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L’intervista

Barbara Serra al TEDx Sassari: «In questo mondo di informazioni dobbiamo fare luce sulla verità»

di Paolo Ardovino

	(foto Ivan Nuvoli)
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(foto Ivan Nuvoli)

La conduttrice di Sky News Uk, in passato volto di Al Jazeera, tra gli ospiti della serata per “Connessioni future”

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Sassari I riflettori puntati addosso, lo sfondo rosso tipico del format che gira il mondo, l’accento british. Sul palco del TEDx Sassari, ospitato al Padiglione Tavolara nel programma di “Connessioni future”, Barbara Serra ha raccontato quanto è difficile e quanto è «responsabilità di tutti» fare luce sul mondo. «Shine the light», dice la giornalista di origini sarde, volto più che celebre in Gran Bretagna. Prima dallo studio londinese di Al Jazeera english, ora dietro al bancone di Sky News Uk. Ieri sera era tra gli ospiti della serata dedicata ai grandi monologhi.

La sensazione è che oggi sia molto difficile riuscire a fare luce in un mondo così complicato, è d’accordo?

«Direi che ora abbiamo un accesso all’informazione che mi sarei sognata a inizio carriera o vent’anni fa ad Al Jazeera. Tantissima informazione, però è cambiata la struttura delle news nel passo da media tradizionali e siti web ai social media. Siamo passati da una lista di notizie che decide un caporedattore e una redazione sulla base delle storie più e meno importanti a un algoritmo che le sceglie per te».

Qual è la conseguenza più evidente?

«Si sta perdendo una verità comune. Mentre la redazione di un giornale o di un tg ha come missione quella di informare, l’algoritmo ha come missione tenerti attaccato al cellulare».

I professionisti dell’informazione come fanno a stare dietro al flusso?

«Il 2026 è il primo anno dove le persone si sono informate più sui social che dalle testate giornalistiche, questo è il dato globale. Credo non si possa tornare indietro, ma dobbiamo anche renderci conto che è questione di responsabilità e soldi».

In che senso?

«Abbiamo la responsabilità di dire la verità e di rappresentare le persone in maniera giusta».

E soldi.

«Molta informazione viene presa dai giornali, da chi si è occupato di una notizia, di chi ha fatto un’inchiesta. Quelle informazioni vengono prese e usate da influencer e intelligenza artificiale. Il modello di business di prima non è più attuabile».

Il suo lavoro è cambiato dalla scrivania di Al Jazeera a quella di Sky News Uk?

«Ogni network ha il suo pubblico specifico, quando vado in onda non sono mai la stessa persona, così come quando parlo a un pubblico italiano come in questa occasione. Sicuramente i social hanno indotto a cambiare lo stile: la gente ti deve sentire amica, avvertire che sei dalla sua parte».

L’Italia è sempre stata poco interessata ai fatti esteri, è così?

«Fino a cinque anni fa avrei detto di sì. Ora non ne sono così convinta. Gli eventi in Medio Oriente vengono seguiti assiduamente: non solo dai tg, è un argomento sentito tra le persone».

Sul palco del TEDx si è chiesta “chi fa luce sul mondo”.

«Lo spunto è che per coincidenza il 15 novembre del 2026 sarà il ventesimo anniversario del lancio di Al Jazeera in inglese. Ero nella squadra originaria. Oggi può sembrare la semplice nascita di un canale, al tempo era rivoluzionario».

Perché?

«Per la prima volta il gruppo d’informazione più grande del mondo arabo voleva spezzare il monopolio dei canali anglofoni. Il motto è “La voce di chi non ha voce”. Si trattava di dare voce a chi non veniva rappresentato nei media occidentali».

Cosa prova quando si muove da Londra, su un’isola, per venire nella sua isola?

«Di mezzo c’è Al Jazeera che vuol dire proprio isola».

Tre volte isolana.

«Sì! Mi piace essere venuta a Sassari, perché la mia famiglia è del sud (papà di Decimomannu, ndr) e ogni estate finisco per rimanere in quelle zone. Sono contenta di essere tornata e di averlo fatto fuori stagione».

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