Sassari, macellaio di “Tutti i giorni” perde il dito dopo un incidente sul lavoro. «In Radiologia mi hanno respinto tre volte» – Cosa è successo
L’uomo ha fatto avanti e indietro per ore tra Pronto soccorso e il reparto prima dell’intervento
Sassari Per quattro volte è stato costretto a percorrere il tragitto tra il Pronto soccorso e il reparto di Radiologia dell’ospedale “Santissima Annunziata” di Sassari con un dito della mano quasi amputato. Da una parte il medico del Pronto soccorso e l’ortopedico che ritenevano indispensabile una radiografia per poter intervenire chirurgicamente, dall’altra il radiologo che, secondo quanto ricostruito nell’esposto presentato alla Procura della Repubblica, si sarebbe rifiutato per tre volte di eseguire l’esame ritenendolo «non prioritario e urgente».
Nel frattempo il polpastrello del paziente entrava in sofferenza ischemica. Una vicenda dai contorni paradossali, quasi kafkiani, sulla quale ora sarà una consulenza medico-legale, disposta dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Grotteria, a stabilire se quei ritardi abbiano avuto un ruolo nella successiva amputazione di una parte del dito.
Protagonista della storia è operaio sassarese di 49 anni, addetto al reparto macelleria del supermercato “Tutti i Giorni”. Circa un anno fa, durante il turno di lavoro, il terzo dito della mano destra resta schiacciato tra un gancio porta-carne e il laccio che trattiene il carico, riportando la quasi completa recisione della terza falange. Sul posto arriva un’ambulanza del 118 che lo trasporta al Pronto soccorso, dove giunge alle 7.20. Intorno alle 8 il medico di turno lo prende in carico e dispone gli accertamenti radiologici richiesti dall’ortopedico prima dell’intervento.
Alle 8.43 arriva però il primo rifiuto: il radiologo invita il paziente a tornare al Pronto soccorso senza eseguire l’esame. Il medico del Pronto soccorso, incredulo, lo rimanda nuovamente in Radiologia ribadendo la necessità della radiografia, ma anche il secondo tentativo va a vuoto. Accompagnato da un barelliere, il 49enne torna quindi al Pronto soccorso, dove il medico telefona direttamente al collega per comprenderne le ragioni. La risposta, sempre secondo la denuncia, è che quell’esame non viene ritenuto urgente né prioritario.
Il paziente affronta così un terzo viaggio verso Radiologia, ricevendo ancora una volta un diniego. Nel frattempo le condizioni del dito peggiorano e il polpastrello entra in sofferenza ischemica. Nella vicenda interviene anche il primario, che contatta la responsabile del reparto per cercare di sbloccare una situazione sempre più incomprensibile. Soltanto alle 11, circa quattro ore e mezza dopo l’infortunio, il paziente si presenta per la quarta volta in Radiologia, questa volta accompagnato anche dall’ortopedico che avrebbe dovuto operarlo, il quale spiega personalmente al radiologo l’urgenza dell’esame.
Solo a quel punto viene eseguita la radiografia e subito dopo il paziente viene portato in sala operatoria, dove i sanitari procedono alla sutura, alla sintesi ossea e al posizionamento della stecca di Zimmer. Nei giorni successivi, però, il polpastrello continua a peggiorare e i medici dispongono un nuovo ricovero, procedendo alla subamputazione della falange ungueale del terzo dito della mano destra.
Qualche mese fa il macellaio è tornato al lavoro, ma senza una parte del dito. Assistito dall’avvocato Salvatore Carboni, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Sassari. Dopo la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, il Gip Grotteria, con provvedimento di qualche giorno fa, ha disposto un supplemento di indagini ordinando una consulenza medico-legale per accertare eventuali responsabilità e verificare se il ritardo nell’esecuzione della radiografia abbia inciso sull’esito clinico. I consulenti avranno quattro mesi di tempo per depositare le conclusioni.
Una parte del danno è già stata indennizzata dall’Inail, mentre il lavoratore potrebbe promuovere anche un’azione civile nei confronti dell’Azienda ospedaliero-universitaria per ottenere il risarcimento del danno differenziale. «In questa fase – precisa l’avvocato Carboni – non sappiamo ancora se l’omissione contestata al radiologo, di per sé grave, abbia effettivamente provocato l’amputazione della falange oppure se, dal punto di vista medico-scientifico, il dito non sarebbe stato comunque salvabile. Sarà la consulenza disposta dal Gip a fornire questa risposta.
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