La Nuova Sardegna

La riforma della scuola

Istituti Tecnici, le Scienze cruciali per il nostro futuro: non diminuiamo le ore di lezione

di Alexandru Nae*
Istituti Tecnici, le Scienze cruciali per il nostro futuro: non diminuiamo le ore di lezione

Il rischio è che si privilegi la pratica rispetto alla teoria, con gravi conseguenze sulla formazione di base

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La recente riforma degli istituti tecnici italiani è stata presentata dal Ministero dell’Istruzione come un intervento necessario per rendere la scuola più moderna e più allineata alle esigenze del mondo del lavoro. Secondo i suoi sostenitori, l’aumento delle attività pratiche, dei laboratori e delle collaborazioni con le aziende favorirebbe un inserimento più rapido degli studenti nel mercato lavorativo. Nonostante queste intenzioni, la riforma ha suscitato numerose critiche, soprattutto per la riduzione delle ore dedicate alle materie scientifiche, elemento che rischia di impoverire la formazione culturale degli istituti tecnici.

Uno degli aspetti più contestati riguarda proprio la diminuzione delle ore di insegnamento di fisica, chimica, biologia e matematica. In alcuni indirizzi, queste discipline verranno persino accorpate, riducendo ulteriormente il tempo disponibile per approfondire i singoli argomenti. Questa scelta è particolarmente problematica perché le scienze non servono solo a memorizzare formule, ma sviluppano ragionamento logico, metodo scientifico e capacità critica. Ridurre il loro spazio significa limitare strumenti fondamentali per la crescita intellettuale degli studenti. Ma un’altra nota che appare dolente è lo squilibrio tra teoria e pratica. La riforma sembra privilegiare quasi esclusivamente le competenze pratiche e professionalizzanti. Laboratori, stage e rapporti con le aziende sono certamente utili, ma la scuola non può trasformarsi in un semplice luogo di addestramento al lavoro. Gli istituti tecnici hanno sempre rappresentato un equilibrio tra teoria e pratica: se la componente teorica viene ridotta troppo, si rischia di formare studenti preparati solo per mansioni specifiche, ma meno capaci di adattarsi ai cambiamenti futuri.

 Un altro aspetto importante da considerare riguarda le conseguenze per chi terminato il ciclo delle scuole secondarie decide di proseguire gli studi. Molti studenti degli istituti tecnici scelgono percorsi universitari scientifici come ingegneria, informatica, chimica o economia. Con una preparazione teorica indebolita, potrebbero arrivare all’Università con lacune significative rispetto ai loro coetanei provenienti da altri indirizzi, incontrando maggiori difficoltà e riducendo le possibilità di successo accademico. L’altra considerazione sulla riforma è più generale e riguarda il messaggi o culturale a mio giudizio preoccupante. La riforma sembra trasmettere l’idea che la cultura scientifica sia meno importante della preparazione immediatamente spendibile nel mercato del lavoro. In una società dominata da tecnologia, innovazione e intelligenza artificiale, questa visione è rischiosa: oggi più che mai servono solide competenze scientifiche per comprendere il mondo, non solo per svolgere un mestiere e per ottenere una affermazione professionale soddisfacente. Per ultimo, ma non perché meno importante, c’è il tema “impatto sugli insegnanti”: la riduzione delle ore potrebbe comportare anche un taglio delle cattedre scientifiche, con conseguenze occupazionali e un’ulteriore svalutazione del ruolo delle discipline scientifiche all’interno della scuola.

Per tutte queste ragioni, io ritengo che la riforma degli istituti tecnici rischi di indebolire profondamente la formazione scientifica degli studenti. Modernizzare la scuola è necessario, ma non dovrebbe significare sacrificare le materie che sviluppano pensiero critico e cultura generale. Una scuola equilibrata deve saper unire teoria e pratica, conoscenza e competenze professionali, senza in alcun modo ridurre il valore delle scienze.

*Alexandru frequenta l’Istituto Tecnico Deffenu a Olbia

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