Un vero Freestyler non invecchia mai: i Bomfunk Mc’s tornano sul palco
La band finlandese autrice del successo mondiale, simbolo dell’elettronica e rap anni Novanta, nome di punta del ZuralPark a Marrubiu
Hanno fatto ballare un’intera generazione con Freestyler, una delle hit simbolo della fine degli anni Novanta e poi Duemila: milioni di copie vendute e un successo mondiale nato ben prima dell’era dei social. I finlandesi Bomfunk MC’s, guidati dal rapper Raymond “B.O.W.” Ebanks, dal produttore Jaakko “JS16” Salovaara e dal dj Ismo Lappalainen, tornato con la reunion del 2019, sono stati tra i pionieri della fusione tra hip hop, elettronica e breakbeat. Sabato 11 luglio saranno tra gli ospiti dello ZuralPark al Parco di Zuradili, a Marrubiu, ai piedi del Monte Arci, con un live che promette di far rivivere i grandi classici e presentare qualche novità.
Chi sono oggi i Bomfunk MC’s?
«Il nucleo è sempre lo stesso: io, B.O.W., come mc ovvero voce, e JS16, che produce tutta la musica. Dal vivo ci affianchiamo a Mr. B come hype Mc e, nei festival più grandi, anche a dj Gizmo e ai breaker».
Com’è cambiato il progetto in questi ventisette anni?
«In realtà non molto. Continuiamo a fare quello che amiamo: stare in studio e salire sul palco. La differenza è che oggi apprezziamo ancora di più la possibilità di farlo dopo tutto questo tempo. Non lo diamo per scontato».
State lavorando a nuova musica?
«Noi facciamo musica continuamente. Non sappiamo ancora se pubblicheremo nuovi dischi, ma durante i concerti inseriamo sempre qualche brano inedito per mantenere lo show fresco».
Che effetto vi fa vedere tanti giovani cantare Freestyler e cosa la rende ancora speciale?
«Vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di giusto. È una sensazione bellissima. La canzone continua a vivere anche grazie ai remix e a TikTok: per noi è un omaggio che ci riempie di orgoglio. Ogni volta che parte il brano vediamo il pubblico sorridere e cantare con noi. È una canzone che unisce generazioni diverse e continua a creare la stessa energia di sempre. Per un artista non c’è soddisfazione più grande».
Il pubblico è cambiato rispetto a venticinque anni fa?
«È difficile dirlo. Forse oggi c’è più consapevolezza delle radici di questo genere musicale, ma alla fine chi ama questa musica reagisce allo stesso modo. Se una canzone piace, piace».
Quanto conta ancora il live?
«Il concerto resta imbattibile. Lo smartphone non può restituire tutta l’esperienza. Ogni spettacolo è diverso, succede sempre qualcosa di imprevedibile ed è questo che rende ogni serata speciale. Il pubblico percepisce quando sei davvero presente».
Suonerete immersi nella natura del Monte Arci. Che effetto vi fa?
«Per noi il luogo conta fino a un certo punto: diamo sempre il massimo. Ma sappiamo che sarà una cornice spettacolare e questo renderà tutto ancora più speciale. Siete calorosi, il cibo è fantastico e i festival all’aperto ci piacciono tantissimo. Non vediamo l’ora di esserci». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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