La Nuova Sardegna

Sassari

Il processo

Presunta vittima di maltrattamenti al giudice: «Il mio ex mi scrisse “ti amo” sul letto col sangue»

di Nadia Cossu
Presunta vittima di maltrattamenti al giudice: «Il mio ex mi scrisse “ti amo” sul letto col sangue»

In tribunale a Sassari il racconto choc di una 55enne. La difesa: «Contraddizioni e falsità, prima lo denunciava e poi lo faceva rientrare in casa»

02 marzo 2024
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Sassari «Un giorno entrò nel mio appartamento dopo essersi arrampicato sul pluviale e aver rotto il vetro di una finestra. Si ferì e con il suo sangue mi lasciò una scritta “romantica” sulle lenzuola del letto: “Ti amo”».

Una deposizione choc quella resa in tribunale davanti al giudice Sara Pelicci da una 55enne sassarese, presunta vittima di maltrattamenti da parte dell’ex compagno. Un racconto che, allo stesso tempo, è apparso in alcuni frangenti lacunoso e contraddittorio tanto da spingere la pm che conduceva l’esame a chiedere alla persona offesa – troppo spesso vittima dei “non ricordo” – se per caso fosse affetta da qualche disturbo che le impedisse di riportare alla memoria fatti apparentemente eclatanti che lei stessa aveva denunciato. O se magari fosse stata minacciata da qualcuno perché non rispondesse alle domande. Ma la donna ha negato, tra l’altro l’imputato è in carcere ormai da ottobre del 2022 e quindi non avrebbe potuto interagire con lei.

Di certo il rapporto tra i due era teso da tempo. La coppia è già conosciuta alle forze dell’ordine e anche alle cronache perché la loro travagliatissima vicenda sentimentale ha determinato nel corso degli anni l’instaurazione di molteplici procedimenti penali. La donna aveva chiesto sempre l’intervento delle forze dell’ordine lamentando il comportamento del proprio compagno, via via qualificandolo come “il mio ex” (da qui procedimento per stalking), o “il mio compagno” (procedimento per maltrattamenti in famiglia). Il capo di imputazione elenca offese e minacce (soprattutto quando l’uomo era sotto l’effetto di alcol) del tipo: “Io me ne vado, però prima farò qualcosa che tu ricorderai”. E poi calci alla porta di casa di lei che sarebbe stata «tempestata di chiamate, videochiamate – è scritto – messaggi dopo l’allontanamento dello stesso dall’abitazione dove convivevano». «Arrivando perfino – aggiunge il pm – a entrare in casa della donna contro la sua volontà e a nascondersi dentro un armadio attendendo il suo rientro».

Diversa l’interpretazione dell’avvocato difensore Giuseppe Onorato che ha evidenziato come il suo assistito avesse i propri effetti personali dalla compagna con cui conviveva da anni e «vistosi improvvisamente sbattuto fuori di casa e privato delle chiavi, era dovuto entrare dalla finestra, provocandosi tagli alle braccia. Per poi vedersi costretto a chiamarla dicendole che era ferito e che aveva bisogno di aiuto, di un’ambulanza, non riuscendo a uscire dato che la casa era chiusa a chiave dall’esterno». Lei però era arrivata con la polizia, «cosicché lui – sempre secondo il difensore – per non farsi trovare dagli agenti si era nascosto dentro un armadio».

Durante il controesame del legale dell’imputato, la donna ha ammesso che – nonostante le denunce contro l’ex – da luglio a settembre 2022 gli aveva affidato la cura del proprio padre malato chiedendogli di andare ogni giorno da lui per preparargli da mangiare, assicurarsi che assumesse la terapia, cambiargli il panno».

Ne è emersa una relazione quanto mai altalenante, protrattasi per diversi anni, in cui la donna avrebbe deciso se e quando il compagno poteva tornare a casa, facendo seguire all’intervento delle forze dell’ordine una pacificazione con conseguente rientro alla casa “familiare”. Talvolta malgrado i divieti imposti all’uomo dall’autorità giudiziaria.

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