Valeria Solarino: «Restare umani oggi è considerato un crimine»
L’attrice all’Andaras festival con il suo corto “La solidarietà non è reato” che racconta l’odissea giudiziaria di un attivista di Amnesty
L’abbiamo vista al cinema e in tv in ruoli sempre diversi: ironici, drammatici, brillanti. Da “Viola di mare” a “Smetto quando voglio”, fino ad “Anita Garibaldi”. Questa volta Valeria Solarino sta dietro la macchina da presa. Il suo corto, “La solidarietà non è reato” sarà presentato domani all’Andaras traveling festival.
L’appuntamento, in collaborazione con Amnesty International, sarà alle 21.45 nello splendido scenario di Portixeddu, nel territorio di Fluminimaggiore. Il corto racconta la storia di Sean Binder, giovane attivista tedesco accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Sotto indagine dal 2018, Binder è stato recentemente assolto da tutte le accuse in quello che è stato definito uno dei più importanti processi legati alla criminalizzazione della solidarietà.
Valeria, com’è nata l’idea di dirigere questo corto?
«Sean è un attivista che si è specializzato nella ricerca e nei soccorsi in mare. A un certo punto si è trovato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina solo perché aveva iniziato a collaborare con una Ong greca. Il suo lavoro consiste nello stare a riva ad attendere che arrivino i barchini ed evitare che si ribaltino. Amnesty ha voluto accendere una luce su questa storia di criminalizzazione della solidarietà. È stato sette anni sotto processo e rischiava vent’anni di carcere. Mi è stato chiesto di intervistarlo per dare visibilità alla sua storia e sono stata ben lieta di farlo».
Cosa l’ha colpita di questa storia?
«Che si tratta di un ragazzo normale. Lui mi ha raccontato di avere studiato giurisprudenza e poi di avere fatto in Germania un corso di specializzazione in soccorso. “Perché non mettere a disposizione le mie competenze giuridiche e fisiche?”, si è chiesto. E così è partito alla volta dell’isola di Lesbo. Insomma, una persona normalissima che ha voluto dedicare una parte della sua vita alla solidarietà».
Il suo legame con Amnesty?
«È iniziato qualche anno fa. Francesca Corbo mi aveva contattata perché aveva visto o letto alcuni miei interviste da cui si evinceva una sensibilità vicina ai loro valori e così ha iniziato a coinvolgermi in alcuni progetti. Sono stata a Lampedusa per il decennale della strage del 2013 e lì ho fatto la mia prima intervista a una attivista accusata di essere una scafista. Di recente sono stata anche a Crotone per il processo sul naufragio di Cutro».
Come è stato trovarsi dietro la macchina da presa?
«Lì per lì non mi rendevo conto di quello che facevo a livello artistico. Il mio obiettivo era cercare di tirare fuori più elementi possibili e dialogare con lui per fare emergere le cose più importanti. L’aspetto creativo e artistico è emerso più nella fase di montaggio. È stato un momento che non avrei voluto finisse mai. È stato bellissimo inserire la musica dei Mokadelic nei singoli momenti della storia».
Può essere il preludio di un primo film da regista?
«Mi piacerebbe farlo, ma penso a un documentario. Ora come ora un film di finzione non lo sento come una esigenza, preferisco farlo da attrice. Invece, vorrei fare qualcosa più legato al sociale».
Che effetto le fa andare verso i 25 anni di carriera?
«Mi fa piacere, perché vorrei fare questo lavoro per tutta la vita. È una data bella, ma non la sento come un traguardo».
Il ruolo che ha amato di più?
«Se guardo le cose che ho fatto mi ci riconosco in tutte. Nel cinema sono grata e felice di avere fatto la trilogia di “Smetto quando voglio”, ormai un film iconico. Ma anche il mio primo film, “Fame chimica”, o anche “Viola di mare”, il mio primo ruolo importante».
E il ruolo che avrebbe voluto?
«Ci dovrei pensare. Ma in genere se vedo una collega che ha un bel ruolo penso solo che sia stata brava...».
Cosa ci sarà dopo l’estate?
«Teatro. Sto portando in giro uno spettacolo in cui leggo poesie di viaggio con la pianista Gloria Campaner. Un viaggio spirituale dedicato ai migranti: da Dante a Omero, da Stevenson a Dickinson».
In Sardegna sarà ospite di Andaras, festival del cinema di viaggio: cosa è per lei il viaggio?
«Contaminazione, scambio culturale, conoscenza, arricchimento. Anche dal punto di vista del cibo».
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