L’équipe del chirurgo dei centenari fa volare alto l’ospedale di Lanusei
Il dottor Gian Pietro Gusai: «Operare ultranovantenni nella Blue zone è ormai una pratica consolidata»
Inviato a Lanusei Classe di ferro 1922, zio Antonio ha un sorriso grande così appena esce dall’ospedale e ritrova il cielo azzurro d’Ogliastra. «Pedde mala no nde morit!» ride, davanti alla nipote che spinge la carrozzina per riportarlo a casa. I “duri” come lui, e come tutti i “coriacei” dei dintorni, non muoiono mai. Questione di genetica, anche l’autoironia. La visita di controllo è andata bene: l’intervento all’intestino di un mese fa è stato un successo. «Non ero mai entrato in un ospedale» racconta l’arzillo nonnino. Gli è toccato entrarci d’urgenza, a 103 anni compiuti. Arrivato al Pronto soccorso, è finito subito in sala operatoria, preso in carico dal dottor Gian Pietro Gusai, il “chirurgo dei centenari”. «Beh, normale... – taglia corto lui, il medico –. Qui siamo nel cuore della Blue zone sarda» dice a fine turno, mentre sale in auto, nei parcheggi del “Nostra Signora della Mercede”.
È lui il direttore della Chirurgia generale che in pochissimo tempo ha cambiato le sorti del presidio sanitario di Lanusei. Classe 1966, nato e cresciuto a Siniscola, laurea a Sassari, globetrotter del bisturi, Gusai è noto per le sue abilità nel trattare pazienti particolarmente fragili. C’è chi è disposto a inseguirlo ovunque vada, pur di farsi visitare e operare da lui. Pioniere in Europa della chirurgia robotica, con un ricco curriculum di tappe formative e professionali che lo hanno portato a Grosseto come a Dorset, in Gran Bretagna, a Madrid come ad Amburgo, in Francia e negli Usa, Illinois e Texas, Gian Pietro Gusai è arrivato in Ogliastra nell’estate del 2020. Tra il 2022 e il 2024, il “suo” reparto ha registrato un afflusso di oltre 800 pazienti provenienti da tutta l’isola.
Decisivo il fattore umano. Determinante lo staff multietnico che affianca il primario: le dottoresse Claudia Burchi e Simona Aresu, i dottori cubani Karel Andalia Perez e Viguera Hever, il dottore argentino Martin Barruacco. Di recente si è unito al team anche il dottor Massimiliano Tuveri. Medici, infermieri, Oss e tutti i collaboratori sono la carta vincente del reparto che tratta, con grandi risultati, interventi davvero complessi, compresi quelli sempre più numerosi su ultraottantenni e novantenni.
Zio Antonio è un record, dall’alto dei suoi quasi 104 anni. Anche zia Sebastiana qualche giorno fa è passata in sala operatoria: la signora ha “soltanto” 98 anni. Anche lei è stata sottoposta a un intervento di chirurgia mininvasiva. «Non c’è nulla di strano, è il nostro lavoro» schiva il dottor Gusai, abituato a incidere tiroide o colon-retto laddove necessario. Forte di una lunga esperienza al “San Francesco” di Nuoro, con un passaggio al “Brotzu” di Cagliari, sotto la sua guida l’offerta sanitaria della Asl ogliastrina è cresciuta includendo anche la chirurgia del pancreas. «Merito del lavoro instancabile che l’équipe porta avanti» ribatte lui, senza scomporsi. Eppure, potrebbe anche sventolare i dati statistici che lo premiano su tutti i fronti. La Blue zone lo ringrazia ogni giorno.
La gestione chirurgica dei “grandi anziani” non è semplice, né scontata, anche se da queste parti trattare ultranovantenni non è più un’eccezione ma una pratica consolidata, che va dalle urgenze addominali (come l’appendicite di zia Sebastiana) alla chirurgia oncologica complessa. «A dire il vero – si lascia andare il medico di Siniscola – gestiamo anche i traumi. La nostra struttura affronta quotidianamente problematiche traumatologiche, inclusi interventi che richiedono il posizionamento di drenaggi toracici, toracentesi, medicazioni complesse... ». La resilienza dovuta alla longevità superiore alla media nazionale è evidente. Spesso si tratta di uomini e donne che tollerano procedure invasive con una stabilità emodinamica sorprendente, confermando l’eccezionalità biologica dell’Ogliastra.
«Questi centenari – racconta il “loro” chirurgo – diventano spesso “maestri di vita” anche in corsia». La forza psicologica dei nonnini e delle nonnine, la loro tempra morale e il supporto che offrono ai pazienti più giovani creano “un ambiente di umanizzazione delle cure” che è diventato il marchio di fabbrica dell’équipe di Gusai. Non a caso tra il 2020 e il 2025 la chirurgia di Lanusei ha registrato oltre 1.400 ingressi da tutta la Sardegna per avere risposte che altrove non hanno. È l’altra faccia della Blue zone, un concentrato di pazienti con un’età anagrafica elevata, ma un’età biologica sorprendentemente giovane.
