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La Torres e il rossoblù, storia di un legame che dura da più di 120 anni

di Andrea Sini
La Torres e il rossoblù, storia di un legame che dura da più di 120 anni

La società ha presentato le nuove divise da gioco. Ecco le più belle e le più amate della storia del club sassarese

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Sassari Disegni geometrici che richiamano le linee della tessitura tradizionale sarda e strizzano l’occhio all’identità dell’isola. Si chiama non a caso “Spirito Sardo” e a indossarla saranno i giocatori della Torres durante le gare della stagione 2026-’27.

In vista dell’inizio del campionato, la società sassarese ha svelato le nuove maglie, il cui design è stato curato da Carlo Delogu e Luca Rizzotto con la collaborazione di Riccardo Grabesu e del team Footurelab.

Il rossoblù più antico dell’isola (la Torres è stata fondata nel 1903, come ricorda la scritta ben visibile nel retro) presenta come elementi di appartenenza le croci e le torri, che caratterizzano sia lo stemma cittadino che il logo del club.

“La manifattura – fa sapere la società - è interamente fatta in Portogallo con una qualità altissima, le maglie sono realizzate nel tessuto principale “100% Interlock” hanno la caratteristica di avere le maniche costruite con un tessuto differente traforato a nido d’ape, elementi che donano ulteriore eleganza e riconoscibilità. Quest’anno cambia anche il modello del pantaloncino con la sua manifattura laterale che incrocia il tessuto che viene impreziosito da uno spicchio in tessuto traforato con colore in contrasto bianco”.

Le origini Ma perché la Torres veste questi colori? Il rosso e il blu sono storicamente i colori della municipalità di Sassari. Lo sono dalla notte dei tempi e i sassaresi nel corso dei secoli hanno resistito ai tentativi di cambiamento imposti prima dai dominatori spagnoli, poi dai piemontesi.

Breve excursus Soltanto in anni recenti il consiglio comunale “c’è cascato”, adottando sulla base di un atto vecchio quasi 250 anni, mai recepito dai vari rappresentanti della municipalità, i colori rosso e oro, nei quali la cittadinanza non si è mai riconosciuta. Il Comune di Sassari festeggia ogni anno l’anniversario dei moti rivoluzionari guidati da Giovanni Maria Angioy contro i piemontesi, ma negli anni Duemila ha cambiato i propri colori sulla base di un documento firmato nel 1767 proprio dal re di Sardegna, quindi re dei dominatori piemontesi, Carlo Emanuele III. Una bella contraddizione. Per fortuna l’articolo 4, comma 3, dello Statuto comunale specifica che “i colori tradizionali del Comune sono il rosso e il blu”. Cosa che i sassaresi hanno sempre saputo. 

Il sondaggio Tornando ai colori della Torres, la combinazione venne scelta da soci e tifosi nel luglio del 1903, quando la dirigenza della neonata società decise di coinvolgere gli appassionati in questa decisione così importante: nelle vetrine del negozio di abbigliamento Ferrucci, in Corso Vittorio Emanuele, vennero esposti per alcuni giorni diversi abiti ufficiali confezionati per l’occasione. La scelta dei sassaresi cadde senza esitazione sulla divisa con biacca blu a doppio petto con risvolti rossi, calzoni bianchi, fascia rossa e maglia blu con il nome “Torres” ricamato sul petto.

L’evoluzione Con il passare degli anni sono cambiati i materiali, il design si è evoluto e le divise sono state “sporcate” dagli sponsor. Ma la Torres è sempre rimasta fedele ai propri colori. A cavallo tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, quelli delle prime partecipazioni ai campionati nazionali, le maglie da gioco erano caratterizzate da un colore dominante (o tutte rosse, o tutte blu), con il colletto e i polsini del colore inverso. A partire dagli anni Cinquanta, è andato consolidandosi per la prima maglia il modello diviso a quarti, che – salvo poche eccezioni – ha caratterizzato sino a oggi le divise della Torres per le partite interne. Tra le varianti proposte, il colletto rossoblù alternato a quello bianco (come il modello attuale), quella a strisce verticali e quella con il busto rosso e le spalle blu (o viceversa).

La più belle, le più amate Un sondaggio tra i tifosi non è mai stato fatto, ma con tutta probabilità la maglia più bella, più identificativa e amata è quella che la Torres ha indossato negli anni Ottanta, nel corso dell’era targata Bruno Rubattu. Prodotta da Nr, maglia “pulitissima” nel suo design, divisa a quarti con colletto e polsini di colori invertiti, stemma della Torres in pelle cucito sul cuore e sponsor della Regione cucito al centro, raffigurante la Sardegna in bianco su sfondo rosso. Una maglia molto amata anche perché legata all’epopea di Zola&c., con la promozione in C1 e la serie B sfiorata due volte.

A seguire, le maglie utilizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, con la versione rossoblù (niente inserti bianchi) “dominata” dallo stemma cucito sul cuore, e la versione da trasferta bianca con banda trasversale rossoblù talmente bella da essere stata riprodotta ciclicamente. Un modello del tutto simile, per esempio, è stato utilizzato dalla Torres nella trasferta di Mestre del 2000, decisiva per la promozione in C1, ed è stato riproposto in più circostanze nel corso dell’ultimo ventennio.

Stranezze e rarità L’avvento degli sponsor sulle maglie, alla fine degli anni Settanta, ha prodotto nel corso del tempo una lunga serie di stranezze, che vanno dalle scritte pubblicitarie cucite sui loghi della stagione precedente (spesso ogni muta di maglie durava 2 o più stagioni) alle mute con maglie diverse tra loro. Alcune con lo sponsor o con lo stemma della società, altre senza. Tra seconde e terze maglie, nella sua storia la Torres è scesa in campo con pochissimi altri colori: in giallo, celeste, grigio, amaranto, nero e arancione. Luca Cuccuru, giocatore della Torres tra gli anni Trenta e Quaranta scomparso nel 2016, ricordava che a cavallo della guerra almeno in una circostanza la squadra era dovuta scendere in campo con una divisa viola, in assenza di altre maglie. Solo per necessità, perché la Torres e Sassari sono rossoblù.

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