani rimandano sempre più spesso il conseguimento della licenza di guida, soprattutto nelle grandi città
Roma La patente non è più necessariamente il traguardo da raggiungere il giorno dopo i 18 anni. E, quando si decide di prenderla, superare l’esame non è affatto scontato. A fotografare il cambiamento sono sia le statistiche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sia diverse indagini sulle abitudini delle nuove generazioni.
Un dato recente rende bene l’idea delle difficoltà della prova teorica. AutoScout24 ha sottoposto più di 4 mila automobilisti, tutti con patente B da almeno cinque anni, a una simulazione composta da venti domande ricavate dai quiz utilizzati per gli esami. Applicando una soglia di errori proporzionata a quella della prova ufficiale, appena l’8% sarebbe stato promosso. Il risultato non misura naturalmente la preparazione degli aspiranti patentati, ma mostra quanto le regole possano essere dimenticate anche da chi guida da anni.
I numeri reali degli esami confermano però che la selezione è consistente. Nel 2025 in Italia sono state effettuate 2.314.213 prove per tutte le categorie di patente, il valore più alto della serie ministeriale che parte dal 2006 e il punto più avanzato della risalita iniziata dopo il crollo del 2020.
La patente B rappresenta di gran lunga la categoria con il maggior numero di prove. Nel 2025 ne sono state sostenute 1.654.421 tra teoria e guida, con 484.352 bocciature, il dato più alto degli ultimi vent'anni. Il precedente massimo era stato registrato nel 2024, con 469.646 esiti negativi.
È soprattutto la teoria a fare selezione. Su 919.868 prove per la B, 365.486 si sono concluse con una bocciatura, pari al 39,73%. Molto più contenuta la quota nella prova pratica: 118.866 respinti su 734.553 esami, il 16,18%. Anche il confronto tra uomini e donne riserva qualche sorpresa, se si considera l'insieme delle cosiddette patenti inferiori, che comprende tra le altre la B: le candidate hanno risultati leggermente migliori nella teoria, mentre nella guida la percentuale di bocciature è più elevata rispetto a quella maschile.
Ma il fenomeno più interessante riguarda il momento in cui si decide di prendere la patente. Un'analisi di Segugio.it mostra che il 72% degli over 50 l'aveva conseguita a 18 anni; tra gli under 25 la quota scende al 46%. Nelle grandi città il dato si abbassa ulteriormente: al 35% a Milano e al 39% a Torino. Parallelamente, tra il 2012 e il 2022 le automobili intestate a persone con meno di 25 anni sono diminuite del 33%, scendendo sotto quota 600 mila, mentre il parco circolante complessivo continuava a crescere.
Non significa che i ragazzi abbiano rinunciato definitivamente alla patente. Piuttosto, la stanno spostando più avanti nel tempo. La ricerca “Cosa vuol dire avere 18 anni oggi”, realizzata da Future Concept Lab per Subito, segnala che ormai meno della metà dei diciottenni consegue la patente entro l'anno e che il traguardo viene spesso rinviato verso i 21-24 anni. Nella mobilità quotidiana acquistano peso gli spostamenti a piedi, il trasporto pubblico, la bicicletta e l'auto di famiglia.
Le ragioni sono diverse e non possono essere ricondotte a un solo fattore. Pesano il costo dell'auto e dell'assicurazione, soprattutto per i più giovani, ma anche la disponibilità di alternative nelle aree urbane e un rapporto meno simbolico con l'automobile. Per le generazioni precedenti la patente coincideva spesso con il primo vero passo verso l'autonomia; oggi, almeno nelle città meglio servite, può diventare un obiettivo rinviabile. In provincia e nelle zone dove i collegamenti pubblici sono più deboli, al contrario, poter guidare continua ad avere un'importanza pratica molto maggiore.
Anche la modalità di preparazione incide sui risultati. Nel 2025 soltanto il 3,95% delle prove complessive è stato sostenuto da privatisti. E proprio nella teoria il divario con chi arriva attraverso un'autoscuola è netto: tra i privatisti il 72,02% viene respinto, contro il 36,18% dei candidati presentati dalle autoscuole. Il dato suggerisce che app, simulatori e materiale disponibile online possono essere strumenti utili, ma non equivalgono automaticamente a una preparazione efficace.
Nel frattempo diminuisce anche il numero delle strutture: le autoscuole attive censite dal ministero sono passate dalle 6.660 del 2024 alle 6.589 del 2025, 71 in meno in un anno.
Sul futuro pesa infine una variabile che va oltre qualsiasi cambiamento culturale: la demografia. Nel 1964 l'Italia registrava ancora circa un milione di nascite all'anno; nel 2025 i nuovi nati sono stati appena 355 mila, il 3,9% in meno rispetto all'anno precedente. Significa che nei prossimi decenni si ridurrà inevitabilmente anche la platea potenziale di chi arriva all'età della patente.
Una parte di questo calo può essere compensata dalla popolazione nata all'estero. Nel 2025 il ministero ha registrato, tra le patenti conseguite dopo un esame, 50.216 titolari nati in Paesi africani, 37.624 in Asia e 32.288 nell'Europa non appartenente all'Unione europea. Rispetto al 2024 crescono in particolare i gruppi di origine africana e asiatica, mentre quello dell'Europa extra Ue diminuisce.
La patente, dunque, non sta scomparendo. Sta cambiando il modo in cui viene percepita e soprattutto l'età alla quale si ritiene necessario averla. Le prove d'esame sono tornate ai massimi degli ultimi vent'anni, ma vengono affrontate da una popolazione più piccola, più diversificata e con abitudini di mobilità differenti. E, per chi decide di provarci, almeno una cosa non è cambiata: per superare i quiz bisogna studiare.
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