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Statali, da settembre buste paga più pesanti: aumenti e arretrati per 200mila dipendenti – Le cifre

Statali, da settembre buste paga più pesanti: aumenti e arretrati per 200mila dipendenti – Le cifre

Il nuovo contratto delle Funzioni centrali porta incrementi già nel 2026 e somme arretrate

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Roma Buste paga più pesanti in arrivo per circa 200mila dipendenti pubblici. Con la firma definitiva, avvenuta il 6 agosto, del Contratto collettivo nazionale delle Funzioni centrali per il triennio 2025-2027 diventano effettivi gli aumenti destinati al personale di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. Il contratto è entrato in vigore il giorno successivo alla sottoscrizione e i primi effetti economici sono attesi sugli stipendi di settembre.

Quanto aumentano gli stipendi

Gli incrementi sono articolati in tre tranche, con decorrenza dal 1° gennaio del 2025, del 2026 e del 2027. È quindi importante distinguere le somme che spettano già quest'anno dagli aumenti definitivi previsti a regime. Nel 2026 l'incremento mensile lordo dello stipendio tabellare è pari a 89,50 euro per gli operatori, 94,20 euro per gli assistenti, 114,40 euro per i funzionari e 156,20 euro per le Elevate professionalità, su tredici mensilità. Dal 1° gennaio 2027 gli importi saliranno rispettivamente a 126,60, 133,20, 161,80 e 221 euro lordi al mese. L'aumento medio a regime per il comparto è di circa 162 euro mensili. Le cifre sono naturalmente lorde: l'incremento effettivamente visibile sul netto in busta paga sarà inferiore dopo l'applicazione delle ritenute fiscali e previdenziali.

In arrivo anche gli arretrati

Al nuovo stipendio si aggiunge il recupero delle somme maturate dalla decorrenza degli aumenti contrattuali e non ancora corrisposte. Secondo le stime diffuse dopo la firma, gli arretrati possono arrivare a circa 1.300 euro per i funzionari e attestarsi attorno ai 1.000 euro per assistenti e operatori, al netto dell'indennità di vacanza contrattuale già percepita. Gli arretrati non rappresentano quindi un bonus, ma il conguaglio delle maggiori retribuzioni spettanti per i mesi precedenti. Sono somme una tantum che si aggiungono agli incrementi destinati invece a entrare stabilmente nella retribuzione.

Chi ne ha diritto

Il rinnovo riguarda il personale non dirigente del comparto delle Funzioni centrali. La platea comprende i dipendenti dei ministeri e delle agenzie fiscali, tra cui Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, oltre a numerosi enti pubblici nazionali come Inps, Inail e Aci. Nel comparto rientra anche il personale del Coni nei limiti previsti dalla normativa.

Non si tratta dunque di un aumento destinato indistintamente a tutti i dipendenti pubblici: il nuovo contratto interessa specificamente le Funzioni centrali.

Dall'intelligenza artificiale allo smart working

Il rinnovo non riguarda soltanto gli stipendi. Per la prima volta viene introdotta una disciplina specifica sull'impiego dell'intelligenza artificiale negli uffici pubblici: le amministrazioni dovranno garantire informazione preventiva sull'utilizzo dei sistemi di IA e non potranno affidare a processi interamente automatizzati decisioni che incidono sul rapporto di lavoro. Il principio indicato dall'Aran è quello della centralità della decisione umana.

Cambiano anche le regole sul lavoro agile e da remoto. Il contratto consente di ampliare le giornate svolte a distanza per chi presenta particolari esigenze di salute, per i genitori e per chi assiste familiari con disabilità grave. Vengono inoltre riviste le progressioni economiche, rafforzata la contrattazione integrativa e aumentata l'attenzione alla formazione e alla valorizzazione delle competenze.

Tra le altre novità figurano una maggiore flessibilità nella fruizione delle ferie e, su scelta del lavoratore, la possibilità di una pausa di dieci minuti per il recupero psicofisico.

Per i circa 200mila lavoratori interessati, settembre segna quindi il primo passaggio concreto del nuovo contratto: aumenti già maturati nel 2026, recupero degli arretrati e un ulteriore incremento dello stipendio tabellare dal gennaio 2027.

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