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Cagliari

L’inchiesta

Cyberbullismo e atti persecutori contro anziani e disabili: indagati e perquisiti cinque minorenni – Ecco che cosa sappiamo

Cyberbullismo e atti persecutori contro anziani e disabili: indagati e perquisiti cinque minorenni – Ecco che cosa sappiamo

I ragazzini agivano a bordo di biciclette o monopattini elettrici, riprendevano i loro pedinamenti, minacce e insulti e li postavano sui social

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Cagliari I carabinieri della Compagnia di Cagliari questa mattina 19 giugno hanno dato esecuzione a cinque decreti di perquisizione domiciliare nei confronti di altrettanti ragazzi minorenni, di età compresa tra i 14 e i 16 anni. Contestualmente, i militari hanno proceduto alla notifica delle informazioni di garanzia e sul diritto di difesa nei confronti dei giovanissimi, ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso tra loro, del reato di atti persecutori.

L’attività odierna giunge al termine di una complessa e articolata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e condotta dai carabinieri della Stazione di Assemini. Gli accertamenti hanno permesso di fare piena luce sull'operatività di una banda di adolescenti che, da circa un anno, avrebbe vessato sistematicamente persone in condizioni di particolare fragilità o vulnerabilità, tra cui anziani e invalidi, attraverso ripetuti episodi di cyberbullismo.  

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il nucleo stabile del gruppo sarebbe stato rappresentato proprio dai cinque destinatari dei provvedimenti odierni, ai quali si sarebbero uniti di volta in volta diversi altri coetanei. I giovani, muovendosi prevalentemente a bordo di biciclette o monopattini elettrici, avrebbero posto in essere condotte vessatorie volte a schernire e umiliare pubblicamente le vittime. Le aggressioni, reiterate talvolta con cadenza quotidiana, sarebbero consistite in pedinamenti accompagnati da insulti e minacce, atti di vandalismo — come calci e colpi contro i portoncini d'ingresso delle abitazioni — e lanci di oggetti, tra cui sassi, bottiglie e rifiuti.  Le azioni venivano regolarmente documentate con videoriprese effettuate con i telefoni cellulari e successivamente diffuse sulle principali piattaforme social, in particolare TikTok e Instagram. Il grave e concordante quadro probatorio è stato consolidato dai carabinieri attraverso metodiche attività d'indagine e il costante monitoraggio dei profili social utilizzati per la divulgazione dei contenuti illeciti. (l. on)

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