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San Francesco, il 4 ottobre è festa nazionale: la Sardegna celebra gli 800 anni dalla morte

di Mario Girau
San Francesco, il 4 ottobre è festa nazionale: la Sardegna celebra gli 800 anni dalla morte

Chiese e conventi in tutta l’isola ricordano il patrono d’Italia. Una presenza radicata da otto secoli ma alle prese con il calo delle vocazioni

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Sassari Da quest’anno il 4 ottobre, giorno dedicato a san Francesco d’Assisi, è festa nazionale. Una novità che nel 2026 assume un significato particolare: ricorrono infatti ottocento anni dalla morte del patrono d’Italia, avvenuta il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola.

In Sardegna le celebrazioni coinvolgono numerose chiese dedicate al santo e testimoniano una devozione diffusa in quasi tutte le diocesi. Cinque si trovano nel Nuorese, a Galtellì, Lula, Mamone, Onanì e Nuoro. Quattro appartengono alla diocesi di Ozieri, ad Alà dei Sardi, Berchideddu, Ozieri e Bottidda; altrettante all’arcidiocesi di Sassari, tra Florinas, Ittiri e due chiese nel capoluogo, e alla diocesi di Tempio-Ampurias, ad Aglientu, Badesi, Sant’Antonio di Gallura e Tempio. Due chiese francescane sono presenti rispettivamente nelle diocesi di Ales-Terralba, Cagliari, Iglesias e Oristano.

L’ottavo centenario è accompagnato già dall’inizio dell’anno da incontri e convegni dedicati all’eredità spirituale e sociale di Francesco. La presenza francescana continua infatti ad avere un peso rilevante nella Chiesa sarda. Frati e religiosi operano nelle parrocchie, negli ospedali, nelle carceri e nel volontariato. Tra le figure più conosciute c’è padre Salvatore Morittu, che da oltre 46 anni guida Mondo X e si occupa del recupero delle persone con problemi di tossicodipendenza.

«Il francescanesimo ha dimostrato in questi otto secoli di sapersi rinnovare», osserva padre Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e francescano conventuale. Una capacità di trasformazione che oggi deve confrontarsi con problemi comuni a molti ordini religiosi occidentali: la diminuzione delle vocazioni e l’aumento dell’età media. Segnali diversi, sottolinea Carboni, arrivano invece da aree come Asia, Africa e America Latina, dove stanno nascendo nuovi percorsi legati al carisma francescano.

Il tema del rinnovamento era stato affrontato anche dal cardinale Mauro Gambetti, francescano conventuale e vicario del papa per la Città del Vaticano, durante una visita in Sardegna lo scorso anno. Gambetti aveva indicato nella maggiore collaborazione tra le diverse famiglie nate dall’esperienza di Francesco una possibile strada per rendere più comprensibile e attuale il loro messaggio.

Secondo Carboni, resta invece forte il rapporto con poveri ed emarginati, anche quando i francescani sono impegnati in attività parrocchiali che non appartenevano alla forma originaria della loro esperienza religiosa. «Nella nostra Sardegna – sottolinea l’arcivescovo – ogni convento cerca, secondo le sue possibilità e strutture, di manifestare quella attenzione ai poveri e ai piccoli».

Otto secoli nell’isola

Le origini della presenza francescana in Sardegna risalgono ai primi decenni del Duecento. Fra Tarcisio Mascia, cappuccino, richiama la Cronaca di fra Giordano da Giano, che racconta l’invio dei primi frati nelle regioni e nei Paesi nei quali l’ordine non era ancora arrivato.

Uno dei documenti più antichi sulla loro presenza nell’isola è la cosiddetta Carta Pisana del 1° marzo 1230. Attesta l’esistenza di una comunità di frati minori nella chiesa-convento di Santa Maria de Portu Gruttis, o de Portu Salis, ai piedi del colle di Bonaria. Secondo una radicata tradizione, il secondo insediamento sarebbe stato quello di Monte Rasu, nel territorio di Bottidda, sorto tra il 1230 e il 1237 per iniziativa di fra Giovanni Parenti, successore di Francesco alla guida dell’ordine.

Una storia lunga otto secoli che oggi deve però fare i conti con una forte contrazione numerica. Nel 2000 i Frati minori in Sardegna erano 55, distribuiti in dieci case; oggi sono 25 e i conventi sono quattro, due a Cagliari, uno a Quartu e uno a Sassari. I francescani conventuali sono passati da 58 a 15, presenti tra Cagliari, Oristano, Sassari e Alghero. Più contenuto il calo dei cappuccini: dagli 80 religiosi del 2001 agli attuali 63, distribuiti in dieci comunità, nove in Sardegna e una a Bastia, in Corsica.

Numeri che descrivono una presenza ridotta rispetto all'inizio del nuovo millennio, ma ancora profondamente intrecciata alla storia religiosa e sociale della Sardegna. E che nell’anno dell’ottavo centenario trova nel nuovo 4 ottobre festivo un’occasione ulteriore per riportare al centro la figura e l’eredità di Francesco d’Assisi. 

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