La Nuova Sardegna

L’intervista

Isabel Russinova: «Quei tre giorni a Samassi con Madonna: avevo intuito che sarebbe diventata una star»

di Alessandro Pirina
Isabel Russinova: «Quei tre giorni a Samassi con Madonna: avevo intuito che sarebbe diventata una star»

L’attrice si racconta tra Discoring, cinema, teatro e la passione per la Sardegna: «La amo tutta, da Alghero a Oristano, a Ploaghe»

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In oltre quarant’anni di carriera ha attraversato un po’ tutte le arti e le discipline. Nel curriculum di Isabel Russinova ci sono la moda, la televisione, il cinema, il teatro, la scrittura, le illustrazioni. E, ancora oggi, l’attrice, nata a Sofia ma cresciuta a Trieste, è un vulcano di idee e di avventure professionali che la portano di continuo in giro per il mondo. E spesso anche in Sardegna: qualche settimana fa era a Oristano nei panni di Eleonora d’Arborea.

Isabel, cosa voleva fare da grande?

«Quando a 7-8 anni, a scuola, mi diedero proprio questo compito - cosa vuoi fare da grande - scrissi: l’archeologa e la detective. Anche se, in fondo, credo di avere sempre voluto fare l’attrice. D’altronde, queste due cose che mi piacevano - il viaggio e la scoperta - sono tipiche dell’attore. Studi le storie, i testi, approfondisci. In qualche modo ho fatto un po’ l’archeologa e un po’ la detective».

La prima volta su un palcoscenico?

«Le recite scolastiche da bambini, in cui a me, a Natale, toccava sempre il ruolo di Maria. Ma il mio primo vero palco è stato Sanremo. Quello è stato il mio vero debutto. La prima volta su un palcoscenico è stata abbastanza impattante».

Ai tempi era una modella.

«Studiavo e facevo la modella, ma anche la redattrice di moda. Non mi sono mai accontentata di una sola cosa: io ho sempre voluto conoscere, imparare. Mi sono sempre buttata».

Come passa dalle passerelle alla televisione?

«Le solite audizioni che si fanno. Cercavano delle conduttrici per “Discoring” e mi sono presentata. “Andiamo a vedere di cosa si tratta”, dissi tra me e me. Ed è andata bene».

Tre edizioni di “Discoring” con Anna Pettinelli ed Emanuela Falcetti.

«Sono legatissima a quel programma. Anche quest’anno la Rai ha riproposto un revival ed è stato bellissimo ri-raccontarlo. “Discoring” è come se fosse un archivio della musica di quel tempo, che è stata una delle epoche più significative per il pop mondiale».

Nel 1983, con “Discoring”, faceste tappa al Biggest di Samassi e tra gli ospiti c’era una giovanissima Madonna, alla sua prima volta in Italia. La ricorda?

«Come no? Mi ricordo benissimo. Anzi, ho un ricordo bellissimo di Madonna. Eravamo state tre giorni insieme: era venuta prima a Roma e poi in Sardegna. Fu molto carina, disponibile. La ricordo simpatica e gioiosa».

Ai tempi avrebbe mai immaginato che sarebbe diventata l’icona di un’epoca?

«In qualche modo sì. Era una outsider, si staccava dal resto del gruppo. Aveva grande personalità, talento. Possedeva quell’aura che esiste solo intorno alle persone che hanno qualcosa da raccontare, molto lontane dalla mediocrità».

Da “Discoring” lei e le sue due colleghe venite catapultate sul palco di Sanremo ’83 al fianco di Andrea Giordana. Che esperienza fu il festival?

«Fu uno choc. Come ho detto prima, era la prima volta di tutto. La cosa meno bella di Sanremo sono le tensioni che ci sono intorno. Lì è tutto elettrico, figurarsi per chi lo fa per la prima volta. Quando ti butti in acqua e non sai nuotare, o impari o affoghi. La mia vita è sempre stata così e continua a essere così».

In quegli anni debutta anche come cantante.

«Se mi coinvolgono, canto ancora, anche se non sono una cantante. Non è una strada che ho scelto e non mi sono preparata. Perché io sono sì molto curiosa, ma sono anche una secchiona. Studio tantissimo, cerco continuamente di imparare».

Dopo “Discoring” ci sono “Linea verde” e il weekend di Rai 2. Poi stop con la tv: perché?

«A me non interessava quel tipo di tv. “Discoring” era una cosa pop che ho navigato e a cui sono grata. Non era quella la mia cifra, io non sono quella. La tv ti appiattisce, fai sempre le stesse cose. Dopo Sanremo cosa altro avrei potuto fare? Ho scelto di dedicarmi al cinema».

Lavora con Banfi, Gigi e Andrea, Tomas Milian, Pozzetto, Montesano.

«Ho fatto un cinema importante, adatto a quella che ero allora. Ero una giovane attrice di poco più di vent’anni e facevo quello che dovevo fare. Ma posso dire di avere lavorato sempre con grandi registi: Dino Risi, Maurizio Ponzi, Bruno Corbucci. Anche all’estero. Poi ho deciso che dovevo fare anche la produttrice. E così continuo a fare, scegliendo, scrivendo e battendomi per realizzare le mie opere. Ora parto per girare un corto tratto da una mia storia: sono attrice, sceneggiatrice e regista. Da anni questa è la mia scelta: faccio cinema, teatro, letteratura, ma sempre interpretando personaggi che desidero io. Lo faccio per sostenere il cinema indipendente, che è diverso da quello di intrattenimento».

Qual è stato il momento della svolta della sua carriera?

«Non c’è stata una svolta. È un viaggio. Quando cammini e sei già stato in alcuni posti, prima di tornare indietro scegli di prendere una nuova strada per vederne degli altri. Per me è così».

Rimpianti?

«No, proprio perché sono scelte. E anche ponderate».

I suoi viaggi l’hanno spesso portata in Sardegna.

«Per la Sardegna sento un richiamo particolare: chissà, forse in qualche vita precedente ho vissuto lì. Della Sardegna mi piacciono la sua storia, il suo mistero, i suoi personaggi, la sua luce, il suo cielo. E poi mi affascina la Sardegna matriarcale».

Un luogo del cuore nell’isola?

«La amo tutta. Mi piace tanto Alghero con il suo mare e i suoi colori particolari. Ma amo passeggiare per le strade di Cagliari, mi piace quell’atmosfera un po’ rarefatta di Oristano, i centri dell’interno come Ploaghe. La Sardegna è talmente diversa, con picchi di bellezza e originalità, che è davvero difficile scegliere. Devi continuare a scoprirla».

Quali saranno le prossime tappe del suo viaggio?

«Sto girando un corto che dedico a tutti i sacerdoti che hanno sacrificato la vita per difendere la loro comunità alla fine della Seconda guerra mondiale. E poi sto portando in giro le pièce su Francesca Cabrini e su Giovanna di Savoia, ultima regina di Bulgaria, che ho presentato al festival di Plovdiv. Infine i miei spettacoli di repertorio sulla Duse e Eleonora d’Arborea, che ho portato da poco a Oristano».

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