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Posidonia, da rifiuto a risorsa: «Industria e ambiente devono camminare insieme» – L’intervista

di Valentina Dau*
Posidonia, da rifiuto a risorsa: «Industria e ambiente devono camminare insieme» – L’intervista

La presidente del Cipss Simona Fois: «Un nuovo impianto di trattamento che consentirà vari riutilizzi. E la sabbia sarà riportata sulle spiagge di Alghero»

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Quelle montagne di posidonia che ogni anno si accumulano sulle spiagge non saranno più un problema, ma una risorsa. Martedì 5 maggio è entrato in funzione il nuovo impianto di trattamento realizzato dal Consorzio industriale provinciale di Sassari nel sito di Alghero-San Marco. Un’opera attesa da anni che punta a rivoluzionare la gestione della biomassa marina, con un obiettivo chiaro: restituire la sabbia ai litorali, contrastare l’erosione e avviare una vera filiera di riutilizzo sostenibile. Il progetto si candida a diventare un modello per tutto il nord Sardegna. Su questa importante novità abbiamo intervistato la presidente del Cipss Simona Fois.

L’impianto di trattamento è stato atteso a lungo: quali sono gli obiettivi principali di questo progetto?

«Sicuramente dare risposte importanti al territorio. Ci prefiggiamo di diventare un punto di riferimento per il Nord Sardegna e rispondere alle esigenze del Comune di Alghero. È un'opera strategica per il posizionamento del Consorzio Industriale Provinciale nella filiera della green economy, a cui teniamo molto».

Come funziona concretamente il nuovo impianto? Quali tecnologie vengono utilizzate e che tipo di trasformazione subisce la posidonia una volta raccolta?

«È importante specificare che trattiamo solo la posidonia in esubero, quella che il Comune non riesce a ricollocare sugli arenili. Questa arriva all'impianto con dei camion e, attraverso la procedura del soil washing, viene lavata per separare la sabbia, che viene poi riposizionata sui litorali. La posidonia lavata e trattata smette di essere un rifiuto e diventa una risorsa, End of Waste, per tre sbocchi principali, agricoltura come substrato vegetale, pannelli fonoassorbenti e ingegneria ambientale nella lotta contro l'erosione costiera. Sono inoltre in corso interlocuzioni con Università ed enti di ricerca per individuare ulteriori applicazioni e mercati».

Quando sarà pienamente operativo l’impianto e quali sono i quantitativi previsti?

«L'avviamento è partito il 5 maggio con una prima fase di sperimentazione. Successivamente l'impianto entrerà a regime servendo anche altri comuni costieri. Contiamo di trattare circa 20.000 tonnellate all'anno una volta a regime».

Quali benefici ambientali porterà questo sistema rispetto alla gestione tradizionale?

«Il beneficio principale è il recupero della sabbia. Tramite il soil washing recuperiamo circa il 60-70% della sabbia presente nella posidonia. Contrariamente a quanto si possa pensare, non stiamo consumando il litorale, ma l'esatto opposto: ricollocando la sabbia sui litorali, contrastiamo l'erosione costiera e la diminuzione della battigia causata dalle maree e dagli agenti climatici». Che messaggio vorrebbe lasciare ai cittadini e agli studenti sul tema della tutela ambientale e del riutilizzo delle risorse?

«Il Consorzio crede fermamente che la produzione industriale non possa più prescindere dalla tutela delle risorse ambientali. Puntiamo su economia circolare, minor consumo di suolo, efficientamento energetico e autoproduzione di energia per impattare sempre meno sull'ambiente».

Con una capacità prevista di circa 20 mila tonnellate l’anno e l’obiettivo di servire progressivamente anche altri comuni costieri, l’impianto di Alghero segna un cambio di passo concreto. La posidonia non è più un rifiuto da smaltire, ma una risorsa da valorizzare. E per il litorale del nord Sardegna si apre una nuova stagione, in cui tutela ambientale e innovazione procedono finalmente nella stessa direzione.

*Valentina frequenta il Liceo Musicale Azuni a Sassari

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