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Cagliari

L’inchiesta

Omicidio di Cinzia Pinna, chiuse le indagini. Emanuele Ragnedda sotto accusa: «Sulla donna sevizie e crudeltà»

di Tiziana Simula
Omicidio di Cinzia Pinna, chiuse le indagini. Emanuele Ragnedda sotto accusa: «Sulla donna sevizie e crudeltà»

La 33enne di Castelsardo uccisa a colpi di pistola dall'imprenditore di Arzachena. La Procura: ha agito da solo sfogando la sua rabbia sulla vittima

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Palau La Procura di Tempio ha chiuso le indagini sull'omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa a colpi di pistola dall'imprenditore di Arzachena Emanuele Ragnedda, reo confesso del delitto. Il pubblico ministero Noemi Mancini lo accusa di omicidio volontario aggravato da motivi abietti e dall'aver adoperato sevizie e crudeltà alla persona, approfittando delle sue condizioni di inferiorità psicofisica dovuta all'assunzione di alcol e droga. Ragnedda ha sempre sostenuto di essersi difeso, di aver reagito a un'aggressione della ragazza che gli aveva puntato un coltello ferendo lo alla bocca.

Ma per la Procura l'aggressione di cui parla Ragnedda non è avvenuta è stata un mero pretesto per sfogare la sua violenza e volontà di sopraffazione nei confronti della vittima, uccisa con tre colpi di pistola nel viso mentre era seduta sul divano e, quindi, in posizione inoffensiva. Nella notte tra l'11 e il 12 settembre 2025, nella tenuta di Conca Entosa, teatro dell'omicidio, Ragnedda ha fatto tutto da solo, nessuno lo ha aiutato a ripulire la casa dal sangue di Cinzia Pinna, a far sparire alcuni oggetti personale e a nascondere il suo cadavere, portato nel punto più lontano della tenuta e ricoperto di vegetazione e rovi, dove era stato trovato dagli inquirenti dodici giorni dopo, su indicazione dello stesso Ragnedda. Il pubblico ministero ha stralciato la posizione di Luca Franciosi, accusato di favoreggiamento, e che era stato inizialmente indicato dall'imprenditore come colui che lo aveva aiutato a disfarsi del corpo della vittima. La Procura accusa Ragnedda di calunnia nei confronti di Franciosi, la cui posizione è stata stralciata per essere archiviata. Era stata stralciata  per essere archiviata anche  la posizione di Rosa Maria Elvo, ex fidanzata di Ragnedda, anche lei accusata di favoreggiamento. I difensori dell’imprenditore, gli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, si dicono sconcertati sul contenuto del capo d’accusa per quanto riguarda la legittimità difesa che loro hanno sempre sostenuto. 

La posizione della difesa

«Accogliamo positivamente la conclusione delle indagini perché questo significa avvicinarsi al processo reale dopo mesi di processo mediatico. A commento dell’incolpazione provvisoria, possiamo manifestare lo sconcerto per la trasformazione finanche di un’allegazione di legittima difesa nell’aggravante del motivo futile, laddove l’intero complesso dell’accusa non riesce ad individuare una sola valida ragione per spegnere la vita della giovane donna alternativa alla necessità per il Ragnedda di difendersi da un’aggressione armata. Dopo otto mesi di silenzio, motivati dal rispetto delle persone offese e del lavoro degli inquirenti, è venuto il momento di affermare a chiare lettere che Emanuele Ragnedda non è il mostro che viene dipinto dalle indagini e confidiamo che lo sviluppo processuale della vicenda, sulla base degli ottimi elementi di cui la difesa dispone, saprà dimostrarlo». Questa la dichiarazione dei legali Gabriele Satta e Luca Carlo Montella

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