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La storia

Paolo Contini, una vita tra i vini: «Dopo 50 anni passo il testimone»

di Piero Marongiu
Paolo Contini, una vita tra i vini: «Dopo 50 anni passo il testimone»

Il “capitano” della più antica azienda vitivinicola sarda lascia la guida ai nipoti

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Cabras Dalla vernaccia venduta nell’emporio di famiglia alla conquista dei mercati internazionali, passando attraverso oltre un secolo di storia economica e sociale della Sardegna. È il lungo viaggio della Cantina Contini di Cabras, una delle aziende simbolo dell’enologia isolana, giunta ultimamente a un nuovo passaggio generazionale. Dopo oltre cinquant’anni alla guida dell’impresa fondata nel 1895, Paolo Contini lascia il timone ai nipoti Alessandro, Mauro e Marcello, eredi di una tradizione familiare che ha saputo rinnovarsi senza perdere le proprie radici. Proprio Paolo Contini si racconta. È stato il capitano di lungo corso che dopo oltre cinquant’anni di navigazione è giunto in porto e, felice di aver contribuito a renderla solida ed economicamente sana, lascia la conduzione dell’azienda di famiglia alle nuove generazioni.

È a lui, figlio di Attilio e nipote di Salvatore, che si deve la valorizzazione della vernaccia e anche il suo recupero dall’oblio in cui era precipitata negli anni settanta, e il lancio sul mercato di altri vini di elevata qualità, che hanno saputo intercettare il gusto dei consumatori. «Il mio ingresso in azienda è coinciso con la crisi della vernaccia» ricorda Paolo Contini nell’indirizzo di saluto rivolto alle autorità convenute in Cantina in occasione della presentazione del libro, curato dal giornalista Paolo Desogus, che racconta la storia della sua famiglia: «I consumi della vernaccia si erano ridotti drasticamente a causa dei cambiamenti degli stili di vita e dell’arrivo sul mercato di vini più leggeri provenienti dalla penisola – ricorda –. Una crisi profonda e prolungata, che lasciava il prodotto invenduto nelle botti. Ma, paradossalmente, fu proprio allora che iniziai a pensare di diversificare le nostre produzioni».

Paolo Contini, ottimo conoscitore delle dinamiche del mercato nonché osservatore attento di quello che accadeva in altre aziende vinicole estere e italiane, in quegli anni iniziò una sperimentazione che avrebbe portato alla produzione di un nuovo vino, fresco e brioso, dedicato ai consumatori più giovani che parlasse di territorio e dell’antico legame con la sua gente. Così, dai consigli di Giacomo Tachis, il più grande enologo italiano di quel periodo, per oltre trent’anni direttore tecnico di Antinori, e l’aiuto di Luca Moroni, autore di testi e annali sui migliori vini nazionali, utilizzando la vernaccia in vendemmia precoce insieme ad altri vini, nacque il Karmis. Un bianco Igt dal gusto piacevole, armonico e rotondo, che incontrò subito il favore dei consumatori.

La ricerca del miglior prodotto per Contini non era finita. Come pure la sperimentazione che avrebbe portato alla creazione di altri vini, tutti di ottima qualità, tutti pluripremiati nelle fiere e nelle rassegne dedicate. Dall’acquisizione e dal recupero di un vigneto alle pendici del Monte Arci, denominato Terre di Ossidiana, il cui terreno è composto prevalentemente dal disfacimento della pietra di ossidiana, venne creato il Tirsos: un vermentino fresco e sapido, molto delicato. Ma è la presenza costante in azienda di Paolo Contini, ben coadiuvato dal personale che vi lavorava, a contribuire al rilancio dell’azienda e alla creazione di altri vini, le cui bottiglie vennero impreziosite dalle etichette realizzate dal famosissimo pittore Antonio Corriga.

«La mia è stata una strada lunga, talvolta in salita – afferma Paolo Contini, lasciandosi andare ai ricordi –, ma l’ho percorsa con sicurezza grazie all’incoraggiamento di Marisa, mia moglie, sempre al mio fianco con i suoi saggi consigli. Con lei ho operato in Italia e all’estero: Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Belgio e Stati Uniti fino al Giappone, all’Australia e in altri Paesi, dove ho portato i nostri vini». E i riconoscimenti, regionali, nazionali e internazionali, all’azienda e alla persona, non sono mancati. Nel palmarès della Cantina Contini c’è un gran numero di medaglie d’oro: la prima ottenuta al Vinitaly di Verona nel 1992, per il vino Barrile, un rosso di pregio ottenuto da uve nieddera, caddiu e altre uve a bacca rossa. A Paolo Contini, proclamato benemerito della viticultura in Italia, è stata conferita la Gran Medaglia Cangrande al Vinitaly di Verona per due volte, nel 1998 e nel 2002.

Questa è però una storia che ha radici ben più antiche. Il “capitano” Paolo Contini, inizialmente con i fratelli Salvatore e Antonio, ha ben navigato nei mari, a volte insidiosi e agitati della viticoltura sarda, guardando sempre al bene e al consolidamento della cantina creata, nel 1895, dal capostipite Salvatore Contini e dalla moglie Anna Maria Dessì. Furono loro ad avviare il commercio del vino, la vernaccia e quello rosso, nel loro emporio. Adesso il vecchio timoniere è giunto all’ormeggio, ma dalla tolda della sua nave continua a guardare, con discrezione, in direzione della Cantina certo che Alessandro, Mauro e Marcello, i suoi nipoti, proseguiranno la navigazione seguendo la rotta tracciata.

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