La Nuova Sardegna

Nuoro

L’intervista

Crisi di maggioranza, il segretario del Pd, Giovanni Mossa: «Il sindaco Fenu tracci la rotta»

di Alessandro Mele

	Il segretario cittadino del Pd, Giovanni Mossa
Il segretario cittadino del Pd, Giovanni Mossa

Il capogruppo Dem nel consiglio comunale di Nuoro: «Ci eravamo dati delle regole, ora è il momento di ristabilire la verità»

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Nuoro «Il Pd non è un partito di pescecani». Lo ribadisce spesso Giovanni Mossa, segretario cittadino e capogruppo in consiglio comunale del Partito democratico, interpellato da La Nuova Sardegna per analizzare la crisi politica in corso nella maggioranza del Campo largo al governo da nove mesi. Proprio il Pd, considerato il passaggio improvviso di Irene Melis a Sinistra futura, ha recentemente perso la maggioranza relativa in consiglio comunale. Uno spostamento che potrebbe spingere gli altri partiti della coalizione a chiedere cambi nell’assetto dell’esecutivo.

Mossa, la crisi in Comune è cominciata oppure no?

«La crisi di maggioranza per il Pd allo stato attuale non c’è e non può esserci. Lo abbiamo ribadito più volte: il nostro partito vuole continuare a essere garante e custode della stabilità dell’attuale assetto politico».

Lei parla di stabilità ma di fatto ci sono stati alcuni scossoni che riguardano proprio il vostro partito.

«Infatti la crisi non c’è oggi. Per evitarla anche domani chiediamo solo il rispetto degli accordi presi prima dell’inizio del mandato. Le trattative non possono essere riaperte. Ci eravamo dati tutti delle regole precise».

Per esempio?

«Una delle regole principali era quella che a ogni gruppo politico presente in Consiglio corrispondesse un assessore di riferimento. In nome di questo, non può esistere che la maggioranza accetti il sostegno di un partito dall’esterno. Ci deve essere un rapporto biunivoco tra gruppo consiliare e assessore».

Lei si riferisce chiaramente alla questione Sinistra futura. Angelo Coda è stato delegittimato a rappresentare il partito in aula pur essendo titolare, per elezione, del gruppo consiliare. Domenico Cabula, invece, è ancora in sella al suo assessorato all’Istruzione.

«Lo ripeto: a ogni gruppo consiliare deve corrispondere un assessorato. Ci eravamo dati delle regole. Regole che hanno imposto dei sacrifici gravi ai partiti maggioritari della coalizione (Pd e Movimento 5 stelle, ndr) che hanno dovuto rinunciare a quanto gli spettava dopo l’esito elettorale in termini di incarichi, in favore di uno spazio da concedere ai partiti più piccoli del Campo largo».

Tagliamo la testa al toro. Il Pd chiederà al sindaco la revoca della delega a Domenico Cabula?

«Noi non possiamo chiedere la revoca di Domenico Cabula. Può farlo solo chi è stato eletto a rappresentare quel simbolo in aula. Quel che è certo è che per noi Angelo Coda dovrà restare capogruppo e presidente di commissione. Dire il contrario significherebbe destabilizzare la maggioranza».

E i partiti? Sinistra futura ha già fatto sapere al sindaco Fenu di avere dei nuovi rappresentanti. Quindi in realtà c’è una fase di stallo o, se preferisce, un vuoto regolamentare.

«Infatti prima o poi sarà il sindaco a essere chiamato a prendere una decisione. Magari deciderà di scontentare proprio noi...».

Anche Irene Melis ha già comunicato di essere la rappresentante di Sinistra futura all’interno del gruppo misto. Cosa ne pensa?

«Per noi il gruppo misto non fa parte della maggioranza. Ma se il sindaco ha bisogno del sostegno di Irene Melis per una migliore tenuta della coalizione, questo, per senso di responsabilità, potremmo anche capirlo».

Mi sta dicendo che continuerete a sostenere in aula le proposte di Irene Melis?

«No, questo non credo che sia possibile».

Adesso avete un consigliere comunale in meno. Fuori dal palazzo civico alcuni partiti cominciano a pensare che non vi spetti più la casella del vicesindaco. Come risponde?

«Questo sì che sarebbe lesivo per la tenuta della maggioranza. Il momento è delicato: siamo a ridosso dell’approvazione di un bilancio che getta concretamente le basi per il futuro della città. Aspetto che la questione venga sollevata nelle sedi opportune, ma se le regole sono saltate, noi chiederemo quello che ci spetta secondo esito elettorale. Lo ripeto, è un momento delicato, io stesso ho già chiesto al sindaco di convocare le segreterie per parlare della crisi solo dopo l’approvazione del previsionale del prossimo 27 marzo».

I 5 Stelle ora hanno l’egemonia dell’aula. E se fossero proprio loro a rivendicare il ruolo di vicesindaco?

«Continuo a pensare che quella con loro sia comunque un’egemonia alla pari. A prescindere dai numeri c’è un equilibrio e un rispetto reciproco dato da accordi condivisi. Ma se fossero loro a chiedere che gli venga assegnato il ruolo di vicesindaco, allora vorrà dire che si rimetterà davvero tutto sul tavolo delle trattative. Comprese le nomine nelle società partecipate e non solo. Direi che non conviene a nessuno».

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