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Crollo del muro alla Rotonda di Platamona, tutti assolti gli imputati: la sentenza

di Nadia Cossu
Crollo del muro alla Rotonda di Platamona, tutti assolti gli imputati: la sentenza

Undici anni fa il cedimento della struttura provocò il ferimento di un ragazzino

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Sassari. Undici anni dopo il crollo del muro della Rotonda di Platamona, il giudice del Tribunale di Sassari Monia Adami nella tarda mattinata di oggi, martedì 13 luglio, ha assolto tutti e cinque gli imputati, chiudendo il processo per il cedimento della struttura che il 21 luglio 2015 provocò il ferimento di un ragazzino e rischiò di trasformarsi in una tragedia.

Quel pomeriggio un gruppo di giovani si trovava seduto sulla spiaggia, all'ombra del muro, quando la struttura cedette improvvisamente. I ragazzi non ebbero il tempo di allontanarsi: uno di loro rimase incastrato con la testa tra due grossi massi. Le conseguenze furono gravissime, con il ricovero in Rianimazione, diverse fratture, un lungo periodo nel reparto di Ortopedia, interventi chirurgici e un importante percorso di riabilitazione psicologica.

Il processo vedeva imputati Maurizio Loriga, Mauro Salvatore Cappai e Marco Delrio, funzionari del Comune di Sorso all'epoca dei fatti, difesi dall'avvocato Gabriele Satta, e Marge Cannas e Claudio Castagna, allora dirigenti rispettivamente del settore Mobilità e Infrastrutture e del settore Pianificazione urbanistica ed Edilizia privata del Comune di Sassari, assistiti dall'avvocato Nicola Satta.

Nel corso della requisitoria il pubblico ministero Giovanni Dore aveva chiesto l'assoluzione di tutti gli imputati. Per Loriga, Cappai e Delrio la richiesta era stata formulata con la formula «per non aver commesso il fatto», richiamando anche quanto accertato nel 2023 da una sentenza del giudice civile, che aveva stabilito come la Rotonda ricadesse interamente nel territorio del Comune di Sassari e non in quello di Sorso. Per Cannas e Castagna il pm aveva invece sollecitato l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato, evidenziando l'assenza dell'elemento essenziale della colpa.

Secondo l'accusa, infatti, dall'istruttoria dibattimentale non erano emerse violazioni di specifiche norme tecniche né elementi che potessero far prevedere il cedimento del muro. La struttura non presentava deformazioni, cedimenti del terreno o altri segnali visibili tali da imporre interventi straordinari, così come non risultavano fenomeni atmosferici o geologici in grado di far presagire il crollo.

In sostanza, per il pubblico ministero, il cedimento fu determinato dal progressivo deterioramento del materiale calcareo interno della struttura, aggravato dalla penetrazione della salsedine, un fenomeno che all'epoca dei fatti non era prevedibile né conoscibile dai dirigenti comunali. Dore aveva inoltre contestato alcune conclusioni del perito nominato dal Tribunale, in particolare quelle relative all'azione del moto ondoso, sostenendo che la presenza della barriera di scogli e le caratteristiche dell'area non consentivano di prevedere il deterioramento interno del manufatto.

Nelle arringhe difensive gli avvocati hanno sostenuto l'assenza di qualsiasi profilo di responsabilità in capo ai loro assistiti. Nicola Satta, difensore di Cannas e Castagna, aveva sottolineato come mancasse il requisito fondamentale della prevedibilità dell'evento: «La prevedibilità è l'essenza della colpa, ma cosa avrebbero potuto vedere prima i due funzionari su una struttura degli anni Cinquanta che non presentava alcun segno visibile di cedimento?».

Sulla stessa linea anche Gabriele Satta, difensore di Loriga, Cappai e Delrio, che aveva evidenziato l'insussistenza dell'elemento soggettivo e l'assenza di responsabilità a carico dei tre funzionari del Comune di Sorso.

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