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L'intervista

Elena Arvigo: «Il caso Michela Murgia? Non esprimo opinioni, metterla in scena è già una posizione»

di Alessandro Pirina
Elena Arvigo: «Il caso Michela Murgia? Non esprimo opinioni, metterla in scena è già una posizione»

L'attrice genovese alla Notte dei poeti di Nora con "Anna della pioggia" della scrttrice di Cabras

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Elena Arvigo porta in scena Michela Murgia. E lo fa con “Anna della pioggia”, un intrigante ritratto al femminile tratto dall’omonima raccolta di racconti della scrittrice di Cabras, nel ruolo della protagonista, una giovane donna in crisi che un giorno inizia a correre mentre l'acqua cade giù dal cielo, nello smog di Milano (produzione BAM Teatro). L’appuntamento con Elena Arvigo - che intanto per lo spettacolo “Ismene” è nella terna delle candidature per la Maschera del teatro italiano - è per venerdì 10 luglio alle 20 nello straordinario scenario di Nora all’interno della Notte dei poeti, 44esima edizione della rassegna targata Cedac.

Elena, chi è Anna?
«Anna è una donna che corre solo quando piove. La pioggia non è un ostacolo, ma proprio la condizione di abitare il mondo. Mentre corre il suo pensiero passa dalle piccole cose alle grandi domande della vita. È una donna in fuga da qualcosa che non viene mai individuato. È un racconto immaginifico, simbolico, potrebbe anche essere reale. Correre sotto la pioggia può essere anche di quelle superstizioni che abbiamo tutti, quelle cose indicibili che restano segrete».

Cosa l’ha colpita di questo testo?
«Io amo le polifonie di voci. In questo testo ci sono Morgana, Elena di Troia, Beatrice Cenci, donne comuni, piante che parlano. Una piccola produzione indipendente, Bam, mi ha chiesto se mi andasse di iniziare a camminare con questa autrice. Io ho subito trovato questa raccolta una meraviglia, soprattutto perché restituisce a Michela Murgia il ruolo di scrittrice, perché in tutto questo casino che si è creato ci si è dimenticati che lei non era un’opinionista ma una scrittrice».

L’ha mai incontrata?
«Mai e non la conoscevo. Sono una donna del ’900 e per me una contemporanea è Marguerite Duras. Un giorno vidi un suo video in cui spiegava le ragioni del suo essere antimilitarista, esponeva in maniera così perfetta la differenza tra pacifista e antimilitarista che mi fece dire: devo leggerla per capire chi è. Mi colpì il suo pensiero cristallino. Ecco perché manca. Ma non potrei dirlo meglio che con questi suoi racconti bellissimi. Io credo che di tutta questa bagarre non sarebbe stata contenta...».

Che idea si è fatta del caso “Strega”?
«Non credo sia necessario per forza esprimere una opinione, ma metterla in scena è già una posizione».

Sente come una responsabilità particolare mettere in scena un’autrice come Michela Murgia o la considera un’autrice come gli altri?
«Per me è sempre una responsabilità, e quindi è un autore come gli altri. Io porto in scena autori che mi stimolano. Sono diventata brava a stare in scena grazie agli autori. Io nasco come lettrice prima che attrice. Ho appena cambiato casa, l’unica stanza perfetta, con tutti i libri in ordine alfabetico, è lo studio. In libreria e a teatro io mi sento al sicuro».
 

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