Zuncheddu, 33 anni da innocente in carcere: «Zustissia» porta al cinema la sua odissea
A Cagliari la prima sarda del film di Francesco Piras. Il pastore di Burcei: «Ho passato metà della mia vita in carcere»
Sarà anche una coincidenza. Il Cinema Odissea di Cagliari ha accolto ieri la prima sarda di “Zustissia”, il film del regista Francesco Piras che racconta il più lungo errore giudiziario della storia italiana, la condanna all’ergastolo del pastore di Burcei Beniamino Zuncheddu per un triplice omicidio commesso nel ’91 nelle montagne di Sinnai. Ci sono voluti 33 anni di carcere e la tenacia dell’avvocato Mauro Trogu: revisione del processo e assoluzione. Trentatrè anni, un’odissea appunto.
Ieri mattina gran parte del cast (non c’era Geppi Cucciari che interpreta Irene Testa, la garante dei diritti dei detenuti che, attraverso il Partito Radicale, aveva portato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica), presenti Beniamino Zuncheddu e l’avvocato Trogu, si è offerto al racconto di «una missione etica e artistica, un risarcimento a Beniamino, che è stato stoico: gli hanno tolto tutto ma non la sua integrità», ha spiegato Francesco Piras. Beniamino Zuncheddu, che «si è preso la libertà di scegliere e di essere se stesso. Anche nella sofferenza». Beniamino Zuncheddu oggi ha 62 anni «Ho passato metà della mia vita in carcere», dice. Lo sguardo è quello dell’uomo mite che il film restituisce; Fabrizio Ferracane-Beniamino, straordinario interprete e alter ego anche fisico del pastore di Burcei, all’avvocato Trogu (Michele Riondino) che gli dice «Lei si dichiara innocente», risponde «Io sono innocente». Dal film, dice Riondino, a «Tante riflessioni: un errore giudiziario non nasce da solo. Le prime indagini portavano in altre direzioni, quel percorso si è interrotto. Ci sono tante vittime: Beniamino, la sua famiglia, gli uccisi, il testimone. E se c’è un innocente in carcere, c’è anche un colpevole libero». Immersione totale nella storia.
«Mauro (l’avvocato Trogu ndr) mi ha dato accesso a tutte le carte». Poche parole, tra Fabrizio Ferracane e Zuncheddu. «Conoscevo la storia, ma prima del film l’ho incontrato solo una volta. Non gli ho fatto grandi domande. È stato un capirsi tra sguardi, mimica, silenzi. Quella sua postura», dice Ferracane. Per il quale la storia di Beniamino Zuncheddu è stata «un appuntamento mancato con la sua vita che si concretizza quando arriva l’avvocato Trogu e si sente finalmente creduto». Zuncheddu rimane incastrato in quella zona grigia che ha avvolto la Sardegna dei sequestri. Ha dalla sua due punti saldi: la consapevolezza «io sono innocente», e la sua famiglia: la sorella Augusta (da giovane interpretata da Nina Viola Dessì e da Laura Mura da adulta), il cognato Piero Pisu (Giuseppe Ungari). Il suo paese. Questo film è un impegno sociale, «quando l’ho incontrato l’ho bombardato di domande», ammette Jacopo Cullin, che interpreta Simone Montaldo, il criminologo che aiuta Trogu nella ricostruzione della verità dei fatti. «Questo film è un impegno sociale. Comunque lascia una sensazione di speranza che Beniamino non ha mai perso», dice Cullin. «In aeroporto, un giorno, gli ho detto: Beniamino, ma quanto è bella la vita? “Bellissima”».
L’avvocato Trogu ricorda il primo approccio: «Dovevo occuparmi di lui per fargli avere dei benefici». Poi la folgorazione: «La lettura della sentenza e il sopralluogo: lì ho capito che Beniamino era innocente». Questa battaglia «ha restituito un senso alle cose che in questa professione spesso non ne hanno». Nessuna polemica con i suoi predecessori nella difesa: «Hanno lavorato al meglio con gli strumenti che avevano». La battaglia non è finita. Manca il risarcimento per questi 33 anni di carcere. Sono state raccolte 50mila firme a sostegno della proposta di legge per far avere una provvisionale alle vittime di una giustizia ingiusta, depositata alle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. Questo film racconta che giustizia e legge possono coincidere. Nel cast, tra gli altri, anche Francesco Colella e Philippine Leroy-Beaulieu. Ma come ha fatto Zuncheddu a trascorrere 33 anni in carcere da innocente? «Un giorno alla volta», sintesi perfetta di un uomo che non ha perso se stesso e la speranza. Nonostante tutto.
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