La Nuova Sardegna

Cagliari

La denuncia del sindacato

La centrale a biomasse verso la crisi, a rischio 400 posti di lavoro

La centrale a biomasse verso la crisi, a rischio 400 posti di lavoro

La Sardinia BIo Energy messa in ginocchio dai costi minimi garantiti per l’energia imposti dal governo

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Serramanna «I costi minimi garantiti per l’energia imposti dal Governo mettono in ginocchio la “Sardinia Bio Energy” di Serramanna che rischia di chiudere e di vedere cancellati centinaia di buste paga, impianti e lavoro». Lo sostiene la Uil regionale che allarga il campo e inserisce nel rischio l’intera filiera regionale delle biomasse. 

«In Sardegna il pericolo riguarda un’infrastruttura produttiva unica nel panorama regionale che potrebbe subire l’applicazione della  misura governativa – ricorda il sindacato -, come appunto la centrale a biomasse di Serramanna (Sardinia Bio Energy), alimentata da fonti rinnovabili, con potenza elettrica nominale 13,3 Mw e potenza termica 49,5 Mw, capace di produrre circa 100.000 Mwh elettrici/anno, energia sufficiente a coprire il fabbisogno di oltre 30mila famiglie».

Attorno alla Sardinia Bio Energy ruota un indotto che coinvolge quasi 400 persone tra attività dirette e fornitura di biomasse agricole e di manutenzione forestale. «Centinaia di buste paga a rischio – ribadisce il sindacato -. La politica continua a inseguire il caro-energia con bonus e interventi temporanei,  ma intanto si crea instabilità proprio dove servono programmazione e continuità. Per la filiera delle biomasse i prezzi minimi garantiti non sono un privilegio: sono la condizione che rende sostenibili impianti, occupazione e investimenti. Se quella rete di sicurezza viene indebolita, il conto lo pagano i lavoratori. E lo pagherà anche la Sardegna».

Per la Uilm Sardegna le biomasse solide uniscono fattori di fondamentale importanza «energia programmabile, lavoro stabile e tutela del territorio». Un appello è stato lanciato dal sindacato a tutti i politici «affinché intervengano per far correggere il decreto bollette prima che metta a rischio il futuro di centinaia di lavoratori». (l.on)

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