La Nuova Sardegna

L’intervista

Elena Testi: «Oggi vogliamo un’informazione che ci dia ragione. Netanyahu? Grande comunicatore. Trump privatizza il diritto internazionale»

di Paolo Ardovino
Elena Testi: «Oggi vogliamo un’informazione che ci dia ragione. Netanyahu? Grande comunicatore. Trump privatizza il diritto internazionale»

La reporter ospite del festival “L’isola delle storie” a Gavoi con il libro “Genesi” sulla storia dell’estrema destra israeliana

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«Ecco, ho appena detto questo e ho l’incubo di sembrare pro qua o pro là»: Elena Testi, reporter per La7, è per il racconto dei fatti. Volto che dalle zone di guerra entra nelle nostre case, presenta a Gavoi per “L’isola delle storie” il libro “Genesi - Soldi, crimine impunità. Storia dell’estrema destra israeliana” (Sem). In dialogo con Valentina Petrini domenica 5 luglio.

Perché raccontare la genesi del governo israeliano?

«Credevo fosse necessario chiarire che non nasce tutto dal 7 ottobre 2023, ma c’è un passato. Ho creduto che l’opinione pubblica dovesse conoscere le radici e come il sionismo sia cambiato nel tempo; e come una parte di Israele avesse iniziato a credere al sionismo di matrice messianica: da lì ho ripercorso la storia di Israele con angolazione diversa, quella di coloro che vogliono creare la grande Israele e annettere territori».

È importante farlo senza avere un giudizio?

«Sì, per rimettere al centro il mestiere del reporter, che si basa sui fatti. Non siamo attivisti, dobbiamo permettere a chi legge o a chi ascolta di farsi una propria opinione».

E in questo caso come si fa?

«Quando racconti il conflitto israelo-palestinese ti rendi conto, certo, che la parte forte è Israele e che se c’è un popolo che sta soffrendo, è quello palestinese. L’opinione pubblica è empatica verso il popolo palestinese. Ma quando ti trovi a raccontare fatti, il giudizio personale va lasciato a casa».

Eppure sembra necessario prendere posizione.

«In Italia si è sfociato in un racconto che fa la divisione tra buoni e cattivi e crea un’assoluta polarizzazione. Esistono le sfumature, bisogna raccontarle. Poi è dovuto anche al fatto che c’è una infodemia: e tutti siamo propensi a cercare l’informazione che avvalora la nostra tesi, non per sapere quello che accade».

Chi è “Bibi” Netanyahu?

«Una persona che ha più di 70 anni. Innanzitutto un grande comunicatore, che parla con linguaggio semplice e che ha sempre puntato sul faro del pericolo esterno che mette a rischio l’esistenza di Israele. Oggi in patria non è amato da gran parte degli israeliani, ma nel vuoto e nella mancanza di programmi viene votato il più forte. Specie se sei cresciuto sentendo sempre che il tuo Paese è in pericolo. Il 7 ottobre ha acutizzato questo, è stato la realizzazione dell’incubo peggiore di qualsiasi ebreo-israeliano».

Trump annuncia accordi ogni giorno ma i conflitti proseguono.

«La verità è che non ci sono programmi per la ricostruzione di Gaza, i famosi punti non sono stati rispettati, se non la liberazione degli ostaggi. E non c’è un futuro dietro l’angolo. Trump poi privatizza il diritto internazionale. Di certo pensava di vincere subito contro l’Iran, figlio dell’ubriacatura di ciò che è stato fatto in Venezuela. Non è stato così».

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