Meo Sacchetti lascia la panchina a 73 anni: «Un viaggio bellissimo»
Il coach del Triplete della Dinamo Sassari si trasferisce ad Alghero
Sassari «Sono già in Sardegna, ho finito il mio lavoro e sono pronto a godermi tutte le cose che mi piacciono».
Il basket è già il passato, per Meo Sacchetti, che a quasi 73 anni (li compirà ad agosto) ha appeso la lavagnetta al chiodo chiudendo una carriera da coach durata oltre trent’anni, che l’ha portato sulle panchine di tutte le categorie, dalle minors alla serie A, sino alla nazionale.
Il leggendario coach nato ad Altamura, che tra il 2009 e il 2015 ha guidato la Dinamo Sassari dalla Legadue alla conquista di uno storico Triplete tricolore, ha detto basta al termine della stagione alla guida della Fabo Herons Montecatini, nel campionato di serie B.
Coach Sacchetti, la sua carriera da allenatore si è aperta e chiusa nelle “minors”. È stato bello sino all’ultimo?
«Sì, me la sono goduta sino alla fine, anche se la decisione di chiudere qui l’ho presa qualche tempo fa. Ovviamente, per rispetto nei confronti di questa società e del suo pubblico, che mi hanno accolto e trattato in maniera davvero speciale, ho atteso la fine del campionato per comunicare il mio ritiro dalle scene».
La prima a saperlo è stata sua moglie Olimpia?
«No, il contrario: lei l’ha saputo quando il comunicato ha iniziato a girare e infatti non l’ha presa benissimo».
Davvero non l’aveva avvisata?
«Ma sì, con lei ne avevo già parlato... Vabè, alla fine abbiamo aggiustato anche questa».
Questa è la cosa più “meosacchettiana” che ci si possa aspettare. A parte questo, il basket le mancherà?
«Forse sì, ma senza drammi, nel senso che ovviamente continuerò a seguirlo. Quando hai giocato a pallacanestro per metà della tua vita e per l’altra metà hai allenato, insomma a quel punto il basket diventa tutto. Ma per fortuna ho anche altri interessi».
Per esempio la cura delle piante nella sua casa di Valverde, sulle colline dell’entroterra algherese.
«In campagna c’è sempre tanto lavoro da fare, per fortuna c’è una persona che mi aiuta ma ora avrò molto più tempo e ne sono davvero felice. Lascio il basket davvero senza rimpianti, anche perché dal punto di vista umano ho finito con un’esperienza bellissima. Questa di Montecatini, appunto».
E la Dinamo?
«Una cosa molto bella, che ha segnato un periodo abbastanza lungo della mia carriera e della mia vita».
E ha arricchito il suo palmarés personale.
«Vincere lo scudetto è stato bellissimo, così come vincere le coppe. Ma è stato straordinario anche vincere il campionato di A2 e portare per la prima volta Sassari nella massima serie. Però devo dire una cosa: alla mia età non misuro le esperienze con i trofei alzati, ma con la qualità delle persone incontrate. Sono stato fortunato a conoscere in tanti posti persone di alto livello, per questo dico che è stata davvero una bella avventura».
Ha sempre sostenuto che niente è più bello di giocare. La pensa sempre così?
«Assolutamente sì. Niente è come giocare. Ora però posso dire che la seconda cosa più bella dopo giocare è allenare. È bello costruire certi rapporti con i giocatori, è bello cercare di dare un’impronta propria a una squadra. A volte ci si riesce, altre volte no. Ma tutto fa parte del percorso e ora che arrivo ad Alghero, mi tolgo la giacca e metto via la lavagnetta, posso dire di avere un bel bagaglio da portarmi dietro».
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