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Dj Diva: «I maschi mi dicevano: “Sei una meteora”, invece ce l’ho fatta»

di Paolo Ardovino
Dj Diva: «I maschi mi dicevano: “Sei una meteora”, invece ce l’ho fatta»

L’algherese è la deejay sarda più popolare degli ultimi anni: «Emergere resta più difficile. La hit dell’estate? Resta quella di Sanremo»

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Il suo non era il sogno tenuto del cassetto da quando era bambina. È più la folgorazione arrivata a sorpresa e alla quale ha deciso di dare retta. «Ho iniziato nel 2013, ma fino a quel momento facevo la cantante nei pianobar. Poi una volta è capitato che in un locale è mancato il dj e mi hanno chiesto di sostituirlo in consolle. Non volevo nemmeno provare: non sapevo da che parte girarmi. Invece è diventata la mia vita. Da quella prima serata, hanno iniziato a contattarmi» e ora l’agenda è fitta.

Maria Diva Caria, 32 anni, algherese, per tutti è solo Dj Diva. Oltre 45mila follower solo su instagram, è la deejay donna più popolare in Sardegna e non è una distinzione forzata, ma un tema ancora attuale. «Se si pensa che essere donna voglia dire ottenere tutto più facilmente, beh, è esattamente il contrario – spiega –. Soprattutto agli inizi, ricordo l’astio dei colleghi, i dj erano i primi a dire “ma dove vuoi andare” e parlavano di “classica meteora”». Invece oggi dj Diva gira tra i palchi e tra le consolle di tutta la Sardegna. Meno di due settimane fa ha condiviso la scena con Rkomi a Thiesi. A Inizio anno ha partecipato al concertone di Arzachena: «Che esperienza! Avevo la febbre a quaranta, me la ricorderò perché dopo aver suonato sono scappata via e non ho visto Achille Lauro». La prende con il sorriso, adesso. A Pasqua ha condiviso il palco con Sfera Ebbasta, tra i big degli ultimi anni ricorda anche l’esperienza nella stessa sera con i The Kolors. La passione per la musica l’ha portata per due stagioni a Ibiza, «lì sei nel cuore della musica, la vivi a 360 gradi», in Germania e a Milano.

Riflette: «Mi sono state fatte tante proposte indecenti che non ho accettato, purtroppo questo lo devo dire – confida Maria Diva –. Il grande salto non l’ho fatto, ma di certo non era quello il modo». Il grande salto è uscire nell’isola. Poco male, perché lei da queste parti è il nome femminile più richiesto. «Ma non sono l’unica, in ambito elettronico ce ne sono altre, penso a Ladycrazy di Sassari. Le donne sono in aumento e sono contenta». Il percorso di dj Diva si potrebbe descrivere anche con una dicotomia: lei è deejay di notte e geometra di giorno. «Oltre le gambe c’è di più, è il caso di dirlo – ride lei –. Faccio due lavori prettamente maschili». Quando è in consolle, il suo repertorio attinge prevalentemente dall’hip-hop e dal reggaeton. «Anche se quando sono nelle piazze devo spaziare tra le hit del pop italiano. Ma non è un problema, ho saputo farle mie, d’altronde sono una vascorossiana». Il tormentone dell’estate? «Siamo rimasti fermi a Sanremo, la traccia più richiesta è “Ossessione” di Samurai Jay».

Il posto più strano in cui ha portato la sua musica, dj Diva lo ricorda ridendo: «Era il 2014, ho suonato sopra un’ambulanza». Proprio così: «L’avevano svuotata e mi ci avevano messo sopra». L’anno scorso un’altra esperienza singolare: «A Lanusei, ho suonato sopra un ponteggio in mezzo a una strada». Soluzioi creative al di fuori dei soliti club e delle piazze. Oggi che arriva a fare serate quasi tutti i giorni, specie nel periodo estivo, dj Diva racconta: «La musica è il mio rifugio. A quindici anni ho avuto un tumore osseo, in un certo senso anche la passione per la musica mi ha aiutata a uscirne. Prima con il canto, poi dietro la consolle. Mi faccio coccolare dall’adrenalina che provoca».

Lei, un’atipica «geodeejay», di mattina va in ufficio in tailleur e camicia, di sera sfodera paillettes e lustrini. Ma girare per far ballare il pubblico porta con sé anche un bel bagaglio di sacrifici. Innanzitutto significa fare molti chilometri e incastrare lavoro e vita privata. E anche mettere in conto qualche rinuncia. «Ho dovuto rivendere il mio biglietto per il concerto di Vasco a Olbia, quella sera dovevo essere a Orroli. Più in grande, diciamo che dimentichi i Capodanno con gli amici, le uscite del fine settimana». Un sospiro, poi di nuovo: «Ma mi sento fortunata a fare questo nella vita».

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