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Dall’Ipia in visita all’Oleificio San Giuliano: viaggio dentro un’eccellenza – VIDEO

di Davide Pinna
Dall’Ipia in visita all’Oleificio San Giuliano: viaggio dentro un’eccellenza – VIDEO

Il racconto della storia imprenditoriale di successo della famiglia Manca: «Oggi esportiamo i nostri prodotti in tutto il mondo»

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Dalle colline della Regione San Giuliano si vede un mare verde di ulivi che sfuma verso quello azzurro della baia di Alghero. E si vede La Muralla, l’antica fortificazione che proteggeva la città dagli attacchi che arrivavano dal mare. «È lì, in via Gilbert Ferret, che siamo nati 110 anni fa, nel 1916» racconta agli studenti dell’Ipia Pasquale Manca, titolare dell’Oleificio San Giuliano. Non sono parole che si perdono nell’aria, perché i ragazzi che Pasquale Manca ha di fronte sono algheresi come lui e quei luoghi li conoscono bene. E questo fatto, quando si parla di un’azienda che ha un fortissimo legame col territorio, non è trascurabile. «Siamo così legati che il nome di Alghero ce lo abbiamo nel nostro marchio» spiega Manca.

Martedì 4 maggio ha accolto, insieme alla figlia Chiara e a Ilaria Tortorici, gli studenti della 4°A, guidati dalla professoressa di Italiano Lidia Santocanale: un incontro nato nell’ambito del progetto LaNuova@scuola, di cui l’Oleificio San Giuliano e partner affezionato.

«Accogliere dei ragazzi nostri concittadini e mostrargli cosa c’è dietro un cancello che magari hanno visto tante volte è un grande piacere», sottolinea Pasquale Manca. Per i ragazzi è stato un vero e proprio viaggio: prima nella ricchissima storia della famiglia Manca e dell’oleificio, poi fra gli ingranaggi e i nastri trasportatori di un impianto produttivo che è un piccolo gioiellino ingegneristico, dove l’automazione incontra la professionalità degli operai. «Siamo ad Alghero dal 1600 e da sempre la mia famiglia ha lavorato nell’agricoltura. Prima però non facevamo solo olio: i vecchi uliveti avevano degli spazi molto ampi tra i filari per poter ospitare viti e altre piante». Il frantoio si trovava nel cuore del centro storico, ma il 17 maggio del 1943 le bombe dell’aviazione anglo-americana cancellarono secoli di storia, distruggendo tutto.

«Dovemmo ricominciare tutto da zero. Negli anni Settanta ci siamo trasferiti qui, dotandoci del primo frantoio a ciclo continuo della Sardegna: io ero un bambino e ricordo che nessuno ci voleva credere». Il vantaggio di questa tecnica è semplice: la molitura tradizionale espone le olive all’ossidazione in diversi momenti, questo processo invece avveniva a tenuta stagna e a temperature controllate: «Dandoci un olio di qualità immensamente superiore».

E proprio in quegli anni che nacque il marchio San Giuliano, oggi diventato sinonimo di eccellenza agroalimentare ben oltre i confini dell’isola. «Abbiamo cominciato a esportare verso il Nord Italia, prima, poi dagli anni Novanta abbiamo guardato a Usa, Canada, Giappone e Asia. Da allora viaggiamo un po’ in tutto il mondo, con un prodotto al 100 per cento italiano».

Poi, il viaggio dentro i segreti del frantoio: «Macchine di altissima qualità, al 99 per cento italiane: non tanto per campanilismo, ma perché per certi macchinari i produttori italiani sono i migliori al mondo». I ragazzi della 4°A hanno così l’occasione di vedere e toccare con mano i meccanismi che trasformano le olive in olio: «Un processo che deve avvenire subito dopo la raccolta, altrimenti l’esposizione all’ossigeno impoverisce le qualità del frutto» ha spiegato Ilaria Tortorici. Tramogge, coclee, defogliatori, frangitori, gramole, nastri trasportatori, centrifughe: il vocabolario del frantoio non è una realtà sconosciuta per gli studenti dell’Ipia, per loro la meccanica è il pane quotidiano.

«Cosa ci ha colpito di più? La pulizia, la capacità di esportare il prodotto in tutto il mondo e la grande attenzione ai clienti» dicono alla fine della visita Stefano, Giovannino e Antonio, prima di tornare verso scuola con una bottiglietta d’olio. E con la consapevolezza che anche a due passi da casa, si può fare impresa e farsi conoscere in tutto il mondo.

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